L’intervento del direttore generale Modugno durante il convegno Fise Unire

Economia circolare, Assocarta: «Impossibile realizzare impianti per recuperare rifiuti da riciclo»

L’industria cartaria fa economia circolare dai tempi del Medioevo, e oggi il 60% delle materie prime proviene da riciclo

[19 ottobre 2016]

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A margine del convegno Fise Unire che si è tenuto ieri a Roma, “Riflessioni sul mercato e sul sistema di riciclo degli imballaggi” il direttore generale di Assocarta Massimo Medugno si sofferma sulla differenza (e complementarietà) di raccolta differenziata e riciclo: «Si tratta di due momenti agli antipodi nella filiera del riciclo, ma altrettanto indispensabili: il conferimento  in raccolta differenziata segna l’avvio del riciclo che si “chiude” solo quando i rifiuti e i materiali derivanti dai rifiuti sono trasformati nel processo cartario».

L’industria cartaria è un buon esempio della valenza di entrambi i passaggi. Negli ultimi 20 anni l’efficienza energetica del settore è migliorata del 20%, ma da sempre quest’industria si trova quotidianamente impegnata nell’uso di materie prime rinnovabili nel produrre carta, prolungandone la vita tramite il riciclo.

Infatti il 60 % circa delle materie prime utilizzato nelle cartiere è costituito da carte da riciclare: l’industria della carta – spiega Assocarta – fa economia circolare da sempre, da quando nel medioevo usava gli stracci e l’industria manifatturiera è fondamentale nell’economia circolare.

L’industria cartaria con 7 miliardi di fatturato è parte di una filiera che solo in Italia “vale” 31 miliardi di euro, con 200.000 addetti e 680.000 nell’indotto e la carta è il prodotto più riciclato in Europa. La raccolta urbana della carta in Italia è il primo materiale in quantità (oltre 3 milioni di tonnellate nel 2015 su un totale di 6,3 milioni di tonnellate di carta raccolta) con un tasso di riciclo dell’80% nel settore dell’imballaggio.

Come però evidenziato anche nei giorni scorsi sulle nostre pagine in riferimento al contesto toscano, un «limite alla “circolarità” è l’impossibilità – sottolinea Medugno – di realizzare impianti per il recupero dei rifiuti che provengono dal riciclo. Quindi, uno strumento solo per garantire il riciclo e la circolarità delle materie prime. Un errore che comporta uno spreco di risorse e di energia (e quindi una perdita di competitività) che i nostri concorrenti europei non fanno», penalizzando al contrario l’Italia dal punto di vista economico come da quello ambientale.