Emissioni industriali ed energie rinnovabili: altri due richiami Ue all’Italia

[26 settembre 2013]

I governi che si sono succeduti in questi ultimi anni, più o meno tecnici e di vario colore, non hanno ritenuto prioritarie le questioni ambientali e l’Italia continua a “collezionare” richiami dall’Ue su questi temi. Gli ultimi riguardano le emissioni industriali e le energie rinnovabili.

Nel primo caso sono 4 i Paesi (Italia, Cipro, Slovenia, e Romania) esortati dalla Commissione europea a precisare le modalità di attuazione della normativa dell’Ue sulle emissioni industriali nell’ordinamento giuridico nazionale. La nuova Direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, che sostituisce ed aggiorna la normativa precedente con l’obiettivo di prevenire, ridurre e, per quanto possibile, eliminare l’inquinamento dovuto alle attività industriali, sarebbe dovuta essere recepita nell’ordinamento giuridico nazionale entro il 7 gennaio 2013.

Poiché gli Stati membri menzionati non hanno rispettato il termine fissato, il 21 marzo 2013 la Commissione ha notificato loro una costituzione in mora e trasmette ora un parere motivato. Se i quattro Stati membri non adotteranno i provvedimenti necessari entro due mesi, i loro casi potranno essere deferiti alla Corte di giustizia dell’Unione europea, che può imporre sanzioni pecuniarie. Idem per quanto riguarda la piena conformità alle norme dell’UE sulle energie rinnovabili e questa volta al nostro Paese fa compagnia la Spagna.

La Commissione ha inviato ai due paesi del Mediterraneo un parere motivato perché essi non le hanno comunicato il recepimento completo della direttiva sulle energie rinnovabili (2009/28/CE). La direttiva sarebbe dovuta essere attuata dagli Stati membri entro il 5 dicembre 2010, ma l’Italia e la Spagna non hanno comunicato alla Commissione tutte le misure necessarie al suo recepimento completo nella normativa nazionale. Se entro due mesi gli Stati membri in questione non avranno adempiuto all’obbligo giuridico, la Commissione potrà decidere di adire al riguardo la Corte di giustizia.

Mal comune non fa mezzo gaudio ma i due suddetti pareri motivati vengono a integrare i 17 procedimenti analoghi riguardanti Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica ceca, Slovenia e Ungheria. Si ricorda che la direttiva fa obbligo a ciascuno Stato membro di raggiungere obiettivi individuali in termini di quota complessiva di energia da fonti rinnovabili nel consumo energetico.

A tal fine, per esempio, gli Stati membri devono adottare norme volte a migliorare l’accesso alla rete per l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, le procedure amministrative e la pianificazione, la formazione e l’informazione degli installatori. Inoltre, i biocarburanti usati per conseguire l’obiettivo nel settore dei trasporti devono soddisfare una serie di criteri di sostenibilità, anch’essi da includere nella normativa nazionale.