Ma l’Europa investe il 3% in più, grazie a Gran Bretagna e Germania

Energie rinnovabili, Onu: nuovo record nel 2016, nonostante il calo degli investimenti

Nel 2016 il 9% in più di produzione di energia rinnovabile. Continua il calo dei prezzi

[7 aprile 2017]

Secondo il nuovo rapporto Global Trends in Renewable Energy Investment 2017” appena pubblicato da Frankfurt School of Finance & Management, United nations environment programme (Unep) e Bloomberg New energy finance (Bnef), «il costo delle energie pulite non smette di diminuire: il mondo nel 2016 ha raggiunto dei livelli record in termini di capacità di produzione elettrica con le energie rinnovabili, per un livello di investimenti del 23% più basso di quello dell’anno precedente».

Il rapporto dimostra che «nel 2016, le energie eolica, solare, biomassa, a partire dai rifiuti, geotermica e idroelettrica hanno aggiunto 138 gigawatts (GW) alla capacità globale di produzione di energia, un aumento del 9% in rapporto ai 127,5 GW creati l’anno precedente». Nonostante il calo, gli investimenti nelle energie rinnovabili rappresentano circa il doppio di quelli nelle energie fossili, mentre la nuova capacità produttiva aggiunta con le energie rinnovabili rappresenta il 55% di tutte le nuove capacità energetiche installate, la quota finora più elevata. Escludendo il grande idroelettrico, la percentuale di elettricità prodotta dalle rinnovabili è passata dal 10,3% all’11,3%, permettendo di evitare le emissioni in atmosfera di  1,7 gigatonnellate di CO2.

Sempre escludendo il grande idroelettrico, gli investimenti totali nelle energie rinnovabili nel 2016 sono stati di 241,6 miliardi di dollari, il livello più basso dal 2013. Come si conciliano questi due trend apparentemente divergenti? Il rapporto spiega che «questo è in gran parte legato al calo dei costi: l’investimento medio in dollari per MW di fotovoltaico ed eolico è calato di più del 10%».

Il direttore esecutivo dell’Unep, Erik Solheim, ha sottolineato che «le tecnologie pulite, sempre meno care, offrono una reale opportunità per gli investitori. È esattamente il genere di situazione in cui si uniscono i bisogni delle persone e le esigenze del profitto, che porterà a una transizione verso un mondo migliore per tutti».

Così, i nuovi investimenti nel solare hanno totalizzato 113,7 miliardi di dollari – il 34% in meno del record raggiunto nel 2015 – ma al contempo le nuove capacità produttive aggiunte del fotovoltaico hanno raggiunto il livello record di 75 GW.  L’eolico in tutto il mondo ha attirato in particolare 112,5 miliardi di dollari in investimenti, con un calo del 9%, ma in questo caso si registra un calo anche per le nuove capacità installate: 54 GW contro i 63 GW installati nel 2015.

Commentando le acquisizioni nell’industria delle energie pulite, che sono cresciute  del 17% a 110,3 miliardi di dollari,  il presidente della Frankfurt School, Udo Steffens, ha detto che «l’appetito degli investitori che acquistano gli impianti eolici e solari esistente è un forte segnale dato al mondo per passare alle energie rinnovabili»

Benché una gran parte del calo dei finanziamenti sia dovuta a una riduzione dei costi, il rapporto fa notare un rallentamento in Cina, in Giappone e in alcuni mercati emergenti, dovuti a un insieme di ragioni. L’Unep evidenzia che «nel 2016, gli investimenti nelle energie rinnovabili nei Paesi in via di sviluppo sono diminuiti del 30% a 117 miliardi di dollari, mentre calavano del 14% a 125 miliardi di dollari nei Paesi sviluppati. La Cina ha visto i suoi investimenti arretrare del 32% a 78,3 miliardi di dollari, interrompendo un trend rialzista da 11 anni». Anche Messico, Cile, Uruguay, Sudafrica e Marocco hanno visto calare del 60% e oltre i loro investimenti, sia a causa di una domanda di elettricità meno elevata del previsto sia per i ritardi nelle aste per le concessioni e dei finanziamenti. La Giordania è stata una dei rari nuovi mercati a mostrare un tendenza opposta, con investimenti aumentati del 148% a 1,2 miliardi di dollari».

Anche negli Usa pre-Trump gli investimenti sono calati del 10% a 46,4 miliardi di dollari; gli investitori  prendono tempo per costruire i loro progetti per poter beneficiare del prolungamento di 5 anni degli incentivi fiscali voluti da Barack Obama… a meno che il Trump amico delle Big Oil e dei King Coal non faccia loro qualche brutto scherzo. Anche nel Giappone del boom delle rinnovabili post-Fukushima il calo degli investimenti è stato fortissimo: meno 56% a 14,4 miliardi di dollari.

Ma l’Unep fa notare che gli investimenti nelle energie rinnovabili non sono stati congelati o in calo dappertutto: «L’Europa ha conosciuto un aumento degli investimenti del 3% a 59,8 miliardi di dollari, con in testa il Regno Unito (24 miliardi di dollari) e la Germania (13,2 miliardi di dollari)».

L’International energy agency (Iea) ha recentemente citato il passaggio alle rinnovabili come una delle principali ragioni della stagnazione delle emissioni di gas serra nel 2016, per il terzo anno consecutivo, mentre la produzione dell’economia mondiale aumentava del 3,1%, rendendo così realtà quello che fino a poco tempo fa era il sogno di disaccoppiare le emissioni di CO2 dalla crescita economica: un passaggio più che mai atteso – ma ad oggi purtroppo lontano – anche per l’altro grande elemento della sostenibilità, il consumo di risorse naturali.