Circa 85mila le morti premature, e danni economici per 97 miliardi di dollari

Enea: l’inquinamento atmosferico toglie a ciascun italiano 10 mesi di vita

Diventano in media 14 per chi vive al nord (dove sono disponibili più dati), 6,6 al centro e 5,7 al sud e nelle isole

[3 maggio 2017]

«In termini di mesi di vita persi i nostri studi hanno rilevato che l’inquinamento accorcia la vita di ciascun italiano di 10 mesi in media: 14 per chi vive al nord, 6,6 al centro e 5,7 al sud e nelle isole». A riportare i dati ottenuti dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile è Carmela Marino, responsabile della divisione Tecnologie e metodologie per la salvaguardia della salute dell’uomo attiva all’interno dell’Enea. L’indagine si concentra sulle dimensioni dell’inquinamento atmosferico, sollevando numeri drammatici in un momento – anche politicamente – delicato: nei giorni scorsi l’Ue ha rivolto un ultimatum al governo italiano, che ancora non è in grado di garantire il rispetto della normativa comunitaria (inaugurata ormai 12 anni fa) sulla qualità dell’aria. La prospettiva di sanzioni si avvicina, e nel mentre sul territorio cresce l’esigenza di fronteggiare l’emergenza smog: c’è fame di dati, in grado di definire il campo del dibattito.

«I valori di mortalità più elevati al settentrione vanno letti alla luce della maggiore disponibilità di dati rispetto al resto d’Italia», aggiunge ad esempio Marino. A livello nazionale l’Enea ha realizzato una mappa degli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute, ossia la prima banca dati italiana in grado di fornire informazioni sulla mortalità per età, sesso e patologia anche a livello di singolo comune. Un vero e proprio ‘motore di ricerca’ che – spiega l’Agenzia –, opportunamente interrogato, permette di analizzare il territorio italiano in base alla mortalità e di pianificare azioni di prevenzione e interventi strategici anti-inquinamento. A questa mappa si somma un nuovo sistema di previsione oraria dell’inquinamento atmosferico a 3-5 giorni con un livello di dettaglio mai raggiunto prima su scala nazionale: «Questo strumento – dettaglia Gabriele Zanini, responsabile della divisione Enea Modelli e tecnologie per la riduzione degli impatti antropici e dei rischi naturali – permette di elaborare previsioni dell’inquinamento a breve termine con un dettaglio territoriale di 4×4 km. In questo modo, anche il piccolo comune può conoscere la qualità della sua aria e affrontare in modo efficace e tempestivo l’emergenza smog. In particolare, il sistema consente di individuare in anticipo l’insorgere e la durata di fenomeni di inquinamento acuto potenzialmente pericolosi soprattutto per le fasce vulnerabili della popolazione, come bambini, anziani e persone affette da malattie cardiache e respiratorie».

Per offrire risposte realmente efficaci e durature contro l’inquinamento atmosferico è però ormai assodato che «provvedimenti emergenziali e su scala locale» non sono la risposta, spiega l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). La causa principale del problema risale a quanta energia produciamo, e come, con una lista di “responsabili” già stilata: in primo luogo troviamo gli usi civili (come il riscaldamento degli edifici), seguiti dai trasporti e infine dall’industria.

Delineare la transizione verso un utilizzo più sostenibile dell’energia, attraverso una politica lungimirante e di portata sufficientemente ampia, è nell’interesse di tutti. Come ricorda l’Enea citando dati Oms, l’inquinamento atmosferico è responsabile ogni anno di circa 7 milioni di decessi nel mondo (il 12% delle morti premature totali), e rappresenta così il fattore ambientale di maggiore rischio per la salute umana. Una prospettiva valida anche per l’Italia, dove l’inquinamento dell’aria – soprattutto quello dovuto a polveri sottili (PM2,5), ozono e biossido di azoto – provoca secondo i dati dell’Agenzia europea dell’ambiente circa 85mila morti premature (causate il primis da tumore al polmone, infarto, ischemia, asma e malattie respiratorie acute e croniche), il numero più alto di decessi in Europa, con un danno economico complessivo di 97 miliardi di dollari, pari a una perdita di ricchezza nazionale del 4,7% di Pil.

L. A.