Ma i finanziamenti in ricerca e sviluppo vanno in maggioranza all’atomo

Eolico e solare stanno mettendo fuori gioco l’energia nucleare

[2 ottobre 2014]

Una nuova analisi, “Wind, Solar Generation Capacity Catching Up with Nuclear Power”, pubblicata su Vital Signs del Worldwatch Institute esamina le tendenze globali dell’energia rinnovabile e nucleare e sottolinea che «I sostenitori dell’energia nucleare da lungo tempo prevedono un suo rinascimento, ma questa modalità di produzione di energia elettrica è rimasta bloccata per anni. Al contrario, le energie rinnovabili continuano ad espandersi rapidamente, anche se hanno ancora una lunga strada da percorrere per raggiungere le centrali elettriche a combustibile fossile, che rappresentano circa due terzi della produzione mondiale di elettricità».

Il rapporto conferma che «La quota di nucleare della produzione elettrica mondiale è diminuita costantemente, da un picco del 17,6% nel 1996 al 10,8% nel 2013. Le rinnovabili hanno aumentato la loro quota dal 18,7% del 2000 al 22,7% nel 2012».

La principale fonte di energia elettrica rinnovabile resta però l’idroelettrico che nel 2012 rappresentava ben  il 16,5% della produzione mondiale di elettricità, mentre l’eolico contribuiva con il 3,4% e il solare con lo 0,6%, ma  Vital Signs fa notar che «Le energie eolica e solare sono le tecnologie dell’energia elettrica in più rapida crescita in tutto il mondo. Tra il 2000 e il 2012, l’energia eolica è cresciuta quasi 16 volte e solare è schizzato in alto 49 volte in più».

Per il nucleare le cose non vanno altrettanto bene: «Dalle sue origini a metà degli anni ’50 – spiega il Worldwatch Institute – la capacità di produzione globale di energia nucleare è cresciuta rapidamente e ha raggiunto 298 gigawatt (GW) nel 1987, una crescita media annua del 9,3%.  Nei successivi 23 anni, però, sono stati aggiunti solo 77 GW di capacità, per raggiungere i 375,3 GW, a un tasso del 3,4% all’anno».  Secondo l’International Atomic Energy Agency  (Iaea) da questo picco raggiunto nel 201o, «la capacità è diminuita a 371,8 GW nel 2013». Le cause per Vital Signs vanno ricercate nelle «difficoltà economiche, preoccupazione per la sicurezza dei reattori, proliferazione atomica  e la questione irrisolta di cosa fare con le scorie  nucleari che hanno frenato questa industria».

Lo studio, curato dal ricercatore del Worldwatch Institute Michael Renner, evidenzia che «Negli ultimi anni, le energie rinnovabili hanno attirato di gran lunga maggiori investimenti rispetto al nucleare». Secondo le stime dell’ International Energy Agency (Iea), «tra il 2000 e il 2013 gli investimenti nucleari sono stati in media di 8 miliardi di dollari l’anno, rispetto ai 37 miliardi di dollari per il solare fotovoltaico e i 43 miliardi di dollari per l’eolico». Ogni Paese ha priorità energetiche diverse, ma in nessuno il nucleare ha il ruolo più importante negli investimenti per produrre  energia.

Ma al Worldwatch fanno notare che «In contrasto con le priorità di investimento, i bilanci della ricerca favoriscono ancora  le tecnologie nucleari. Tra i membri dell’Iea (la maggior parte dei Paesi europei, gli Stati Uniti, Canada, Giappone, Corea del sud, Australia e Nuova Zelanda), nel corso degli ultimi 4 decenni, l’energia nucleare ha fatto la parte del leone nei bilanci della ricerca pubblica sull’energia e nella ricerca e sviluppo (R&D). Tra il 1974 e il 2012, l’energia nucleare ha attratto 295 miliardi dollari, o il  51% della spesa totale per la R&D  nell’energia, ma questo dato  è diminuito nel corso del tempo, da un massimo del 73,6% nel 1974 al 26% odierno. Durante lo stesso periodo, l’energia rinnovabile ha ricevuto un totale cumulativo di 59 miliardi dollari (10,2%), ma la sua quota è aumentata anno dopo anno».

E il nucleare sembra comunque destinato a perdere la sfida con le rinnovabili: «Dato che l’energia eolica e quella solare possono essere implementate su scale variabili e le loro strutture costruite in meno tempo, per la maggior parte dei paesi queste tecnologie sono molto più pratiche e convenienti di reattori nucleari – scrive Renner –   In tutto il mondo,  31 Paesi hanno  in funzione reattori nucleari nei loro territori. Questo a fronte di almeno 85 Paesi che dispongono di impianti di turbine eoliche commerciali».

Le possibilità di un rilancio del nucleare sembrano davvero molto ridotte. L’energia rinnovabile, al contrario, sembra sulla strada giusta. «Ma è chiaro  – conclude il rapporto – che le energie rinnovabili hanno una lunga strada da percorrere prima di poter sperare di soppiantare i combustibili fossili come principale fonte di energia elettrica del pianeta. L’espansione delle fonti eolica e solare dovrà diventare ancora più rapida, al fine di scongiurare il disastro climatico, il che, a sua volta, significa che il loro destino non può essere lasciato solo  ai capricci del mercato».