Eni e Val d’Agri, Legambiente: nulla sarà come prima. Nelle mani dei Comuni le sorti del territorio

«Mentre il piano dell’Ente Parco lo redigono consulenti Total a Tempa Rossa»

[29 aprile 2017]

La decisione di sospendere l’attività del Cova deve rappresentare un punto di non ritorno, la salute e l’ambiente della Basilicata prima di qualsiasi altro interesse.

Dopo le cisterne sfondate, pozzetti che perdono, valvole che saltano, ora anche la proposta di un minidepuratore “portatile”.

Un’incapacità cronica e manifesta, da parte di Eni, a restare in Val d’Agri.

La giustizia faccia il suo corso, ma intanto è il momento di avviare la ‘dismissione’ di questa esperienza novecentesca e di mettere in campo il futuro, fondato sulla convinzione che non vi può essere sviluppo – in Val d’Agri e in Basilicata – senza qualità ambientale e qualità sociale, ingredienti fondamentali per realizzare un progetto atto a trasformare in positivo il rapporto tra economia e ambiente. proteggere le aree ricche di biodiversità e gli ecosistemi particolarmente fragili, garantendone la conservazione; fare dell’ambiente naturale, del paesaggio culturale, dell’identità e della coesione sociale, in quanto tratti caratteristici del nostro territorio, i principali elementi costitutivi del nostro sviluppo (dal turismo, all’agricoltura, all’enogastronomia), puntare, con un impegno forte, sul fronte dell’innovazione e della conoscenza che possono essere un valore aggiunto per garantire il successo ai nostri territori.

E in un contesto in cui la Regione Basilicata mostra una certa volubilità rispetto al tema – dal si al referendum alla sospensione ‘accompagnata’ del Cova – e l’Ente Parco dell’Appennino lucano affida la redazione del proprio piano di azione a consulenti umbri di Total per Tempa rossa, devono essere i  Comuni del territorio, magari con il coordinamento di un rifinanziato e rinnovato Piano operativo Val d’Agri, ad avere il compito di cogliere che questo è il momento delle scelte; non è più tempo di tentennamenti, ma piuttosto di scegliere con decisione e consapevolezza  il futuro della Basilicata e della Val d’Agri, che non può di certo essere legato al fossile, modello destinato inevitabilmente a soccombere.

In questo contesto ci saremmo aspettati dal Governo nazionale un’azione forte sull’Eni, che negli ultimi anni è sempre protagonista di incidenti ed inchieste giudiziarie in Basilicata, e non puerili e pericolose difese d’ufficio.

L’Eni deve essere richiamato soprattutto dal Governo al rispetto delle leggi e delle popolazioni valligiane.

Il ripristino di una condizione di legalità e trasparenza, l’avvio di programmi di bonifica e, soprattutto, di compensazione socio-ambientale sono le esigenze strategiche del territorio. Oltre ad aggiornare l’approccio alle dinamiche occupazionali: recuperare la convinzione dell’importanza della qualità, anche delle condizioni di lavoro, come elemento di garanzia ad sviluppo territoriale effettivo, duraturo e intelligente. Non cogliere le nuove prospettive, anche e soprattutto in campo occupazionale, significa destinarsi alla marginalità o all’emigrazione. E non possiamo pensare che dopo vent’anni di disastri più o meno annunciati, gli Amministratori dei nostri territori siano così miopi da non accorgersene.

di Legambiente Circolo Val d’Agri