Dopo il lancio del missile nordcoreano: a che servono le sanzioni Onu?

Cinesi e russi infastiditi dall'avventurismo della Rpdc. Corea del sud, Giappone e Usa vogliono più sanzioni

[8 febbraio 2016]

Missile Rpdc

Ieri la televisione di stato (Kctv) della Repubblica popolare democratica di Corea (Rpdc) ha annunciato il successo del lancio di un satellite Kwangmyongsong-4, e questa volta sembra sia riuscito davvero, viste le reazioni internazionali.

Il Kwangmyongsong-4 è un a satellite di osservazione della Terra, come uno dei quelli che ormai pullulano nello spazio lanciati da diversi Paesi, ma la differenza è che il missile lanciato alle 9,00 dal Centro spaziale di Sohae, nella contea di Cholsanm ,nella provincia settentrionale di Pyongan, potrebbe rappresentar un passo in avanti per il programma militare nucleare della Rpdc. La KCTV ha annunciato con orgoglio patriottico che è stato il leader supremo Kim Jong Un a firmare sabato l’ordine di lancio e, citando un comunicato dell’Amministrazione nazionale dello sviluppo e aerospaziale (NADA) della Rpdc, l’agenzia ufficiale nordcoreana  KCNA ha reso noto che «Il satellite gira intorno all’orbita polare a un’altezza di 500 km, con un angolo di inclinazione di 97,4 gradi e un ciclo di  94 minuti e  24 secondi.

Il lancio è avvenuto 9 giorni prima della “Festa della stella brillante”, cioè  l’anniversario della nascita di Kim Jong Il, il padre di Kim Jong Un scomparso nel 2011, e farebbe pare delle celebrazioni in onore del secondo dittatore della dinastia dei Kim, figlio del fondatore della Corea del Nord Kim il-sung, ormai venerato come una divinità.

Naturalmente il regime non vede la contraddizione tra questo costosissimo lancio e la realtà di un Paese affamato e arretrato, anzi per la dittatura nazional-stalinista si tratta di un evento che «segna  una svolta nello sviluppo della scienza, della tecnologia e dell’economia e delle capacità difensive del Paese  che esercita in maniera legittima il suo diritto all’uso dello spazio per deli obiettivi indipendenti e pacifici».

Un diritto sul quale non concordano affatto  Giappone, Corea del sud e Usa che hanno subito chiesto l’inasprimento delle sanzioni contro la Corea del  nord da pate del consiglio di sicurezza dell’Onu. Una proposta subito accolta dall’ambasciatore del Venezuela, Rafael Ramirez Carreno, presidente di turno dl Consiglio di sicurezza, che ha subito condannato il lancio del missile  perché «Contribuisce allo sviluppo delle tecnologie del Paese per ottenere l’ama nucleare».

L’Onu adotterà rapidamente l’ennesima risoluzione contro Pyongyang e il portavoce del segretario generale dell’Onu, il sudcoreano Ban Ki-moon, Stephan Dujarric,   ha detto che «Il segretario generale reitera il suo appello alla Rpdc a cessare le sue azioni provocatrici re a rispettare i suoi obblighi internazionali. Riafferma il suo impegno a lavorare con tutte le parti interessate per abbassare le tensioni e pervenire ad una denuclearizzazione  verificabile della penisola coreana».

Ma sono frasi dette e ridette che cadono ogni volta nel vuoto e l’ambasciatore giapponese all’Onu, Motohide Yoshikawa, ha sottolineato che  «Questa indignazione è basata sul fatto che è chiaramente una preparazione per un missile a lunga gittata  e che è una violazione flagrante delle precedenti risoluzioni del Consiglio di d sicurezza. Non possiamo più continuare come se niente fosse. Troppe risoluzioni non sono state applicate. Questo lancio è una minaccia diretta per la sicurezza del Giappone ma anche per quella della Corea del sud  e per altri Paesi come le Filippine, la cui “drop zone”  è alla sua portata.  E’ anche una zona che presenta un traffico aereo e marino molto intenso».

