Dimezzate le zone marine per la ricerca e produzione di idrocarburi

[4 settembre 2013]

È stato messo in pratica quanto indicato dalla Strategia energetica nazionale e dalle ultime norme di legge approvate dal Parlamento: il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato ha infatti firmato il decreto di riordino delle zone marine aperte alla ricerca e coltivazione di idrocarburi.

«Con questo provvedimento sosteniamo lo sviluppo delle risorse nazionali strategiche, concentrando le attività di ricerca e sviluppo di idrocarburi in poche aree marine a maggior potenziale e minor sensibilità ambientale», ha sottolineato il Zanonato. «Il decreto prevede l’impiego dei più elevati standard di sicurezza e di tecnologie di avanguardia nelle quali le aziende italiane detengono una posizione di leadership internazionale».

Il decreto determina un quasi dimezzamento delle aree complessivamente aperte alle attività offshore, che passano da 255 a 139 mila chilometri quadrati, spostando le nuove attività verso aree lontane dalle coste e comunque già interessate da ricerche di Paesi confinanti, nel rispetto dei vincoli ambientali e di sicurezza italiani ed europei.

In particolare, il decreto determina la chiusura a nuove attività delle aree tirreniche e di quelle entro le 12 miglia da tutte le coste e le aree protette, con la contestuale residua apertura di un’area marina nel mare delle Baleari, contigua ad aree di ricerca spagnole e francesi.

Si tratta di un passo importante verso la graduale sostituzione delle fonti fossili per la produzione energetica e che tutela le peculiarità ambientali ed economiche (pesca e turismo) del nostro Paese.