E’ italiano uno dei migliori progetti Life+ Ue per la qualità dell’aria

Opera, sviluppato dal Dipartimento di ingegneria meccanica e industriale dell’università di Brescia

[19 febbraio 2015]

Il progetto si è concluso da poco, ma Opera, un progetto  cofinanziato dall’Unione europea nell’ambito del programma LIFE+, ha lasciato il segno: secondo la classifica stilata dalla Direzione Ambiente della Commissione Europea, è tra i 22 migliori progetti ambientali europei dei 102 conclusi nel 2014, e parteciperà alla fase finale per l’individuazione dei “5 Best of the Best projects”, che verranno selezionati e annunciati ad aprile.

Il team Opera è costituito dal gruppo di modellistica ambientale del Dipartimento di ingegneria meccanica e Industriale (Dimi) dell’università degli studi di Brescia, che ha avuto il ruolo di coordinatore scientifico, dall’Agenzia ambientale della regione Emilia-Romagna, che ha coordinato il progetto, dal’Università di Strasburgo, dal Centre National de la Recherche Scientifique (Cnrs) francese e da Terraria, con la collaborazione del Politecnico di Milano e, grazie all’esperienza in due regioni specifiche, Alsazia ed Emilia-Romagna, RIAT+ è stato implementato e testato per rispondere alle necessità regionali nella pianificazione della qualità dell’aria.

All’ateneo bresciano spiegano che ««opera ha sviluppato uno strumento operativo destinato alle autorità regionali per affrontare in modo sistemico le problematiche dell’inquinamento atmosferico, gestendo le specificità di ciascun territorio. A questo scopo, grazie al progetto è stata formalizzata una metodologia per aiutare le autorità locali nella definizione, attuazione e monitoraggio di piani di qualità dell’aria, volti a ridurre l’esposizione della popolazione e degli ecosistemi a inquinanti atmosferici come il particolato atmosferico (PM10 e PM2.5), ossidi di azoto (NOx), ozono (O3), e degli ecosistemi, a NOx e O3. La metodologia è implementata in uno strumento software (RIAT+) ad uso proprio degli amministratori locali e regionali, per mezzo del quale è possibile identificare l’insieme efficiente di riduzione delle emissioni e di risparmio energetico che devono essere incentivate o introdotte per diminuire le concentrazioni degli inquinanti atmosferici, minimizzando i costi di intervento. RIAT+ è un utile strumento anche per le aziende che vogliano valutare l’impatto sulla qualità dell’aria di tecnologie e prodotti innovativi. RIAT+ è già stato utilizzato da alcune regioni italiane ed europee nella definizione dei piani di risanamento della qualità dell’aria».

Marialuisa Volta, professore associato di automatica del Dimi e responsabile scientifico del progetto, sottolinea la presenza, tra i 22 progetti selezionali, di una forte componente di progetti provenienti dall’Italia: «Questo è un indicatore importante di quanto la ricerca italiana sia leader nel settore ambientale e il fatto che al nostro Ateneo sia incluso in questo riconoscimento è un chiaro segnale del ruolo di benchmark che le nostre ricerche in campo ambientale rivestono per la Commissione».

Ecco come è stato attuato progetto Opera:

Sono state svolte tre azioni preparatorie:  Revisione dei piani esistenti e delle metodologie e individuazione dei requisiti; La raccolta dei dati per il caso studio italiano; La raccolta dei dati per il caso studio francese. La prima azione è stata realizzata attraverso la consultazione diretta con le istituzioni europee, nazionali e locali responsabili della pianificazione della qualità dell’aria. «Lo scopo di tale attività – spiegano ad Opera – è stato quello di individuare punti di forza e di debolezza delle metodologie attualmente disponibili e di proporre un insieme di requisiti per migliorarli». L’analisi si è focalizzata soprattutto sugli strumenti già a disposizione dei partner, ad esempio il sistema Ninfa di Arpa Emilia Romagna e il sistema AtmoRhénA del Cnrs, così come il sistema Riat del Joint resaerch centre dell’Ue. La raccolta dati ha avuto lo scopo di fornire le banche dati necessarie per l’applicazione di Opera in Emilia Romagna e Alsazia (azione I4).

I ricercatori bresciani spiegano che «Il cuore del progetto è stato il miglioramento degli strumenti esistenti e la loro attuazione che possono essere riassunti dai suoi quattro azioni principali: Opera metodi e design; Implementazione del software Opera: RIAT+; Applicazione di Opera in Emilia Romagna, Applicazione di Opera in Alsazia. La progettazione del sistema e lo sviluppo software è stato realizzato seguendo le norme dell’Ue in materia di scambio di dati (direttiva 2007/2/CE, detta Inspire,  che istituisce un’infrastruttura per l’informazione territoriale nella Comunità europea), utilizzando software open source e rilasciandolo al termine del progetto con licenza aperta».

Il team di Opera conclude: «Un focus principale del progetto è stato quello di garantire la versatilità del metodo e in particolare la possibile applicazione della metodologia in altri Paesi europei rispetto a quelli considerati. Le due applicazioni in Emilia Romagna e Alsazia  sono servite a testare la metodologia e il software RIAT+ e funzionali a finalizzare la documentazione tecnica e le linee guida per l’applicazione».