Disgelo per il nucleare iraniano? Teheran pronta ed un incontro al vertice con gli Usa

[26 settembre 2013]

Secondo l’agenzia stampa ufficiale Irna, il ministro degli esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha detto che «L’Iran è pronto ad un incontro ai massimi livelli con gli Stati Uniti . Un incontro non è un obiettivo in sé, né  lo esclude….Il presidente  Rouhani non ha alcun problema in via di principio ad incontrare il suo omologo statunitense, Barack Obama».

La Casa Bianca aveva proposto agli iraniani di organizzare un incontro informale tra  Rouhani ed Obama a margine dell’Assemblea generale dell’Onu in corso a New York, ma gli iraniani non avevano accettato, ora Zarif spiega che «Sarebbe stato un buon inizio, ma la richiesta per un tale incontro è stata avanzata dalla delegazione statunitense troppo in ritardo e per gli iraniani non c’è  stato modo di andargli incontro». Il ministro degli esteri della Repubblica islamica ha ricordato che «L’incontro tra i due presidente non è un obiettivo, ma l’obiettivo in realtà è cambiare la situazione e soprattutto difendere gli interessi della popolazione iraniana attualmente sotto la forte pressione delle sanzioni».

E’ comunque evidente che le relazioni tra Washington e Teheran sono migliorate dopo l’elezione di Hassan Rohani ed è ormai certo che Obama ed il presidente iraniano si scambiano messaggi  nei quali espongono I loro punti di vista su come regolare le divergenze tra i due Paesi, che non riguardano solo il nucleare ma anche la Siria e l’influenza delle monarchie assolute sunnite in Medio Oriente.

Che dopo il discorso di Rohani all’Onu il disgelo si sia ulteriormente accentuato lo si capisce anche dalla riunione ministeriale del G5+1 (Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia, Usa e Germania) con un nuovo team di negoziatori iraniani che si tiene oggi all’Onu.  La rado ufficiale internazionale Irib sottolinea che ci sono grosse novità rispetto all’ultima edizione di queste trattative: «In questa tornata il dialogo si terrà infatti tra i Ministri degli Esteri e quindi a sedere dietro ad un tavolo insieme al ministro iraniano Mohammad Javad Zarif anche il collega statunitense John Kerry, questione che non si verificava negli anni seguenti alla rivoluzione islamica del 1979. Ieri, nell’incontro con il collega francese Laurent Fabius, il ministro degli esteri iraniano Zarif ha ricordato che Teheran ha una seria volontà di risolvere la questione sorta intorno al nucleare ed ha anche auspicato che pure la controparte sia animata da una simile volontà politica».

Secondo il quotidiano russo Kommersant «Le dichiarazioni pacifiste del nuovo presidente iraniano Hassan Rohani fanno sperare che questa volta le parti arriveranno a fare progressi sulla questione. La Russia difenderà il diritto di Teheran di beneficiare dell’industria nucleare pacifica e promuoverà il piano di Lavrov per regolare il conflitto grazie a concessioni mutuali e progressive».

E’ indubbio che le aperture fatte da Rohani, a cominciare dal riconoscimento dell’olocausto ebraico come fatto storico,  hanno occupato la scena dell’Assemblea generale dell’Onu, facendo sperare in una politica meno integralista di quella del suo predecessore Mahmoud Ahmadinejad che diceva che la Shoah è «Un’invenzione dei giudei».  Rohani si è detto pronto ad affrontare immediatamente il problema del nucleare senza ricorrere ai trucchi demagogici ed alle provocazioni di Ahmadinejad ed ha detto che « L’arma nucleare non ha post nella dottrina di difesa iraniana», ma ha ribadito he «Teheran non rinuncerà al nucleare pacifico». Poi in un intervista alla Cnn ha detto che l’Iran vuole «Una nuova era nelle relazioni con il resto del mondo» ed ha aggiunto in inglese: «Vorrei dire al popolo americano che io porto la pace e l’amicizia degli iraniani agli americani».

Ma c’è anche chi non è per niente soddisfatto del disgelo iraniano, come il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che ha definito il discorso di Rohani «Cinico ed ipocrita. Teheran cerca semplicemente di guadagnare tempo per fabbricare l’arma nucleare»… magari come quelle che Israele ha già fabbricato in grande quantità.

Al summit di oggi del G5+1 con l’Iran partecipa anche il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov che si era già incontrato con Zarif il 24 settembre e fonti russe dicono che i due ministri «Hanno rapidamente trovato un terreno d’intesa ed i colloqui sono stati incoraggianti». D’altronde i rapporti tra Teheran e Mosca, che rifornisce di uranio l’Iran, sono buoni da tempo e sono stati cementati dal comune sostegno al regime siriano di Bashir Al Assad.  Lavrov e Zarif hanno infatti anche parlato di Siria, visto che la Russia è la sola a chiedere che l’Iran partecipi alla Conferenza di Ginevra 2  per trovare una soluzione alla sempre più drammatica crisi siriana.  Ma dopo l’intervento di Rohani all’Onu gli occidentali sembrano ormai pronti ad invitare l’Iran, intanto Lavrov è riuscito a convincere Zarif a riconoscere i risultati dei Ginevra 1 del 2012.

L’Iran j ha però posto un altro problema riportando i dati del prestigioso istituto di analisi di difesa britannico IHS Janes, secondo il quale  in Siria ci sarebbero oltre 100.000 combattenti stranieri «E tra questi oltre la metà è  formata da mercenari estremisti provenienti da 83 diverse nazioni del mondo – dice l’Irib – Secondo questo studio di Janes che è  stato pubblicato in parte dal Daily Telegraph, solo negli ultimi mesi più di 6.000 giordani si sono uniti alla guerra in Siria e tra loro 285 sono stati uccisi mentre altri 120 risultano dispersi. Secondo Janes i terroristi presenti in Siria sono molto frastagliati e divisi in oltre mille gruppi e tra loro ci sono i cittadini di tutti i Paesi arabi ad eccezione del Gibuti».

L’Iran però non dice che in Siria ci sarebbero anche pasdaran iraniani che combattono a fianco delle truppe di Assad e degli Hezbollah libanesi.