Energie rinnovabili in Nord Africa, la filiera elettrica italiana è pronta

E l’Africa centro-orientale discute di come uscire dalla dipendenza da biomasse e petrolio

[22 novembre 2018]

Si è conclusa la seconda edizione del workshop  “Renewable Energy Investments In The Mediterranean And Beyond”, organizzato da Elettricità Futura, RES4Med&Africa e Federazione Anie – Anie Rinnovabili che ha fattop il punto sulle opportunità di internazionalizzazione delle imprese del settore elettrico all’estero e  in particolare nel Nord Africa. L’evento che ha coinvolto sia le grandi utility che le piccole e medie imprese specializzate nella produzione e fornitura di energia elettrica e di servizi e ha analizzato «le potenzialità e criticità di un ambito che nell’ultimo anno ha visto quasi raddoppiare gli investimenti».

Simone Mori, presidente di Elettricità Futura. Ha sottolineato: «Cresce l’attività di internazionalizzazione delle imprese elettriche italiane. Nel 2017 le aziende italiane del nostro settore hanno realizzato 79 operazioni all’estero per una potenza installata di 10,9 GW e un controvalore dell’investimento pari a 9,7 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto all’anno precedente, come evidenziato in un recente studio di Althesys. Per cogliere al meglio le opportunità di sviluppo è necessario lavorare in un’ottica di filiera, valorizzando le capacità tecnologiche delle nostre imprese nello sviluppo delle risorse energetiche dei Paesi della sponda sud del Mediterraneo. Proprio per questi motivi Elettricità Futura sostiene le imprese associate, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni, in una prospettiva di crescita dell’intero settore».

Secondo Andrea Maspero, vice presidente ANIE per l’Internazionalizzazione, «A fronte dell’esperienza maturata nel mercato interno, negli ultimi anni le imprese italiane fornitrici di tecnologie per le Energie Rinnovabili hanno guardato con crescente interesse ai mercati esteri. A testimonianza della competitività del comparto nei mercati esteri, nel 2017 il saldo della bilancia commerciale è in attivo per un valore superiore al miliardo di euro e l’incidenza dell’export sul fatturato totale risulta vicina al 50%.– In questo contesto di crescente apertura internazionale nel 2017 l’export italiano di tecnologie per le Energie Rinnovabili ha registrato una crescita annua del 5,1% (vicina al 10% la corrispondente variazione nei mercati extra europei). ANIE, come noto, svolge un’intensa attività di promozione internazionale e il bacino del Mediterraneo è un’area di grande interesse per le nostre azioni sull’estero che manterremo come mercato target anche nel 2019».

Roberto Vigotti, segretario generale di RES4Med&Africa, aggiunge: «Come RES4Med&Africa siamo convinti che il settore privato e gli investitori svolgano un ruolo chiave nell’implementazione e nella diffusione dei progetti di energia rinnovabile, ma si trovano spesso ad affrontare sfide che possiamo sintetizzare in sfide di tipo finanziario e di bancabilità, di tipo amministrativo, e infine di tipo legislativo e regolatorio – -. Occasioni come quella di oggi servono a chiarirci collettivamente le idee e a programmare i prossimi passi per creare un ambiente favorevole agli investimenti sulle energie rinnovabili».

Il  workshop ha affrontato l’nternazionalizzazione delle energie rinnovabili partendo dalle opportunità di investimento di Paesi come Egitto, Tunisia e Marocco, passando attraverso l’analisi della bancability e del supporto finanziario grazie ai contributi di OpenEconomics, Intesa Sanpaolo, BonelliErede e PwC Italy e, infine, dando spazio alle testimonianze di aziende come Enerray, Italgen, Kenergia e BFP Group. Un evento che ha dimostrato quanto, a fronte delle tante opportunità di sviluppo delle rinnovabili, sia necessario migliorare il coordinamento tra i Ministeri coinvolti, coinvolgendo sin da subito le comunità locali e rendendo più semplice l’accessibilità finanziaria anche attraverso il mantenimento di un quadro normativo e regolatorio stabile

Giovanni Simoni, del Consiglio generale di Elettricità Futura, ha concluso: «Abbiamo colto l’occasione di questo incontro” – commenta  per illustrare come il nostro progetto ‘Rural Economy’ s’inserisca nello sviluppo e modernizzazione dell’agricoltura marocchina, (principale settore produttivo del Paese e ancora prevalentemente non raggiunto dall’energia elettrica), riducendo i costi attualmente a carico sia dello Stato, sia degli stessi agricoltori. Il Progetto sarà anche un esempio concreto della necessità di non trascurare le opportunità offerte dalla generazione distribuita che ancora stenta ad affermarsi».

Intanto, la Commissione economica dell’Onu per l’Africa (Cea) e la Communauté d’Afrique de l’Est hanno lanciato da Kigali, la capitale del Rwanda, un’iniziativa per lottare contro la crescente insicurezza economica che colpisce l’Africa centro-orientale e hanno approvato il Cadre stratégique pour la sécurité énergétique che «mira a rafforzare la collaborazione regionale e a permettere dei guadagni collettivi in materia di sicurezza energetica».

Andrew Mold, direttore ad interim della Cea per l’Africa orientale, ha ricordato che «La deforestazione, l’aumento dei prezzi della legna e del carbone l’aumento delle importazioni di petrolio e gas rappresentano alcuni dei sintomi dell’insicurezza energetica con la quale ci stiamo confrontando.

Secondo i dati Cea,  «Il deficit di approvvigionamento di elettricità danneggia la crescita dei Paesi dell’Africa dell’Est nell’ordine dal  2% al 5% del Pil». A causa della loro fortissimo dipendenza dai combustibili fossili e per l’assenza di raffinerie, le importazioni di prodotti petroliferi rappresentano oltre il 10% del Pil dei Paesi della regione, danneggiando pesantemente le loro performances economiche.

Nell’Africa centro-orientale circa il 90% della popolazione dipende dalla biomassa (carbone vegetale e legna da ardere) come fonte di energia, il che provoca una massiccia deforestazione che rappresenta una minaccia a lungo termine per l’approvvigionamento energetico.

Christophe Bazivamo, segretario aggiunto della Comunità dell’Africa orientale, ha evidenziato che «Senza un approvvigionamento energetico sicuro e a prezzi abbordabili, ci troveremo di fronte a ostacoli in materia di sviluyppo industriale e a una dipendenza crescente dalle importazioni, che compromette la nostra bilancia dei pagamenti e le nostre performances macroeconomiche. Senza “energizzazione” non avremo industrializzazione».

Il 20 novembre, in occasione  dell’African Industrialization Day, il segretario generale dell’Onu António Guterres aveva sollecitato l’impegno della comunità internazionale per «LO sviluppo industriale inclusivo e sostenibile del continente africano», aggiungendo che «E’ essenziale per la realizzazione del Programma dello sviluppo sostenibile entro il 2030  in Africa. Crea dei posti di lavoro, riduce la povertà, la fame e le ineguaglianze, favorisce l’autonomia delle donne, amplia le possibilità offerte ai giovani, migliorando allo stesso tempo la salute, preservando l’ambiente e permettendo di far fronte ai cambiamenti climatici».