Energia: il 35% è il nuovo obiettivo europeo per efficienza e rinnovabili

Ferrante (Kyoto Club): «Un passo avanti. Ma il Governo italiano latita». Greenpeace «Ancora troppo spazio ai biocombustibili»

[18 gennaio 2018]

Il Parlamento europeo ha approvato i nuovi obiettivi vincolanti a livello Ue che prevedono «un miglioramento del 35% dell’efficienza energetica, una quota minima pari almeno al 35% di energia da fonti rinnovabili nel consumo finale lordo di energia e una quota del 12% di energia da fonti rinnovabili nei trasporti entro il 2030.

Per raggiungere tali obiettivi, gli Stati membri dell’Ue «sono invitati a fissare le necessarie misure nazionali, che saranno monitorate secondo le nuove regole sulla governance dell’Unione dell’energia».

Il 35% è l’obiettivo minimo richiesto dalle associazioni ambientaliste e dalle imprese delle rinnovabili ed è comunque un passo avanti rispetto al precedente obiettivo del 27% previsto dalla Commissione europea.

Secondo il vicepresidente del Kyoto Club, Francesco Ferrante, è «Il voto è positivo, ma attendiamo in Italia il decreto che normi procedure burocratiche e incentivi. Il governo italiano latita. Dopo avere emanato una Strategia energetica nazionale troppo timida su questo punto (solo il 28% al 2030) non sta facendo il suo dovere: emanare cioè il decreto che si attende dalla fine del 2016 che normi gli incentivi, le semplificazioni burocratiche, i contingenti da mettere ad asta delle fonti rinnovabili non fotovoltaiche e riapra i registri per gli impianti più piccoli. La proroga continua della misura sulle rinnovabili crea confusione e getta le imprese del settore nell’incertezza, contribuendo alle mancate occasioni di sviluppo e di lavoro all’intero sistema Paese. La strada invece dovrebbe essere una e una sola per l’Italia e per l’Europa: per rispettare gli accordi di Parigi bisogna scommettere sulle rinnovabili che grazie all’innovazione tecnologica hanno costi sempre più bassi e competitivi nei confronti dei fossili e spingere su autoproduzione e autoconsumo».

Un giudizio sostanzialmente positivo arriva anche da Sebastian Mang di Greenpeace Eu: «Il Parlamento ha giustamente riconosciuto che l’Ue deve aumentare la quota di rinnovabili se vuole rispettare i suoi impegni sul clima, ma avrebbe dovuto mantenere il focus sulle soluzioni reali, e non su quelle false come i biocombustibili. Nonostante molti governi europei stiano tenendo ancorati i propri Paesi a nucleare e carbone, invece di puntare sulle rinnovabili, il Parlamento sostiene fermamente il diritto dei cittadini di ottenere e vendere energia prodotta dal sole e dal vento».

Per quanto riguarda l’efficienza energetica, gli europarlamentari precisano che l’obiettivo minimo vincolante del 35% – approvato con 485 sì, 132 no e 58 astensioni – e gli obiettivi nazionali indicativi saranno definiti «sulla base del consumo energetico previsto per il 2030 seguendo il modello PRIMES (simulando il consumo energetico e il sistema di approvvigionamento energetico nell’Ue). Il relatore per l’efficienza energetica, il socialdemocratico ceco Miroslav Poche, ha evidenziato che «L’efficienza energetica è una delle dimensioni chiave della strategia dell’Unione dell’energia. Una politica ambiziosa in questo settore contribuirà a raggiungere i nostri obiettivi climatici ed energetici e ad aumentare la nostra competitività. È anche uno dei modi migliori per combattere la povertà energetica in Europa».

