Sarebbe questo l’obiettivo del Governo da conseguire tramite il Decreto Destinazione Italia

Davvero possibile ridurre le bollette alle imprese di 850 milioni di euro all’anno? Puzza di inghippo

[18 dicembre 2013]

Tra le molte misure previste dal Decreto Legge “Destinazione Italia” vi è anche la riduzione delle bollette elettriche alle imprese. Sul sito del governo si parla di “disposizioni per la riduzione di costi gravanti sulle tariffe elettriche con l’introduzione di un sistema incentivante opzionale offerto ai produttori di energia elettrica rinnovabile, per gli indirizzi strategici dell’energia geotermica ed in materia di certificazione energetica degli edifici e di condomini. Il risparmio è quantificato in circa 850 milioni di euro.” Nella conferenza stampa di presentazione il ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato ha specificato che, degli 850 milioni, 700 saranno ottenuti grazie alla possibilità di spalmare nel tempo gli incentivi anche per il fotovoltaico, attraverso il loro prolungamento volontario per sette anni e un conseguente abbassamento dell’ammontare annuo dell’incentivo. Quindi molto di più di quanto previsto inizialmente dal Governo, grazie al fatto che la possibilità di rimodulare gli incentivi riguarderà anche il fotovoltaico e non solo le altre fonti rinnovabili elettriche. Altri 150 milioni deriverebbero poi dalle modifiche al meccanismo di “ritiro dedicato” cioè la quota di energia ritirata dal Gestore dei Servizi Energetici, attraverso l’abolizione delle tariffe minime per gli impianti che godono già di altri incentivi. Sempre in ambito elettrico, il Decreto prevederà altre misure minori, come la modifica alla tariffa bioraria, che non dovrebbero portare risparmi significativi.

Attualmente il costo in bolletta degli incentivi sulle energie rinnovabili elettriche ammonta a circa 11,2 miliardi di euro annui, di cui 6,7 relativi al Conto energia per il fotovoltaico e 4,5 miliardi per le altre rinnovabili elettriche (2,6 per i Certificati Verdi, 1,3 per la Tariffa Omnicomprensiva, 0,2 per il CIP6, 0,4 per i Registri e le Aste).

Quindi, una riduzione di 700 milioni sul costo annuo degli incentivi equivarrebbe, più o meno, ad una abbassamento delle bollette del 6,3% (si sale al 7,6% se si considera anche la modifica del Ritiro dedicato). Abbastanza, ma non certo una rivoluzione e sempre ammesso che si conseguano gli obiettivi previsti. Infatti, trattandosi di un meccanismo volontario risulta difficile prevedere le adesioni future. Ma è proprio volontario il meccanismo proposto dal Governo? Oppure c’è l’inghippo?

Il Decreto prevede che, per gli impianti che non accettino il sistema volontario di riduzione-allungamento degli incentivi,  si perde il diritto ad accedere ad ulteriori incentivi a carico dei prezzi o delle tariffe dell’energia elettrica (incluso il ritiro dedicato e lo scambio sul posto), per un periodo di dieci anni decorrenti dal termine del periodo di diritto al regime incentivante, se si realizzano interventi di qualunque tipo sullo stesso sito. Tradotto: se non accetti il sistema volontario allora non puoi più intervenire sull’impianto, pena la perdita di ogni meccanismo di incentivazione futuro. Una condizione ricattatoria che ha fatto infuriare il Coordinamento Free (Fonti rinnovabili ed efficienza energetica) e ANEV (Associazione nazionale energia del vento).

«Non c’è giorno in cui non si attacchino le fonti rinnovabili, cambiando le regole mentre la partita è in gioco. Il Governo dice di ridurre il costo delle bollette, ma di fatto mette il cappio alle imprese che hanno investito nelle rinnovabili. Di fatto le aziende del settore sono di fronte ad un ricatto: se vogliono innovare gli impianti nel tempo devono per forza aderire al piano di allungamento degli incentivi nel tempo. Abbiamo presentato le nostre proposte di riduzione degli oneri in bolletta, senza penalizzare le rinnovabili, sia nel corso di audizioni in Parlamento, sia al ministro Zanonato, che avevamo invitato al nostro incontro su questo e altri temi con il mondo politico, imprenditoriale e sociale, ma né allora, né successivamente abbiamo avuto ascolto», è il commento di G.B. Zorzoli, portavoce del Coordinamento Free, che raccoglie 35 associazioni del settore rinnovabili ed efficienza energetica.

Simone Togni, Presidente di ANEV sul punto è categorico: «Con sorpresa abbiamo appreso che nel decreto sviluppo “Destinazione Italia”, recentemente approvato in Consiglio dei Ministri, è stato inserito un provvedimento che, con l’idea di ridurre la tariffa elettrica, introduce un meccanismo “spalma incentivi” che determina una condizione fortemente penalizzante per gli operatori del settore eolico. Nonostante si parli di adesione volontaria alla riduzione dell’incentivo a fronte di un allungamento temporale dello stesso di sette anni, di fatto la previsione di non poter effettuare interventi per dieci anni per chi non dovesse aderire alla riduzione dell’incentivo, ne determina in effetti un obbligo poiché pregiudica l’attività degli operatori che decidono di non aderire. Si tratta dell’ennesimo ricatto per gli operatori eolici, già fortemente penalizzati dalle recenti tasse introdotte, Imu, Robin Tax, oltre che colpiti dai tagli retroattivi degli incentivi e dai farraginosi e penalizzanti meccanismi delle aste e dei registri che non stanno funzionando come previsto. Tale provvedimento rappresenta, se non modificato, un colpo all’industria italiana dell’eolico che fino ad oggi ha portato crescita e occupazione al Paese e che ha tutti i margini per portare ancora benefici all’economia italiana».