È più economico sostituire le centrali a carbone con le rinnovabili che tenerle aperte

Nuova ricerca Usa: la sostituzione del 74% delle centrali a carbone con fonti rinnovabili ridurrebbe immediatamente i costi

[27 Marzo 2019]

Secondo lo studio “The Coal Cost Crossover: Economic Viability Of Existing Coal Compared To New Local Wind And Solar Resources” realizzato da Eric Gimon e Mike O’Boyle di Energy Innovation  e da Christoppher T.M. Clack e Sarah McKee di  Vibrant Clean Energy (Vce), «L’America è ufficialmente entrata nel ” Coal Cost Crossover”, dove il carbone esistente è sempre più costoso delle alternative più pulite. Oggi, localmente le energie eolica e solare lpotrebbero sostituire circa il 74% delle centrali a arbone degli Stati Uniti con un risparmio immediato per i clienti. Entro il 2025, questo numero raggiungerà l’86% del parco delle centrali a carbone».

Lo studio indica la ricerca esistente sui costi dell’energia rinnovabile e, pur sotto-quotando i costi diretti e indiretti del carbone, si concentra  su quali centrali a carbone statunitensi potrebbero essere sostituite localmente (entro 35 miglia dalla centrale a carbone esistente) risparmiando. I 4 ricercatori di Energy Innovation  e Vce suggeriscono agli amministratori locali di «prendere in considerazione piani per una chiusura regolare di questi vecchi impianti, valutando le opzioni per una sostituzione affidabile di quell’elettricità, nonché opzioni finanziarie per le comunità dipendenti da tali impianti» e sono convinti che «Questo rapporto dovrebbe dare il via a una discussione più lunga sui sostituiti più economici del carbone, che potrebbe includere l una combinazioni di eolico locale o remoto, solare, trasmissione, stoccaggio e risposta alla domanda».

Nonostante la disperata difesa di Donald Trump del carbone e dei King Coal La ricerca rileva che la sostituzione del 74% delle centrali a carbone con energia solare e solare ridurrebbe immediatamente i costi energetici, in particolare con l’energia eolica, tagliando a volte i costi quasi a metà. Entro il 2025, circa l’86% delle centrali a carbone potrebbe essere a rischio di sostituzione con le più Presentando il rapporto, O’Boyle, direttore politica energetica di Energy Innovation, ha detto ai giornalisti: «Abbiamo analizzato da vicino il costo dell’energia eolica e solare negli Stati Uniti e nel mondo, ei costi sono scesi così tanto che ora stiamo assistendo a bassi costi [senza precedenti] per l’energia eolica e solare».

Secondo Energy Innovation  e Vce, «Questo trend a aperto un’opportunità per un cambiamento radicale, che potrebbe vedere il carbone ampiamente sostituito in molte aree da fonti energetiche migliori per la salute umana e l’ambiente».

Che la strategia di salvataggio del carbone di Trump non fosse sostenibile ambientalmente e climaticamente era già chiaro, ma i nuovi dati dimostrano che ormai salvare l’industria del carbone americana è economicamente insostenibile e che il valore economico del carbone continuerà a precipitare, una flessione che deriva dal fatto che l’energia eolica e solare stanno diventando opzioni sempre più economiche e più redditizie. E, limitando la distanza dall’area locale, l’analisi diventa è molto prudente. O’Boyle ha spiegato che «L’analisi locale è piuttosto vincolante. I  numeri dell’eolico e del solare crescono se si considerano le aree più distanti dalle centrali a carbone». Gli autori dello studio dicono di aver optato per un confronto locale «perché offre un maggiore incentivo alle comunità che desiderano passare dal carbone alle rinnovabili», ma aggiungono che «Ciò nonostante, i risultati sono netti anche a livello locale: 211 gigawatt (GW) della capacità di carbone degli Stati Uniti esistenti a partire dalla fine del 2017 sono a rischio per le alternative dell’energia rinnovabile in grado di fornire la stessa quantità di energia a un prezzo inferiore. Entro 6 anni, quella cifra aumenterà a 246 GW, quasi all’intera parco statunitense».

Nel frattempo, già a partire dal 2018, circa 93 GW di energia prodotta attualmente con il carbone negli Usa sono messe notevolmente a rischio dalle nuove fonti di energia rinnovabile, con eolico e solare pronti a tagliare i costi del 25%. Il rapporto fa notare che, anche se gli incentivi fiscali federali per le energie rinnovabili si estinguessero, «la quantità di carbone a rischio di sostituzione con le energie rinnovabili aumenterà a 140 GW entro il 2025».

