Da Lucca a Copenaghen, guida per un tour alla scoperta del futuro

Electrip: ecco come viaggiare in Europa solo con un’auto elettrica

Trecento euro e 3 settimane per 6.000km, 8 paesi e 5 capitali, tutto senza utilizzare una goccia di benzina

[8 settembre 2016]

Electrip auto elettrica 6

Un’azienda che da un paio di anni ha compiuto la scelta dell’auto elettrica per la flotta aziendale. Un dipendente che, dopo i primi utilizzi aziendali, propone l’acquisto in famiglia del mezzo a batterie. Qualche prova, qualche discussione, e in famiglia viene deciso di acquistare un’auto elettrica di proprietà. L’utilizzo quotidiano infonde ottimismo e genera interrogativi, così nasce l’idea di electrip, un tour europeo a caccia di colonnine – con l’azienda*, operante nel settore energetico, che decide di sostenere il viaggio finanziandone in parte le spese.

Electrip significa quasi 6.000km in tre settimane, 8 paesi attraversati, 5 capitali europee, tutto senza utilizzare una goccia di benzina. Viaggiando in silenzio, senza vibrazioni, con una nuova piacevolezza di guida. Un roadtrip elettrico con un’auto che non gode di una rete privata di ricarica, e che ha una autonomia di 30 kWh di capacità nelle batterie al litio, equivalenti ad una media di 140-190 km a seconda della tipologia di guida, di percorso, e della densità di distributori.

L’esperimento ha avuto buon fine, con dati di spostamento prossimi a quelli di un viaggiatore “convenzionale”. Sembra, almeno all’estero, di essere molto vicini ad una effettiva range parity. Eppure, ad eccezione della supercar Tesla, l’auto elettrica specialmente in Italia viene giudicata molto lontana dal poter sostituire l’auto a combustione nel comune utilizzo.

Il viaggio

Un viaggio emozionante, condito da qualche dubbio iniziale sulla fattibilità: il timore di restare a piedi. L’auto utilizzata infatti non prevede alcun dispositivo alternativo alla trazione elettrica. Finita la carica elettrica, tocca scendere di macchina.

Ma valicato il confine italiano, si scopre che percorrere anche 400 km al giorno con circa 60-70 min di sosta è possibile, e non molto diverso dal farlo con una macchina a combustione. Avere una buona rete di ricarica a disposizione restituisce la totale libertà di movimento che l’auto, per sua natura, fornisce.

Al di là delle Alpi i paesi europei hanno infatti una rete maggiormente sviluppata, in particolare modo per le ricariche veloci. A titolo di esempio, in Svizzera ci sono punti di ricarica super-veloci dove si può ricaricare in 10 minuti, in Olanda i distributori sono frequenti quasi quanto quelli tradizionali, in Danimarca addirittura il veichle to grid è una realtà: si può quindi anche cedere energia alla rete, vendendola, oltre che acquistarla per caricare l’auto.

Come si ricarica l’auto

Attualmente non esiste uniformità per l’accesso alle ricariche. Ci si ricarica sempre in self-service tramite app, smartcard o, a volte, direttamente con carta di credito. Si possono sottoscrivere abbonamenti con i distributori di elettricità per auto, oppure pagare a consumo. La molteplicità dei soggetti distributori sulla vasta area crea però problemi di accesso; spesso ogni distributore ha un suo circuito su cui attiva i dispositivi di accesso (smartcard, app), con la conseguente moltiplicazione degli abbonamenti da sottoscrivere. Durante electrip, per l’accesso alla ricarica sono state utilizzate cinque tessere e tre app, delle quali due tedesche, due francesi, due olandesi, una danese[1].

A monte dell’accesso alla ricarica c’è la localizzazione dei punti per l’approvvigionamento: anche questo aspetto è tuttora in fieri, ed è quindi necessario consultare molteplici app e siti specifici per crearsi un itinerario. Spesso sono d’aiuto le recensioni degli utenti per avere la sicurezza di ricaricare[2].

I paesi modello

Scendendo nel particolare, Danimarca e Olanda sono apparsi ad un livello di sviluppo superiore rispetto agli altri Paesi nell’applicazione della direttiva europea Afid e dei rispettivi Piani nazionali che ne derivano.

I piani di sviluppo delle reti di ricarica per veicoli elettrici, infatti, prevedono livelli di sviluppo crescenti. Se gli altri paesi hanno sviluppati corridoi elettrici[3] veloci lungo le direttrici principali (es: asse nord-sud, est-ovest), quelli citati hanno già implementato una rete a maglie più fitte che dà libertà, in ogni caso, anche sulla viabilità ordinaria. Inoltre, anche il livello di omogeneità e di interoperabilità[4] è maggiore. In Germania, allontanarsi dagli assi principali di spostamento può essere problematico. A Parigi, un utente che viene da fuori ha qualche difficoltà a caricare in città.

