Dossier Uranium, Sherpa parte civile contro Areva

Il disastroso affare dell’uranio africano che terrorizza alla politica francese

[10 dicembre 2015]

Uranium Areva

Sherpa, una ONG con sede a Parigi, natya nel 2001 con il dichirato intento di «proteggere e difendere le popolazioni vittime dei crimini economici, si è costituita part civile nel processo contro il gigante nucleare francese Areva.

La multinazionale statale nucleare francese nel 2007 aveva acquistato Uramin una impresa uranifera canadese con sede nel paradiso fiscale delle Isole Vergini Britanniche, che deteneva licenze per lo sfruttamento in Sudafrica, Namibia e Repubblica Centrafricana, l’”affare” era costato ad Areva 1,8 miliardi euro, mentre Uranium era valutata al massimo tra i 600 e gli 800 milioni di euro. Un’operazione rivelatasi catastrofica per Areva, soprattutto perché quelle miniere di uranio africane non sono mai state sfruttate.

Per stabilire le responsabilità, è’ stato aperto un procedimento giudiziario affidato al giudice istruttore Renaud Van Ryumbeke ed è in questo quadro che si inserisce la costituzione di parte civile di Sherpa.

La decisione dell’ONG è dovuta all’ampiezza di uno scandalo che ha aspetti interni ed esterni alla Francia e punta a capire le condizioni nelle quali è avvenuta la costosa operazione di acquisto di Uranium.

Sherpa spiega che iniziative come queste fanno parte delle azoni volte a stabilire le responsabilità individuali in alcuni dossier emblematici, in particolare per quanto riguarda fatti di corruzione che coinvilgono stranieri , oltre alle violazioni finanziarie che spesso li accompagnano.

Da almeno 20 anni le grandi multinazionali prendono incessantemente impegni contro la corruzione e dicono di avere meccanismi interni per prevenirla, ma Sherpa, come n molte altre ONG credde che tra le buone intenzioni e la pratica di multinazionali come Areva ci sia un abisso, per questo vuole ad ogni costo capire cosa è successo nell’opacissimo affaire Uramin.

Con la costituzione di parte civile, l’associazione francese al dossier aperto nel maggio 2015 da van Ruymbeke  sulle condizioni di acquisto di Uramin e che comprende accuse come corruzione di funzionari pubblici stranieri. .

La direttrice generale de Sherpa, Laetitia Liebert,ha detto a Jeune Afrique che «E’ stata la Corte dei Conti che ha allertato il procuratore, dopo di che è stato nominato un giudice istruttore. Noi ci interroghiamo sulla maniera in cui delle operazioni sospette hanno potuto sfuggire alla direction de l’audit e della conformità del gruppo, ai revisori dei conti, a intermediari, consiglieri giuridici e fiscali».

Il parquet financier français ha aperto due informations judiciaires sull’acquisto di Uramin da parte di Areva: la prima punta a stabilire se c’è stata truffa, abuso di beni pubblici e corruzione con denaro pubblico straniero, la costituzione di parte civile di Sherpa riguarda solo quest’ultimo aspetto. Il procedimento giudiziario è stato aperto il 27 marzo dopo che il governo provvisorio della Repubblica Centrafricana ha depositato una denuncia a Parigi contro il precedente governo  l’ex presidente/dittatore François Bozizé (che ha guidato il Centrafrica dal 2003 al 2013 prima di essere spodestato da un golpe armato) accusato di essersi impossessato di fondi pubblici.

Il secondo procedimento giudiziario riguarda la diffusione di false informazioni in Borsa, la presentazione di conti inesatti, abuso di potere, falso ed utilizzo di falso.

Areva dice di aver acquistato Uramin nel 2006 per diversificare il suo portafoglio minerario troppo incentrato sul Niger e sulle sue miniere dell’Aïr (Somaïr e Cominak). Un affare catastrofico al quale si è aggiunto nel 2012 un deprezzamento delle azioni di Areva per 1,5 miliardi di dollari che ha costretto la multinazionale statale francese a vendere nel 2013 le miniere sudafricane acquistate da Uramin e ad abbandonare i progetti di sviluppare a breve termine le miniere nelle Repubblica Centrafricana, sconvolta da una guerra civile alla quale partecipano anche truppe di pace francesi. L’unica cosa che rimane in piedi dell’affare Uramin è lo sfruttamenti tecnicamente difficile e costoso del sito uranifero di Trekkopje, in Namibia.

