Eolico Usa evita emissioni di CO2 equivalenti a 20 milioni di auto

[28 maggio 2014]

Mentre, tra l’ostruzionismo repubblicano, l’Environmental Protection Agency (Epa) Usa si prepara a regolamentare le emissioni di CO2 dalle centrali elettriche, l’American Wind Energy Association (Awea) ha pubblicato il rapporto “The Clean Air Benefits of Wind Energy” che dimostra quanto l’ eolico stia già aiutando tutti gli Stati Usa a ridurre le emissioni di gas serra.

Secondo la white paper appena pubblicata dall’Awea, «L’energia eolica è una fonte conveniente, affidabile, scalabile e rapidamente ed ampiamente disponibile per ridurre le emissioni di carbonio». Il documento, che per la prima volta utilizza lo strumento di modellazione Epa Avert, quantifica Stato per Stato le riduzioni delle emissioni di CO2 attribuibili alle pale eoliche installate negli Usai

L’amministratore delegato dell’Awea, Tom Kiernan, ha sottolineato che «L’energia eolica è uno dei più grandi, più veloci, più economici modi per mettere gli Stati in grado di rispettare la futura normativa Epa per limitare l’inquinamento da carbonio dalle centrali elettriche esistenti. E la parte migliore è che molti di questi Stati e le loro utilities hanno già familiarità con il prodotto affidabile e conveniente che l’energia eolica fornisce (…) siamo certi che l’energia eolica possa svolgere un ruolo ancora più importante nell’aiutare gli Stati a produrre energia senza emissioni di carbonio ed a guidare lo sviluppo economico locale in questo  processo».

Dal libro bianco “The Clean Air Benefits of Wind Energy”  emerge che: I 167,7 milioni di megawattora (MWh ) di energia eolica prodotta negli Usai nel 2013 hanno ridotto le emissioni di CO2 di 126,8 milioni di tonnellate, cioè più del 5% delle emissioni dell’industria energetica, o l’equivalente di togliere dalla strada 20 milioni di auto.

I primi 10 stati per volume delle riduzioni di CO2 attraverso l’energia eolica sono: Texas, Illinois, California, Colorado, Iowa, Missouri, Oklahoma, Wisconsin, Minnesota e Wyoming (alcuni dei quali saldamente repubblicani).

Gli Stati che, attraverso l’energia eolica, hanno ottenuto una riduzione delle emissioni di CO2 del 10% o più sono: California, Colorado, Idaho, Iowa, Kansas, Minnesota, Nebraska, Oregon, South Dakota, Vermont e Washington , con Oklahoma, Wisconsin e Wyoming che si fermano poco sotto il 10 % .

L’energia eolica attualmente riduce anche le emissioni di  biossido di zolfo (SO2) di circa 347 milioni di libbre all’anno e di protossido di azoto (NOx) di 214 milioni di libbre all’anno e l’Awea fa notare che «Queste sostanze inquinanti acidificano laghi e corsi d’acqua, contribuiscono allo smog ed hanno un impatto negativo sulla salute pubblica».

Inoltre il rapporto sottolinea che nonostante la variabilità della produzione di energia eolica, due studi recenti provenienti da diverse regioni statunitense documentano che «Tale ciclicità non ha praticamente alcun effetto netto sulla riduzione delle emissioni da energia eolica , con il vento che produce il 99,8% dei risparmi di emissioni di carbonio attese da una risorsa ad emissioni zero.

Più di una dozzina di studi di utility e di gestori di rete indipendenti hanno sottolineato che l’eolico è in grado di  fornire in modo affidabile una quota ancora maggiore del fabbisogno Usa di energia elettrica, il che , a sua volta, produrrebbe riduzioni ancora maggiori delle emissioni. Il rapporto fa l’esempio dello studio del National Renewable Energy Lab (Nrel) riguardante gli Stati Uniti orientali, secondo il quale «Ottenendo il 20% dell’elettricità dall’energia eolica potrebbe ridurre le emissioni di carbonio del settore energetico del 25% e il 30% di eolico potrebbe ridurre le emissioni di carbonio del 37%, rispetto al mix di produzione di  base».

Riduzioni di emissioni importanti che arrivano proprio mentre l’industria dell’energia eolica migliora la tecnologia ed ha ridotto i costi del 43% in 4 anni.  Negli Usa ormai l’altezza media di una pala eolica è di poco più di 80 metri, il che consente di sfruttare meglio e più stabilmente i venti. Insomma, il vento è una delle opzioni energetiche a costo più basso per produrre energia rinnovabile . «E le utility sono d’accordo – evidenzia Awea – Nel 2013 le utilities hanno firmato 60 accordi di acquisto di energia per 8.000 megawatt (MW) di energia eolica. Tra il 2011 e il 2013, l’energia eolica è stata la scelta primaria per la nuova energia nelle regioni ricche di vento del nord-ovest del Pacifico, negli Stati delle pianure e del Midwest, fornendo oltre il 60% della nuova energia».

Attualmente, superata l’ostilità di repubblicani e comitati locali spesso finanziati dalle lobby delle energie fossi, negli Usa si è sbloccato anche l’eolico offshore e si stanno realizzando diversi grandi progetti. Il ministero dell’Interno ha messo all’asta 80.000 acri al largo della costa del Maryland per una concessione di eolico offshore che  potrebbe produrre energia sufficiente ad alimentare circa 300.000 abitazioni. La Deepwater Wind  del Rhode Island sta progettando di installare 5 campi eolici offshore che potrebbe alimentare 17.000 case. Un progetto di 130 pale eoliche in corso di realizzazione a Nantucket Sound potrebbe rifornire del 75% dell’elettricità di cui hanno bisogno Cape Cod, Martha Vineyard e Nantucket.

Ma l’eolico non è l’unica energia rinnovabile in forte espansione negli Usa: secondo i dati diffusi ad aprile dall’Energy Information Association  la produzione di energia solare negli ultimi 4 anni è cresciuta del 418%. Ne i primi mesi del 2014 gli Usa hanno  aggiunto 5.600 posti di lavoro nelle energie rinnovabili, con la maggiore crescita proveniente dal solare. Una goccia rispetto ai 12.000 posti di lavoro in più nell’energia pulita registrati nel primo trimestre del 2013, ma il rallentamento è dovuto in gran parte al fatto che il Congresso Usa dominato dai repubblicani non ha approvato  la Production Tax che incentiva le rinnovabili.