Il fallimento del nucleare francese soffoca Edf

Per smantellare le centrali e gestire le scorie ci vogliono 165 miliardi di ero entro il 2025

[22 novembre 2016]

nucleare-francia-3

Secondo lo studio di analisi finanziaria “Asphyxié par le nucléaire, le groupe EDF dans la tourmente” pubblicato da Greenpeace France, «I segni del fallimento del nucleare francese si fanno sempre più numerosi. Quasi un terzo dei 58 reattori francesi è fermo, le anomalie si moltiplicano nel parco nell’indifferenza delle autorità e l’Epr di Flamanville ha sempre più piombo nelle ali».

Insomma quello presentato dall’ équipe climat-énergie di Greenpeace France è un rapporto che rivela la situazione di una multinazionale e che «solleva il velo  su un’impresa sul bordo del fallimento che minimizza dei gravi problemi».

Lo studio, effettuato dall’agenzia di analisi finanziaria AlphaValue su richiesta di  Greenpeace, evidenzia che «Edf sopravvaluta considerevolmente le sue centrali e sottovaluta drasticamente il ciosto delle provvigioni necessarie allo smantellamento dei suoi impianti nucleari e la gestione delle scorie. Se Edf mettesse veramente da parte i soldi necessari allo smantellamento delle centrali e alla gestione delle scorie, il suo fallimento sarebbe già dichiarato! Questa è solo una storia di cifre: Edf deve, da oggi, mettere da parte 50 miliardi di euro. La compagnia ne è semplicemente del tutto incapace».

Il rapporto spiega che il gigante energetico francese deve far fronte a una montagna di investimenti di 165 miliardi di ero entro il 2025, cioè più di 15 miliardi all’anno e Greenpeace France ribadisce che «Edf ne è del tutto incapace e si guarda bene dal comunicare questa somma astronomica».

Lo studio dei conti di Edf  dimostra anche che «la strategia industriale di prolungamento [della vita] dei reattori costa più caro che chiuderli. Concentrandosi sul nucleare e ostinandosi a vendere i suoi reattori,  la compagnia è semplicemente non competitiva. Il nucleare non è l’energia del futuro e l’impresa Edf non avrà alcun futuro se persiste su questa strada».

Il bilancio del reattore Epr – quello che Sarkozy era riuscito a sbolognare in 7 esemplari a Berlusconi prima del referendum italiano contro il nucleare – è ancora peggiore: «Già 6 anni di ritardo accumulati nella costruzione e un costo moltiplicato per tre: ecco il bilancio dell’Epr di Flamanville. Inoltre, a fine 2014, l’Asn ha identificato un’anomalia nel contenimento di questo Epr, che è quindi inadatta».
Edf parla di «test rassicuranti», ma secondo gli ambientalisti «La verità è che dei semplici test non sono sufficienti. Comme le démontre un rapporto di esperti di sicurezza nucleare pubblicato da  Greenpeace due mesi fa, la sola soluzione per sapere se questo involucro è adatto all’entrata in srvizio dell’Epr è procedere alla sua distruzione».

Il rapporto conclude con un’accusa diretta ala multinazionale francese e al governo: «Tentando di nascondere sotto il tappeto i segni del fallimento del nucleare francese, i dirigenti di Edf  fanno una campagna di comunicazione irresponsabile e pericolosa. Un’impresa in fallimento e uno Stato fuorilegge sulla transizione energetica: che ci vuole di più perché la Francia si decida, alla fine, a impegnarsi sulla strada del 100% energie rinnovabili?»