E’ vero che Energy Innovation  e Vce sostengono le energie rinnovabili e sostengono la transizione dai combustibili fossili, ma, come fa notare ThinkProgress,  la loro analisi si basa su ricerche esistenti che dimostrano che l’industria carboniera statunitense sta rapidamente declinando e che nei primi due anni della presidenza di Trump sono state chiuse  più centrali a carbone che durante l’intero primo mandato quadriennale di Barack Obama. Nel 2018 negli Usa il consumo di carbone è sceso al livello più basso da quasi 40 anni. Un rapido declino che è andato di pari passo con l’aumento dell’eolico e dell’energia solare, considerati più vantaggiosi dal punto di vista economico rispetto al carbone.

Il rapporto evidenzia che «Il carbone è un modo sporco e costoso per generare elettricità. Le National Academies hanno stimato che, nel 2005, la produzione da carbone ha da sola causato almeno 62 miliardi di dollari di danni non legati al clima. L’unico discorso razionale rimasto per il carbone era che, se non venivano incluse le esternalità. era a buon mercato, ma anche questa spiegazione razionale sta svanendo. Il nostro rapporto dimostra che il carbone è sempre più antieconomico se confrontato con le nuove risorse locali di energia eolica e solare».

Opportunità che  dovrebbero essere colte da regioni come il Midwest, che rischia di essere duramente colpito dalla chiusura delle centrali a carbone nei prossimi cinque anni anche se ha un grande potenziale per l’energia eolica. In altre aree, come il soleggiato sud-est Usa dove tutte le centrali a carbone sono a rischio chiusura. è molto abbondante la risorsa solare.

Ma ThinkProgress fa notare che «Il rapporto, tuttavia, non analizza il ruolo del gas naturale nella detronizzazione delle centrali a carbone. Il gas naturale è ampiamente considerato un’alternativa economica al carbone, insieme alle fonti rinnovabili». Gli autori del rapporto rispondono che «Il gas naturale è un combustibile fossile con gravi implicazioni per la salute umana e l’ambiente, una realtà che ha avuto un ruolo nella sua esclusione dal rapporto».

La nuova analisi riguarda anche la praticabilità del Green New Deal  proposto dalla giovane deputata democratica – socialista Alexandria Ocasio-Cortez e dal senatore democratico Ed Markey che chiede di uscire dall’economia dei combustibili fossili creando al contempo posti di lavoro e proteggendo i livelli di vita delle comunità colpite dal cambiamento green. Lo studio riconosce che se i regolamentatori, i clienti e le utility guardassero oltre il limite locale di 35 miglia locale esaminato nel rapporto, il potenziale di riduzione dei costi aumenterebbe, ma questo potrebbe significare meno posti di lavoro nelle immediate vicinanze in quanto le rinnovabili sostituiscono il carbone più lontano al di fuori della comunità locale. Insomma, «La costruzione di fonti rinnovabili locali nelle immediate vicinanze delle centrali a carbone implica che eolico e solare potrebbero sostituire posti di lavoro locali, espandere la base imponibile, riutilizzare le linee di trasmissione esistenti e localizzarsi nello stesso territorio del servizio dell’utility. Ma questi vincoli sono piuttosto restrittivi».

Ma O’Boyle fa notare che «Questo non significa che iniziare con una struttura locale non sia un buon approccio.  I risultati potrebbero spingere i responsabili politici e gli altri stakeholders a valutare i benefici per le loro comunità che potrebbe implicare un passaggio alle rinnovabili. Utilizzare le rinnovabili locali può davvero essere usato per affrontare alcuni problemi di transizione per la comunità».

E per quanto riguarda I posti di lavoro che potrebbero essere persi a causa del declino dell’industria del carbone, O’Boyle conclude: «Possono tenerli sott’occhio mentre prendono in considerazione le nuove opzioni. La grande maggioranza degli americani sostengono l’aumento dell’uso dell’energia solare ed eolica nei loro Stati. I dati di questo rapporto forniscono una motivazione economica per la graduale eliminazione del carbone nel prossimo decennio guidata dall’energia eolica e solare, che sta avvenendo molto più veloce rispetto a quello che la maggioranza avevano immaginato. È tempo di andare avanti con la transizione dal carbone all’energia pulita».