Ma dietro questa ingarbugliata vicenda ci sarebbe soprattutto il vaso di Pandora centrafricano pronto ad irradiare i suoi veleni politici. Infatti, tra i due turni delle elezioni presidenziali del 2007, che portarono all’Eliseo Nicolas Sarkozy, Areva fa di tutto per comprare Uramin, niente più che una start-up di diritti minerari con sede in un paradisio fiscale. Questo nonostante che gli esperti inviati ad esaminare i giacimenti di Uranium in Sudafrica, Namibia e Repubblica Centrafricana avessero messo in guardia Areva sul fatto che  l’uranio  estratto nelle miniere di Uramin avrebbe potuto costare più della media. Areava ha proceduto pagando profumatamente con 1,8 miliardi di euro, acquistando le azioni di Uramin al 21% in più del loro costo normale. Nel loro rapporto informativo depositato il 7 marzo 2012 all’Assemblée nationale, i deputati francesi Marc Goua e Camille de Rocca Serra  sottolineavano che «L’urgenza invocata pertanto mal si concilia con i metodi di marketing in uso nella grande distribuzione in occasione delle vendite  flash di frutta e verdura». I parlamentari facevano però anche notare che se «Uramin sembrava a fine 2006 come un target pertinente», ma alcune sviste nel processo decisionale del suo acquisto emergevano dal procedimento, in particolare nei documenti trasmessi all’Agence de Participation de l’Etat, azionista di Areva. «L’Agenzia non avrebbe avuto comunicazione di una sintesi critica di esperti minerari dell’impresa che segnalavano diversi allarmi quanto alle incertezze che le particolari configurazioni dei siti facevano pesare sulla valutazione delle loro riserve, così come sui costi di produzione della loro messa in produzione». I due relatori parlamentari leggendo quel documento hanno invece potuto verificare delle notevoli differenze con la presentazione ufficiale, con la soppressione di 77 informazioni o commenti ritenuti abbastanza riservati, mentre tuti i punti positivi sono presenti integramente in entrambe le versioni. Le differenze sono ancora più marcate nei riassunti dei documenti presentai agli organismi sociali di Areva. Insomma, secondo quel dimenticato documento parlamentare, Areva avrebbe imbellito una realtà difficile per di acquisire a carissimo prezzo Uramin ed i suoi problematici giacimenti.

Ma i parlamentari si sono fermati qui e non hanno rilevato niente di fraudolento, mentre la Corte dei Conti francese ha preso tutto il pacchetto e lo ha mandato alla Magistratura ordinaria con pesanti accuse che riguardano gli ultimi anni di gestione di Arva da parte della “zarina” del nucleare francese Anne Lauvergeon, soprannominata Atomic Anne. Un periodo in cui la Lauvergeon trattava ancora da despota coloniale con i dittatori africani amici della Francia ma, come spiegava Jeune Afrique,  doveva far fronte all’offensiva di Henri Proglio, presidente di Veolia diventato patron di EDF e sostenuto dall’Eliseo che, alla fine, ha mollato la fedelissima ma ormai ingombrante Atomic Anne, Proglio ha coronato il suo sogno di diventare il boss del nucleare francese. Una lotta senza esclusione di colpi che potrebbe finir male per entrambi, risucchiati dall’imbroglio Uramin in Centrafrica.

Nel 2006, l’allora dittatore della Repubblica Cetrafricana, il golpista Bozizé  aveva concesso ad Uramin i diritti sul giacimento di Bakouma con l’impegno che i canadesi formassero l’impresa “centrafricana” Centrafrique Uramin SA  con il 20% del capitale detenuto dallo Stato, cioè dalla cricca di Bozizé, che ha subito ceduto il 10% del capitale per 20 milioni di dollari alla multinazionale australiana AMC.  Nessuno sa che fine abbiano fatto quei 20 milioni, ma in molti pensano che servano a Bozizé nel suo esilio dorato e per finanziare il caos sanguinoso che paralizza nel terrore la Repubblica Centrafricana.