Yoshikawa non cita volutamente la Cina, l’unico alleato rimasto nell’area, e forse nel mondo, alla Rpdc, ma Pechino ha subito espresso  attraverso l’agenzia ufficiale Xinhua «il suo dispiacere» per il lancio del satellite nordcoreano e ha fatto appello alla calma per una nuova escalation delle tensioni nella penisola coreana.

Hua Chunying, portavoce del ministero degli esteri cinese, ha ricordato che «La Rpdc è autorizzata ad utilizzare in maniera pacifica o spazio, ma questo diritto è attualmente limitato dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite», che Pechino, sempre più infastidita dalle intemperanze nucleari nordcoreane, ha votato.

La Cina si dice «dispiaciuta che la Rpdc abbia insistito a lanciare un satellite basato sulla tecnologia dei missili balistici, malgrado l’opposizione universale della comunità internazionale».

Il lancio del missile, il primo dal dicembre 2012 che a quanto pare fu un fallimento, è avvenuto un mese dopo il presunto test di una bomba all’idrogeno della Rpdc e la Hua ha chiesto a tutte le parti coinvolte di «Restare calme, agire con prudenza, vitare di prendere delle posizioni che potrebbero ancora accrescere le tensioni nella penisola e a fare degli sforzi congiunti per salvaguardare la pace e la stabilità regionale». Messa così, Kim Jong Un sembra un ragazzo scapestrato e un po’ matto con il quale bisogna portare pazienza, ma il grosso zio cinese sembra averla quasi esaurita e si sta chiedendo se il gioco di mantenere in piedi la dittatura nord-coreana fuori controllo vale ancora la candela.

Anche i russi sono molto irritati, ma come tutti temono che nuove sanzioni provochino un crollo economico della Corea del nord che si ripercuoterebbe pericolosamente sui Paesi confinanti, Russia compresa.

L’ambasciatrice Usa all’Onu, Samantha Power ha evidenziato che «Pyongyang argomenta di aver lanciato quello che quali fica come satellite pacifico di osservazione della Terra, ma nessuno ci crede. I cosiddetti veicoli di lancio  spaziali presentano la stessa tecnologia dei missili balistici, il cui lancio è espressamente vietato da numerose risoluzioni del Consiglio di sicurezza. Ognuna di queste provocazioni, ognuna di queste azioni illegali, richiedono una f risposta ferma.  In seguito alle decisioni e alle azioni della Rpdc, ci assicureremo  che il Consiglio di sicurezza imponga delle serie conseguenze. L’obiettivo di imporre delle sanzioni non è mai stato quello di  prendere di mira il popolo della Rpdc, che ha sofferto orrori innominabili per mano del suo governo oppressore».

Ma nessuno sa a quali sanzioni sottoporre ancora un regime che si è auto-isolato e che propugna una autarchia, anche razziale, e un iper-nazionalismo che hanno ben poco a che vedere con il marxismo e molto  con l’eterno dispotismo asiatico.

L’ambasciatore sudcoreano all’Onu, Joon Oh, ha detto: «In quanto coreano, è triste è più che patetico vedere le false celebrazioni nelle strade di Pyongyang, perché io conosco il prezzo di questo lancio, che è stimato in circa un miliardo di dollari e che sarebbero potuti servire a nutrire l’intera popolazione della Corea del nord per un anno intero».

Oh ha aggiunto: «E’ chiaro che il dialogo sulla denuclearizzazione non fa che concedere del tempo a  Pyongyang per far progredire le sue capacità nucleari e che il livello delle sanzioni attuali non può frenare lo sviluppo delle armi nucleari della Rpdc. Il che significa che il solo n modo di fermare la Rpdc è quello di continuare sulla strada della denuclearizzazione e  di farle comprendere in maniera netta e precisa che il regime non ha altra opzione che quella di cambiare».

Ma probabilmente mentre i sudcoreani, terrorizzati dalla possibile riunificazione con un Paese “alieno” e dalla possibilità che alla fine ci scappi una guerra nucleare o convenzionale,  aspettano che il regime cambi la monarchia dinastica  nazional-stalinista di Pyongyang sarà già arrivata su Marte.  Tutti sanno che gli unici che possono metterci “una pezza” sono i cinesi, ma che quella pezza rischia di costare molto a Pechino e molto sangue in Corea del nord.