Ddl bilancio 2018: esenzione Imu per rigassificatori e piattaforme petrolifere

Legambiente: «Ennesimo regalo alla lobby delle fossili. Si fermi questo emendamento e si dia continuità alla Sen, puntando su efficienza energetica e rinnovabili»

[29 novembre 2017]

Il Senato ha approvato la parziale esenzione dall’Imu per rigassificatori e piattaforme offshore proposta dall’emendamento al ddl Bilancio 63.4 (testo 3), firmato dal senatore Giorgio Santini, capogruppo PD in commissione Bilancio al Senato e Il vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini,   denuncia che «L’emendamento al ddl Bilancio 2018 approvato nella notte, e che prevede l’esenzione dell’Imu per rigassificatori e piattaforme petrolifere, rappresenta l’ennesimo regalo alle compagnie petrolifere, a partire da Eni e Edison, e a chi punta su petrolio o fonti inquinanti.  Un regalo che si somma ai vantaggi fiscali di cui già beneficiano piattaforme di petrolio e gas e i sussidi diretti e indiretti alle fonti fossili, stimati dallo stesso ministero dell’Ambiente in oltre 11 miliardi all’anno. Si tratta di esoneri dall’accisa, sconti, finanziamenti per opere ecc, che le lobby del petrolio già prendono e che sono stati confermati anche nella legge di stabilità.  Tutto ciò  è davvero assurdo. Per questo chiediamo al Presidente del consiglio Paolo Gentiloni e alministro dello sviluppo economico Carlo Calenda di fermare questo emendamento e di dare continuità a quanto previsto dalla Sen, puntando su innovazione energetica e incentivando il settore delle rinnovabili che rappresenta la giusta strada da percorrere anche per salvare il clima».

Come informano da Adriatic Lng, l’emendamento «con riferimento ai manufatti ubicati nel mare territoriale destinati all’esercizio dell’attività di rigassificazione del gas naturale liquefatto (dotati di autonomia funzionale e reddituale che non dipende dallo sfruttamento del sottofondo marino), dispone che rientri nella nozione di fabbricato assoggettabile ad imposizione la sola porzione del manufatto destinato a uso abitativo e di servizi civili». Non tutto il resto: da qui la parziale esenzione di cui sopra.

E questo nonostante già oggi, come ricorda Legambiente, «in Italia per estrarre petrolio e gas le aziende pagano solo il 10% di royalties per le trivellazioni su terra ferma e il 7% per quelle marine. Royalties troppo basse che le imprese pagano alle Regioni, se paragonate con quelle di altri Paesi europei, e che oltretutto possono dedurre dalle tasse che pagano allo Stato. Per questo Legambiente, tra le sue proposte per una finanziaria green, ha chiesto che a partire dal 1° gennaio 2018 le royalties per le estrazioni di petrolio e gas siano pari al 20%, sia a terra che in mare, e che siano abrogate le esenzioni sotto soglia. A partire dalla stessa data sia, inoltre, cancellata per le imprese la deducibilità delle royalties versate alle Regioni».

Zanchini conclude: «Se vogliamo fermare i cambiamenti climatici è fondamentale cancellare tutti i sussidi, diretti e indiretti, alle fonti fossili, accelerare il processo di decarbonizzazione delle economie e spostare le risorse verso l’innovazione ambientale e l’efficienza energetica con vantaggi per i cittadini, le imprese oltre che per l’ambiente».