Energia: accordo all’Ue su efficienza e governance. Soddisfatti i relatori Verdi e socialdemocratici

Legambiente: passo nella giusta direzione ma ancora inadeguato rispetto agli impegni di Parigi. L’Italia acceleri l’uscita dalle fonti fossilie punti su efficienza energetica e rinnovabili

[21 giugno 2018]

Nella serata  di martedi i negoziatori del Parlamento europeo e il Consiglio dell’Ue hanno raggiunto un  accordo sul “Pacchetto Energia Pulita 2030”  che fissa un obiettivo del 32,5% di efficienza energetica a livello europeo, con una revisione al rialzo entro il 2023 «per tener conto delle significative riduzioni di costi risultanti dai cambiamenti climatici o tecnologici».

Un secondo accordo concluso nella notte tra martedi e mercoledi stabilisce sia i meccanismi di funzionamento per il progetto dell’Unione dell’energia che «un quadro all’interno del quale gli Stati membri potranno operare e rispondere agli obiettivi dell’Ue in materia di energia e di clima».

In un comunicato il Parlamento europeo spiega che «L’accordo provvisorio sull’efficienza energetica obbliga gli Stati membri ad accrescere i loro risparmi energetici dello 0,8% ogni anno per il periodo 2021-2030. Questa disposizione potrebbe incoraggiare il rinnovo degli edifici e l’utilizzo di tecnologie di riscaldamento e riscaldamento più efficaci».

In base al secondo accordo provvisorio, ogni Stato membro deve presentare «Un piano nazionale integrato in materia di energia e di clima» entro il 31 dicembre 2019, poi il primo gennaio  2029 e ogni 10 anni. L’accordo prevede che «Il primo piano dovrà coprire il periodo che va dal 2021 al 2030, tenendo conto anche di una prospettiva a lungo termine, e i piani successivi dovranno coprire il decennio seguente. Questi piani nazionali integrati in materia di energia e di clima includeranno obiettivi, contributi, politiche e misure a livello nazionale per ciascuna delle cinque dimensioni dell’Unione dell’energia: de carbonizzazione; efficienza energetica; sicurezza energetica; mercato ingterno dell’energia; ricerca, innovazione e competitività. Inoltre, gli Stati membri dovranno preparare delle strategie a lungo termine che determinino la loro visione politica fino al 2050».  Per rispondere a questi obiettivi il progetto di accordo chiede agli Stati membri di cooperare, utilizzando tutte le forme esistenti di cooperazione régionale.

La nota del Parlamento europeo evidenzia che «Per la prima volta, gli Stati membri sono tenuti a utilizzare una parte delle loro misure di efficienza energetica per aiutare i consumatori vulnerabili, in particolare quelli riguardanti la povertà energetica. I piani dovranno anche contenere valutazioni sul numero di famiglie che si confrontano con la povertà energetica in ogni Paese dell?Ue, così come degli obiettivi nazionali indicativi per ridurre questa povertà se il numero di famiglie interessate è significativo. Gli Stati membri potrebbero anche includere delle misure in grado di lottare contro la povertà energetica, in particolare delle misure di politica sociale  e altri programmi nazionali pertinenti».

La Commissione europea valuterà i piani nazionali integrati in materia di energia e clima e formulerà delle raccomandazioni o prenderà delle misure correttive se stimerà che i progressi realizzati o le misure prese siano insufficienti. Parlamento e Consiglio europei esamineranno regolarmente i progressi realizzati lungo la starda vero l’Unione dell’energia.

Per Legambiente si tratta di «un primo passo nella giusta direzione anche se ancora fortemente inadeguato rispetto agli impegni di Parigi che richiedono almeno il 40% per efficienza energetica ed il 45% per le rinnovabili. Solo in questo modo, secondo le stime della stessa Commissione, l’Europa può contribuire – con il 55% di riduzione delle emissioni climalteranti entro il 2030 – a stare almeno ben al di sotto dei 2°C. E servono obiettivi ancora più ambiziosi per stare entro la soglia di sicurezza di 1.5°C secondo quanto previsto dall’Accordo di Parigi. Non a caso, il pacchetto prevede la revisione al rialzo entro il 2023 degli obiettivi comunitari per rinnovabili ed efficienza energetica e l’aggiornamento dei piani nazionali entro il 2024».