L’obiettivo vincolante del 35% per le energie rinnovabili è stato approvato con 492 voti favorevoli, 88 contrari e 107 astensioni e gli eurodeputati affermano che «Nel 2030 la quota di energie rinnovabili deve essere pari al 35% del consumo energetico dell’Ue. Dovrebbero inoltre essere fissati obiettivi nazionali, dai quali gli Stati membri sarebbero autorizzati a discostarsi, a determinate condizioni, fino a un massimo del 10%». Il relatore per le rinnovabili, il socialista spagnolo Jose Blanco Lopez, ha dichiarato: «La Commissione europea era troppo timida nella sua proposta. Se l’Europa vuole rispettare gli impegni di Parigi, lottare contro il cambiamento climatico e guidare la transizione energetica, dobbiamo fare di più. Il Parlamento è stato in grado di raggiungere un ampio consenso a favore di obiettivi significativamente più elevati per il 2030. Siamo inoltre riusciti a rafforzare il diritto all’autoconsumo, a portare sicurezza e certezza agli investitori, ad aumentare l’ambizione di de-carbonizzare il settore dei trasporti, nonché i settori del riscaldamento e del raffreddamento. La de-carbonizzazione non è un freno alla crescita economica. Al contrario, è il motore della competitività, dell’attività economica e dell’occupazione».

Per quanto riguarda i carburanti per i trasporti, l’Europarlamento ha deciso che «Nel 2030, ogni Stato membro dovrà garantire che il 12% dell’energia consumata nei trasporti provenga da fonti rinnovabili. Il contributo dei biocarburanti cosiddetti di “prima generazione” (composti da colture alimentari e da mangimi) dovrà essere limitato ai livelli del 2017 con al massimo il 7% del trasporto stradale e ferroviario». Gli eurodeputati vogliono vietare l’utilizzo dell’olio di palma a partire dal 2021 e sottolineano che «La quota dei biocarburanti avanzati (che hanno un impatto minore sull’uso del suolo rispetto a quelli basati sulle colture alimentari), dei carburanti rinnovabili per i trasporti di origine non biologica, dei combustibili fossili a base di rifiuti e dell’elettricità rinnovabile dovrà essere pari almeno all’1,5% nel 2021, con un aumento fino al 10% nel 2030». Ma Greenpeace lamenta il fatto che «Nonostante i passi in avanti sul target rinnovabili, il Parlamento europeo continua però a sostenere il continuo ricorso in Ue ai biocombustibili. La proposta del Parlamento, ad esempio, consentirebbe agli Stati membri di bruciare interi alberi, abbattuti per essere sfruttati a fini energetici e raggiungere gli obiettivi sulle rinnovabili. Questo nonostante gli scienziati concordino sul fatto che aumenterebbero le emissioni per decenni, contribuendo in modo significativo al degrado delle foreste».

Del nuovo “pacchetto energia” fa parte anche un altro impegno che riguarda i veicoli elettrici: «Entro il 2022, il 90% delle stazioni di rifornimento lungo le strade delle reti transeuropee dovrà essere dotato di punti di ricarica ad alta potenza».

L’Europarlamento ha affrontato anche un altro tema energetico controverso: quello delle biomasse e ha deciso che «I regimi di sostegno alle rinnovabili derivanti dalla biomassa devono essere concepiti in modo tale da non incoraggiare un uso inappropriato della biomassa ove esistano impieghi industriali o materiali che offrono un valore aggiunto più elevato, in quanto il carbonio catturato nel legno verrebbe liberato se fosse bruciato per riscaldamento. Per quanto riguarda la produzione di energia, occorre pertanto dare priorità alla combustione dei rifiuti di legno e residui».