I costi

Grazie al fatto che questo nuovo sistema di spostarsi gode di promozioni, i 5.850 km di electrip sono stati percorsi con meno di 300€, inserendo nel totale anche la (rilevante) voce dei costi dei parcheggi cittadini notturni provvisti di ricarica. Questo aspetto potrebbe far brillare gli occhi di un risparmiatore, ma c’è da ricordare che il costo di acquisto di un’auto elettrica, confrontato con una convenzionale di pari livello, è assai maggiore, e per quanto i costi fissi di utilizzo siano molto inferiori, solo in alcuni casi si riesce a recuperare il maggiore investimento iniziale.

Resta quindi doveroso precisare che utilizzare un’auto elettrica non è una scelta di convenienza economica, è una scelta per l’ambiente e (dunque) per il nostro futuro: molto spesso, l’energia che si utilizza per caricare l’auto è garantita 100% rinnovabile. Infine, si noti che il comfort di marcia è superiore ad una auto di pari livello.

I problemi che si possono incontrare

Facendo riferimento all’itinerario mappato (si veda immagine a lato, ndr), prima dell’imbarco tra Germania e Svezia, da Berlino a Rostock si attraversa una zona poco coperta da colonnine. In Francia, allontanarsi dalle autostrade e dai grandi centri urbani è attualmente sconsigliabile, e anche il livello di interoperabilità è inferiore ad altri paesi. L’accesso alla ricarica con le tessere/app/abbonamenti che si hanno a disposizione deve essere sempre verificato prima di incamminarsi.

E in Italia?

L’Italia, purtroppo, è agli ultimi posti in Europa per quanto riguarda le ricariche veloci e questo rende gli spostamenti in auto elettrica molto difficoltosi. Non c’è ancora paragone con i paesi sopracitati. C’è però una discreta copertura di punti di ricarica di tipo “quick”, che a seconda del tipo di auto riescono a caricare le batterie in un tempo che va da 1h a oltre 6h. Ma filtra ottimismo: in Italia esiste un fervente movimento pro-elettrico molto attivo sia per sensibilizzare le istituzioni locali che nazionali e che fornisce molte informazioni utile tramite i social network. L’arretratezza della rete potrebbe essere colmabile con investimenti non così “proibitivi” come potrebbe sembrare.

Come è stato recentemente dichiarato da un esponente del governo, non sempre i primi sviluppatori di una nuova tecnologia sono anche i migliori, e studiare cosa succede all’estero è un buon modo per cercare di immaginarsi una rete italiana. Oggi, colmare il gap appare ormai doveroso.

Possiamo immaginare un futuro di sole auto elettriche?

Sul mercato, sempre di più, si discute dell’auto elettrica come del possibile futuro dell’automotive. Nessuna emissione locale, benefici per la rete elettrica e uno stimolo a poter aumentare ulteriormente la quota di rinnovabili sulla produzione totale di energia. Questi solo alcuni dei benefici che deriverebbero, abbastanza chiari da molti anni, senza che governi e aziende del settore intraprendano però questa strada con decisione. Recentemente, però, le case automobilistiche dichiarano rivoluzionari piani di sviluppo in tal senso, e nuovi modelli più performanti.

D’altra parte, è certo che un futuro diverso dall’auto tradizionale è necessario: nell’ambito della riduzione delle emissioni, infatti, il comparto dell’automotive dagli anni 90 è rimasto pressoché al palo, e anzi ha accentuato il proprio peso sulla bilancia globale delle fonti di inquinamento[5].

Guardando agli altri paesi, in Olanda è in discussione (già passata alla Camera e in attesa di una imminente decisione del Senato) una legge che vieti al 2025 la vendita di auto a combustione.

Forse non si tratta solo di un cambiamento tecnologico, ma anche di costumi. Scegliere un’auto elettrica anziché un’auto a combustione risulta gratificante: questa cultura in certe aree dell’Unione europea comincia già a penetrare, e sarebbe controproducente continuare a rimanere un fanalino di coda.

* www.ferasrl.it

[1] Francesi: Sodetrel e Kiwhi. Tedesche: RWE e Plugsurfing. Olandesi: Thenewmotion e Fastned. Danese: Clever.

[2] Per la localizzazione, incrociando i dati di Chargemap e di Lemnet si ha già un itinerario. Per esperienza personale, ulteriori siti da poter consultare sono chademo.com e le mappe dei diversi gestori di cui alla nota (1).

[3] Un corridoio elettrico è la creazione di punti di ricarica veloce lungo direttrici di spostamento del traffico veicolare, da e verso i maggiori centri urbani.

[4] L’interoperabilità è la possibilità di accedere ai punti di ricarica anche se gestiti da soggetti diversi da quelli a cui si è abbonati, come ad esempio può capitare ad un viaggiatore proveniente dall’estero.

[5] http://www.qualenergia.it/articoli/20160830-le-auto-elettriche-possono-sostituire-quelle-convenzionali-nel-90-percento-dei-casi