Più positivo di quello degli ambientalisti italiani il giudizio del Verde lussemburghese Claude Turmes, co-relatore della  Commissione industria ed energia per la  governance dell’Unione dell’energia, «L’accordo concluso prevede un meccanismo credibile, trasparente ed efficace per garantire il raggiungimento collettivo degli obiettivi del 2030 in materia di fonti di energie rinnovabili e di efficienza energetica. Stabilisce anche dei nuovi partenariati  tra gli Stati membri e la società civile, le città e le parti interessate. E’piuttosto ambizioso in materia di cooperazione regionale. Per quel che riguarda la visione climatica per il 2050, questo regolamento costituisce un grande passo avanti perché, per la prima volta, ancora il concetto di “carbon budget” nella legislazione europea e sottolinea la necessità di di arrivare il più presto possibile a un’economia a emissioni zero di carbonio».

Il Verde francese Michele Rivasi, co-relatore  della commissione ambiente e salute pubblica per la governance dell’Unione dell’energia, aggiunge: «Per rispettare l’Accordo di Parigi sono necessarie delle solide regole di governante- Abbiamo dunque vigilato affinché i piani nazionali siano compatibili con l’obiettivo di mantenere il riscaldamento climatico ben al di sotto dei 2°C, con l’ambizione di raggiungere gli 1,5°C.  Ci felicitiamo ugualmente per messa in opera di un meccanismo in grado di granture una contribuzione equa da parte degli Stati membri alla transizione energetica. In fine, i nostri sforzi mirano a fare in modo che il problema della povertà energetica sia preso sul serio a livello europeo portando dei frutti. Se siamo soddisfatti del compromesso, sono ancora necessari dei miglioramenti, in particolari in termini di efficienza energetica, di energie rinnovabili e di decarbinizzazione  totale della nostra economia entro il 2050».

E’ d’accordo con Rivasi il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani che si rivolge al nostro governo: «E’ importante che l’Italia sin dalle prossime settimane confermi con i fatti la posizione avanzata al Consiglio Energia dello scorso 11 giugno sostenuta dal ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio. Un segnale indispensabile per evidenziare la volontà politica del nuovo governo di voltare definitivamente pagina e impegnarsi senza ambiguità per una forte leadership nazionale ed europea nell’azione climatica globale. Un impegno indispensabile non solo per tradurre in realtà la promessa di Parigi. Ma soprattutto per accelerare la transizione, fondata su efficienza energetica e rinnovabili, verso la decarbonizzazione dell’economia italiana ed europea. Solo così sarà possibile vincere la triplice sfida climatica, economica e sociale, creando nuove opportunità per l’occupazione e la competitività delle imprese europee.  Una sfida che l’Europa e l’Italia non possono fallire».

Il realatore per l’efficienza energetica, il socialdemocratico ceco Miroslav Poche, non ha invece dubbi: «Un’efficienza energetica accresciuta è una politica realmente benefica per tutti gli europei. Si tratta di un accordo per i cittadini, dato che sboccherà in riduzioni importanti di consumo di energia, il che ridurrà  le loro bollettee migliorerà la loro salute e il benessere, lottando allo stesso tempo contro la povertà ebergetica. Si tratta anche di una buona notizia per la competitività del settore europeo, riducendo i costi e incoraggiando i nuovi investimenti, la crescita e il lavoro, in particolare nel settore delle costruzioni. Infine, si tratta di una notizia ancora migliore per il nostro pianeta, dato che l’efficienza energetica è un elemento chiave della nostra politica climatica e che questa direttiva svolgerà un ruolo essenziale per rispondere ai nostri obblighi presi nel quadro dell’Accordo si cambiamenti climatici di Parigi».