Eolico galleggiante, potrebbe rivoluzionare il mercato delle energie rinnovabili

Grandi prospettive anche per le energie delle maree, ma la politica frena

[13 novembre 2015]

eolico galleggiante 0

Da quando nel 2009 a Stavanger, in Norvegia, venne varata la prima pala eolica galleggiante, questa tecnologia è progredita enormemente: ora si stanno rapidamente attuando. Al largo delle coste dei Paesi con acque profonde, progetti di eolico galleggiante e per sfruttare l’energia delle maree.  Ma intanto si  stilano bilanci e si indicano prospettive per la  dozzina e più di progetti per lo sviluppo di campi eolici offshore galleggianti in Giappone e Stati Uniti e nei  Paesi europei che si affacciano sul Nord Atlantico e sul Mediterraneo, ma ance le isole, che hanno un territorio limitato per l’elico onshore, ma grandi spazi marini per quello offshore, potrebbero trarre grandi benefici energetici dalle pale eoliche galleggianti.

Secondo il rapporto “Sea change in renewables market forces” pubblicato da Paul Brown su Climate News Network, gli impianti pilota realizzati in Norvegia e Portogallo dimostrano che la tecnologia funziona, ora bisogna solo abbattere i costi per fare in modo che l’eolico offshore galleggiante sia in grado di competere con le altre fonti rinnovabili.

L’ultimo progetto innovatvo viene  dal Dipartimento di ingegneria civile e ambientale dell’Universitat Politècnica de Catalunya (UPC) che  ha progettato e brevettato una piattaforma galleggiante per le turbine eoliche off-shore che  potrebbe ridurre i costi energetici a 0,12 euro per chilowattora (kWh), meno del costo dell’energia elettrica prodotta da una nuova centrale nucleare. I ricercatori catalani dicono che la riduzione dei costi del 60% è stata ottenuta grazie ad un design più efficiente ed all’utilizzo del cemento al posto del metallo, riducendo i costi del 60%.

Altri due ricercatori dell’UPC, Climent Molins e Alexis Campos, della Escola tècnica superior d’enginyers de camins, canals i ports di Barcellona, hanno sviluppato un altro prototipo chiamato  WindCrete, una struttura cilindrica con un grande galleggiante e una zavorra di base che lo rende auto-stabilizzante e spiegano che «La principale innovazione di questo modello è la sua perfetta struttura monolitica. Anche questo è costruito in cemento, che è più economico dell’ acciaio» e dicono che il calcestruzzo è più resistente nell’ambiente marino, necessita meno manutenzione e ha durata di vita di circa 50 anni. La piattaforma è priva di giunti per aumentare la sua capacità di resistere agli effetti del vento e del mare, evitando i danni causati normalmente dal moto ondoso.  WindCrete  monta turbine eoliche da 5 megawatt (MW), ma le versioni più grandi potrebbero trasportare rotori che producono fino a 15 MW, con un aumento dei costi relativamente piccolo che permetterebbe però alle pale eoliche galleggianti di diventare molto più economiche.

L’unico problema è che le piattaforme offshore parzialmente immerse di questo tipo richiedono una profondità minima:  90 metri  nel caso della WindCrete. Il vantaggio è che non esiste tecnicamente una profondità massima sotto del quale non possono essere installati. Per esempio, nel Golfo del Messico ci sono piattaforme petrolifere galleggianti ancorate a profondità fino a 2.300 metri e l’eolico infinitamente  meno pericoloso, in caso di incidenti, di una piattaforma petrolifera .

Nonostante tutto questo in Gran Bretagna, dove ci sono condizioni meteo-marine ottime,  si teme per i progetti di energia marina già avviati o in programma: il governo monocolore conservatore è molto più tiepido di prima riguardo al sostegno alle energie rinnovabili, anche perché ha aumentato i sussidi al nucleare e ai combustibili nucleari.

Il prototipo WindCrete, che è stato sviluppato nel mare britannico nell’ambito di AFOSP un European project to promote innovation, è compreso nel rapporto Floating Offshore Wind: Market and Technology Review”, che Carbon Trust UK  ha preparato per il governo autonomo della Scozia nel giugno 2015,  sullo stato attuale del mercato tecnologia eolica galleggiante, scritto per il governo scozzese.

La Scozia ha molte aree con acque profonde e vento forte vicino alle sue coste, quindi sarebbe il Paese  è perfetto per realizzare grandi parchi eolici galleggianti, se possono essere fatti in modo economicamente competitivo. l rapporto esamina le tendenze principali, i costi e gli ostacoli allo sfruttamento commerciale dell’eolico galleggiante  e analizza i 18 modelli attualmente sul mercato.

Un altro promettente settore per le energie rinnovabili costiere  è l’energia delle maree. Il primo impianto è entrato in funzione nel nord-ovest della Francia addirittura nel1966 e produce circa 100 MW di energia elettrica, quanto basta ad alimentare 130.000 abitazioni, ma nuovi tipi di energia delle maree sono ancora alla fase di prototipo o di dimostrazione, anche se ci si aspetta che la loro importanza amenti.

Una delle tecniche più promettenti è quella delle turbine sottomarine, simili alle turbine eoliche, ma più piccole e che sfruttano le correnti invece del vento. Si tratta di impianti già presenti in Europa, in particolare nei bracci di mare che portano alle insenature o tra le isole, dove le correnti sono molto più forti

Un altro sistema in fase di sviluppo, che ha già avuto il via libera del governo britannico, è dato il via libera da parte del governo britannico e quello che sfrutta le mare delle lagune dei Seven Estuary, tra il Galles e l’Inghilterra, Una enorme diga che verrà riempita dalla marea che sale  e che attiverà le turbine, così come avverrà quando la diga si svuoterà per il calo della marea.

Dato che Gran Bretagna e Canada sono i Paesi con le maree più alte del mondo, sono anche i più interessati a queste tecnologie, anche se non mancano le preoccupazioni ambientali per i grandi impianti costieri.

Ma le difficoltà più grandi per lo sviluppo delle energie marine non sembrano venire dagli ambientalisti, ma dai politici, anche se la recente vittoria dei liberali in Canada, che hanno sconfitto il governo eco-scettico conservatore, potrebbe cambiare la situazione, costringendo il governo conservatore inglese a fare qualcosa per non perdere la leadership nel campo delle energie marine. E’ anche di questo che si parlerà all’ International Tidal Energy Summit, previsto a Londra  dal 23 a 25 novembre.