Efficienza energetica, integrare il Piano Industria 4.0 con i Certificati Bianchi per innovare la filiera produttiva

Incertezza normativa per generazione distribuita e autoproduzione

[26 giugno 2017]

Concludendo l’assemblea annuale di AssoEsco, l’associazione di Confindustria che raggruppa oltre 70 aziende italiane d’eccellenza che promuovono e realizzano interventi di efficienza energetica in tutto il Paese, il presidente Roberto Olivieri ha illustrato una proposta che chiede la «Cumulabilità dei Certificati Bianchi con gli iper e super ammortamenti previsti dal Piano Industria 4.0, istituzione di un Fondo di garanzia ad hoc per incentivare gli investimenti in efficienza da parte di Piccole e medie imprese e Pubblica amministrazione e, infine, la necessità stringente di normative stabili e in armonia con il quadro europeo per valorizzare il potenziale dell’autoconsumo».

AssoEsco sottolinea che «Il comparto dell’efficienza energetica rappresenta una punta di diamante tutta italiana per tecnologia e know-how. Sono soprattutto i numeri a dare evidenza della qualità e del ruolo che le aziende operanti nel settore svolgono nella nostra economia, con importanti riflessi anche sul campo della sostenibilità ambientale: il totale di investimenti in efficienza energetica realizzato in Italia nel 2016 è stato infatti pari a circa 6,13 miliardi di euro con importanti ricadute anche sul fronte occupazionale poiché, soprattutto dall’entrata in vigore del meccanismo dei Certificati Bianchi, si stima che gli occupati siano cresciuti di circa 7000 dipendenti all’anno. Una domanda occupazionale specialistica, molto diversificata e soprattutto giovane, impegnata in tutta la filiera (diagnostica, progettazione, realizzazione, gestione ecc.)».

La tavola rotonda che ha concluso l’assemblea di AssoEsco è stata anche l’occasione per una valutare le nuove attuali misure e per illustrare una serie di proposte “operative” da sottoporre alle Istituzioni, a partire da quella che punta ad «agganciare un grande e ambizioso piano industriale con lo strumento che ha più contribuito ad efficientare il settore produttivo, ovvero i Certificati Bianchi».

Secondo Olivieri, «L’ottimo Piano Industria 4.0 lanciato dal Governo potrebbe essere un’importantissima occasione per introdurre una “visione di sistema” e implementare misure stabili nel tempo e coordinate: pensiamo ad esempio che le opportunità introdotte dall’ iper e super ammortamento fiscale potrebbero essere rese cumulabili con i Certificati Bianchi laddove non ci sia una mera sostituzione di macchinari, ma sia progettata una gestione integrata efficiente».

Inoltre AssoEsco  mette l’accento sulla sostenibilità finanziaria dei progetti: «Il Contratto di Prestazione Energetica (EPC) è uno degli strumenti più efficaci e maggiormente utilizzati, in Italia e nell’Unione Europea, per il finanziamento di interventi di efficienza. Tuttavia, la diffusione di tale strumento a settori nei quali vi è un enorme potenziale di efficientamento ma scarsa propensione agli investimenti diretti – vedi PMI e Pubblica Amministrazione – è spesso limitata dalle difficoltà che incontrano i fornitori di tali servizi nell’ottenere accesso al credito. Per questo ASSOESCo ritiene opportuno che siano istituti strumenti di sostegno, per esempio un nuovo fondo di garanzia, che limiti i rischi finanziari».

Ma non tutto va per il verso giusto: «Nostante il più volte ribadito impegno della politica nel promuovere la riduzione dei consumi, Assoesco segnala un grave caso di ritardo normativo: la pubblicazione del Decreto Ministeriale di revisione del meccanismo dei Certificati Bianchi, già avvenuta con un pesante ritardo rispetto ai tempi previsti, non è stata ancora seguita dalla pubblicazione delle Guide Operative e il Contratto Tipo. Ne consegue un ulteriore danno in termini di business, nonché una perdita dei risparmi per certificare il raggiungimento degli obblighi comunitari».

L’associazione confindustriale segnala con preoccupazione che l’incertezza normativa «riguarda anche il mondo della generazione distribuita e dell’autoproduzione, che dopo il Decreto Milleproroghe del 2016 non trova ancora una chiara definizione degli oneri collegati.  Questo rischia di allontanare gli investimenti che nel 2016 sono stati di 543 milioni solo per la cogenerazione».

Olivieri conclude: «Riteniamo che sui Sistemi Efficienti di Utenza si debba fare un passo verso una maggiore armonizzazione con gli altri Paesi UE e garantire una diffusione di tali forme di risparmio, pensate soprattutto per i distretti industriali: la configurazione italiana dei SEU prevede infatti – caso sui generis in Ue – che una produzione energetica per essere accreditata ad alta efficienza e così essere riconosciuta debba essere obbligatoriamente connessa a un solo consumatore. AssoEsco chiede invece di eliminare tale obbligo e riallineare così la normativa italiana ai criteri ispiratori delle Direttive Ue in materia».