Importanti novità anche per l’autoconsumo e comunità energetiche: il Parlamento europeo «vuole garantire che i consumatori che producono energia elettrica nei loro edifici (autoconsumo) abbiano il diritto di consumarla e di installare sistemi di stoccaggio senza dover pagare oneri, canoni o imposte». Gli eurodeputati sanno bene che la cosa non piacerà alle grandi imprese energetiche e per questo il mandato negoziale chiede agli Stati membri di «valutare gli ostacoli esistenti all’autoconsumo di energia prodotta nei territori dei consumatori, di promuovere tale consumo e di garantire che i consumatori, in particolare le famiglie, possano aderire alle comunità delle energie rinnovabili senza essere soggetti a condizioni o procedure ingiustificate». Uno studio redatto da CE Delft e diffuso da Greenpeace nel 2016 mostra come, con il giusto supporto, metà dei cittadini dell’Unione europea potrebbe autoprodurre energia da fonti rinnovabili entro il 2050, coprendo circa il 50% della domanda elettrica dell’Ue. Le compagnie elettriche fornirebbero invece il resto dell’elettricità rinnovabile di cui ci sarebbe bisogno.

Il Parlamento europeo ha anche approvato, con 466 voti favorevoli, 139 contrari e 38 astensioni, una  risoluzione sulla governance dell’Unione dell’energia che prevede che «ogni Stato membro deve notificare alla Commissione europea  un piano nazionale integrato per l’energia e il clima entro il 1° gennaio 2019 e, successivamente, ogni 10  anni. Il primo piano deve coprire il periodo dal 2021 al 2030. I piani successivi devono coprire il periodo di 10 anni immediatamente successivo alla fine del periodo coperto dal piano precedente. La Commissione dovrebbe valutare i piani nazionali integrati per l’energia e il clima e formulare raccomandazioni o adottare misure correttive qualora ritenesse che i progressi compiuti siano insufficienti o che siano state adottate azioni insufficienti».

Secondo la correlatrice per la governance, la verde francese Michèle Rivasi, «Il Parlamento europeo ha assunto una posizione storica, conforme e coerente con gli impegni dell’UE sul clima. È la prima volta che la legislazione europea ha elaborato, in particolare, un obiettivo Ue per le energie rinnovabili del 35% e un obiettivo per l’efficienza energetica del 35% ntro il 2030, una strategia per il metano e obblighi di lotta contro la povertà energetica. Questa politica contribuirà a sviluppare un’autentica indipendenza energetica, a creare posti di lavoro e a garantire investimenti sicuri. Oltre ad essere coerente, la proposta sulla governance fornisce una piattaforma per il dialogo tra la società civile, le autorità locali e i governi. Questa trasparenza sarà necessaria per affrontare la lobby degli oligopoli dell’energia. Un interesse deve prevalere su tutti gli altri: il futuro del pianeta e dei suoi abitanti!». L’altro correlatore per la governance, il verde lussemburghese Claude Turnmes, ha aggiunto: «Dopo l’accordo molto debole raggiunto dal Consiglio in dicembre sul pacchetto Energia pulita sono orgoglioso che il Parlamento oggi abbia contribuito a ripristinare la credibilità dell’Unione europea sul clima. Una maggiore ambizione sulle energie rinnovabili, sull’efficienza energetica e un solido sistema di governance basato su un approccio sul bilancio del carbonio contribuiranno alla realizzazione di un’economia a zero emissioni di carbonio entro il 2050 e al rispetto dell’accordo di Parigi. Il Parlamento dimostrerà un fronte unito quando avvierà i negoziati con il Consiglio».

I negoziati tra Parlamento, Commissione e Consiglio Ue potranno iniziare immediatamente, visto  che il Consiglio ha approvato i suoi orientamenti generali sull’efficienza energetica il 26 giugno e sulle energie rinnovabili e la governance dell’Unione dell’energia il 18 dicembre. Ma Greenpeace Eu ricorda che «I ministri dell’Energia, che avevano raggiunto il loro accordo preliminare sul pacchetto completo di riforma energetica lo scorso 18 dicembre, hanno sin qui sostenuto controverse sovvenzioni per carbone, nucleare e gas e hanno indebolito le proposte per consentire a famiglie, cooperative e municipalità di produrre e vendere la propria energia rinnovabile».