Cooperazione sostenibile. Direttive biocarburanti dell’Ue: patteggiamenti letali dell’11 settembre?

[1 ottobre 2013]

Lo scorso 11 settembre, il Parlamento europeo ha votato una proposta di modifica delle direttive che regolano la produzione di biocarburanti in Europa avanzata dalla Commissione (Fuel Qualitive Directive e la Renewable Quality Directive).

Il piano energetico dell’Ue prevede di rimpiazzare entro il 2020 il 10% dell’energia prodotta da combustibili fossili (carbone, petrolio, ecc) con fonti rinnovabili, fra cui i biocombustibili, ricavati in larga parte da prodotti agricoli, come colza, mais, palma da olio. Tuttavia è stato dimostrato che la produzione estensiva di palma da olio impone una deforestazione massiccia e ha pertanto un impatto ambientale drammatico. Se non fossero modificati, gli incentivi alla produzione di biocombustibili dell’UE saranno responsabili, entro 2020, dell’emissione di 500 mln di tonnellate di  CO2 nell’atmosfera equivalenti a 20 mln di auto in più in circolazione in Europa.

L’espansione delle coltivazioni di palma da olio nella sola isola del Borneo produrrà emissioni equivalenti a quelle annuali globali del Canada. In altre parole, in termini di impatto ambientale complessivo il biodiesel risulta molto più inquinante del diesel tradizionale. Inoltre, l’uso di colture alimentari per la produzione di biocarburanti ha gravemente contribuito all’impennata dei prezzi dei generi alimentari degli ultimi anni. Destinando le produzioni agricole a  riempire i serbatoi delle auto invece che diventare cibo per milioni di persone, sono state palesemente contraddette le disposizioni obbligatorie relative alla Coerenza delle Politiche con gli Obiettivi di Sviluppo, contenute nel Trattato di Lisbona.

In ultimo, gli incentivi alla produzione di biocombustibili hanno alimentato la spirale drammatica del land-grabbing: in alcuni Paesi, le terre alienate ai produttori locali (spesso con metodi brutali, intimidazioni, violenze e abusi di diritti umani) e svendute sottocosto a multinazionali straniere per la produzione di biocarburanti, sono dieci volte di più di quelle svendute per produrre cibo. Si noti inoltre che la coltivazione di biocarburanti consuma fino a sette volte più acqua della coltivazione di cibo.

La politica energetica “pulita” dell’Ue, contraddittoria e pericolosa per milioni di esseri umani, costa al contribuente europeo 6 miliardi di euro all’anno, equivalenti al costo dell’assunzione di 200.000 nuovi insegnanti. Tali fondi hanno creato un mercato  surrettizio che sopravvive unicamente di sussidi pubblici, nel quale molte imprese europee, e moltissime italiane, hanno visto un occasione unica di profitti in tempo di crisi.

La proposta della Commissione, che ambiva a limitare la produzione di energia da biocombustibili al 5% della produzione energetica totale, è stata respinta dall’opposizione di popolari e liberali, sostenuti dai Paesi del centro e sud Europa (Italia in primis) e dalla Commissione Industria del Parlamento. Il compromesso raggiunto propone una soglia del 6%. Può parere una differenza marginale, tuttavia, tenendo conto che la produzione attuale di energia da biocombustibili rappresenta il 4,5% del totale, si calcola che i prodotti agricoli che potrebbero essere prodotti sui suoli che serviranno a raggiungere la soglia proposta sarebbero sufficienti a sfamare oltre 200 milioni di persone.  Il Parlamento europeo ha scelto deliberatamente di ignorare la voce della società civile globale, dei movimenti contadini, delle ONG dei gruppi ambientalisti, e delle milioni di persone le cui vite sono devastate dalle direttive europee sui biocarburanti. Un altro “11 settembre”.

Luca Raineri 

Con l’hashtag #terrainpugno COSPE lancia il 4 ottobre, dal Festival di Internazionale a cui parteciperà con l’evento “Per un pugno di terra”,  una campagna twitter  per far sentire il dissenso e l’indignazione della società civile italiana contro il fenomeno del land grabbing. Maggiori informazioni sul sito COSPE www.cospe.org