Disattivazione nucleare, ancora in ritardo in Lituania, Bulgaria e Slovacchia

Il decommissioning dei reattori di concezione sovietica nei tre Stati ammonterà a 5,7 miliardi di euro, e potrebbe raddoppiare

[26 settembre 2016]

crack del nucleare Francese

L’attuazione dei programmi Ue di finanziamento istituiti per la disattivazione (decommissioning) nucleare in Lituania, Bulgaria e Slovacchia non hanno creato gli incentivi corretti per una disattivazione tempestiva ed economicamente efficiente. In base a una nuova relazione della Corte dei conti europea, il costo stimato della disattivazione dei reattori nucleari di prima generazione di concezione sovietica tre Stati ammonterà almeno a 5,7 miliardi di euro, e potrebbe raddoppiare se si includono le spese di smaltimento finale dei rifiuti ad alta attività.

Infatti, il deficit di finanziamento per la disattivazione in Lituania è aumentato dall’ultimo audit della Corte e i costi ora superano di 1,6 miliardi di euro i finanziamenti. I deficit di finanziamento stimati da Bulgaria e Slovacchia ammontano, rispettivamente, a 28 milioni di euro e 92 milioni di euro. Benché spetti in ultima istanza ai tre Stati membri far sì che siano disponibili risorse finanziarie adeguate tanto per la disattivazione quanto per lo smaltimento finale, il cofinanziamento da essi assicurato per i programmi Ue di disattivazione rimane molto limitato. La Commissione non ha emanato orientamenti chiari sugli obblighi di cofinanziamento. Il numero di effettivi è diminuito in tutte tre le centrali rispetto a quando erano pienamente operative, ma una parte dei fondi Ue viene usata a copertura dei costi del personale addetto al mantenimento delle stesse in sicurezza. Nel 2011, la Commissione ha indicato che non prevede alcuna proroga del sostegno finanziario dell’Ue oltre il 2020.

Quando Lituania, Bulgaria e Slovacchia erano paesi candidati all’adesione Ue, come condizione al loro ingresso è stata posta la chiusura, con successiva disattivazione, di 8 reattori nucleari di prima generazione e di concezione sovietica, presso tre centrali nucleari. Visto che lo spegnimento e la successiva disattivazione prima della conclusione del ciclo di vita costituivano un gravoso onere economico e finanziario per i tre Stati, l’Ue ha  deciso di erogare sostegno finanziario.

Grazie all’aiuto europeo dal 2011, sono stati compiuti alcuni progressi nella disattivazione delle centrali nucleari di Ignalina in Lituania, di Kozloduy in Bulgaria e di Bohunice in Slovacchia. Ma in tutti e tre gli Stati restano ancora delle questioni cruciali da affrontare sopratutto per quanto riguarda i lavori da eseguire nelle zone controllate, compresi gli edifici dei reattori.

Dal punto di vista dei rifiuti, nei tre Stati la realizzazione dell’infrastruttura per la gestione dei rifiuti è progredita, ma molti progetti chiave infrastrutturali hanno registrato ritardi nel periodo 2011-2015. I maggiori ritardi sono stati osservati in Lituania, dove rispetto al 2011 la data di conclusione della disattivazione è stata posticipata di altri nove anni, al 2038.

Nei tre Stati, la discussione delle possibili soluzioni per lo smaltimento finale dei rifiuti ad alta attività e del combustibile nucleare esaurito è ancora in una fase soltanto concettuale, sebbene occorrano vari decenni per attuare tali soluzioni.

Per tutto questo la Corte dei conti europea formula una serie di raccomandazioni rivolte alla Commissione. Fra cui, il cessare gli appositi programmi di finanziamento per la disattivazione nucleare in Lituania, Bulgaria e Slovacchia dopo il 2020. Se si accerta la chiara esigenza di impiegare fondi Ue successivamente a tale esercizio, in uno o più di questi Stati membri, qualsiasi finanziamento futuro dell’Ue proposto dalla Commissione e approvato dal legislatore dovrebbe comprendere i giusti incentivi a perseguire la disattivazione, fra cui un termine temporale e livelli adeguati di cofinanziamento da parte degli Stati membri. Questo obiettivo potrebbe essere conseguito estendendo alle attività di disattivazione nucleare l’accesso ai Fondi strutturali e d’investimento europei, nel rispetto delle relative condizioni.

La Corte formula raccomandazione anche per i tre Stati: migliorare ulteriormente la gestione dei progetti per poter disporre dell’infrastruttura necessaria alla gestione dei rifiuti e del combustibile esaurito secondo il calendario previsto; costituire una propria capacità tecnica, in modo da raggiungere un miglior equilibrio tra competenze interne ed esterne. Migliorare lo scambio di migliori prassi e di conoscenze tecniche fra gli Stati e con la più ampia comunità di soggetti operanti nella disattivazione nucleare nell’UE e oltre i suoi confini. Formulare stime dei costi e piani di finanziamento più completi per lo smaltimento del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi. Prendere atto del proprio ruolo ai fini del rispetto del principio “chi inquina paga”.