Che fine ha fatto il decreto Fer non fotovoltaiche? Coordinamento free: «Calenda lo firmi»

«A noi il decreto ministeriale così come è non piace, ma il tempo è una variabile fondamentale quando si fa impresa»

[31 maggio 2016]

decreto fer eolico

A poco meno di un mese dall’insediamento di Carlo Calenda come ministro dello Sviluppo economico il Coordinamento free, che raggruppa 30 associazioni di caratura nazionale attive nella promozione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, attacca frontalmente un paradosso che continua a ingigantirsi: «Il decreto Fer (fonti energetiche rinnovabili) non fotovoltaiche ad oggi ha accumulato un ritardo abnorme e non più sostenibile dalle aziende del settore che sono ferme in attesa di conoscere le nuove regole e il nuovo sistema di tariffe incentivanti».

Il testo, che ha ricevuto l’ok della Commissione europea a fine aprile 2016, è atteso ormai da 17 mesi nonostante preveda un regime d’incentivi che rimarrà valido solo fino a fine anno. «Si tratta non solo di un danno ma anche di una beffa, visto che il Governo a Parigi ha sostenuto i risultati di Cop21 e il nostro presidente del Consiglio ha affermato, non più tardi di qualche settimana fa, di voler raggiungere nel 2018 la quota del 50% di rinnovabili per la produzione di energia elettrica. A noi il decreto ministeriale così come è non piace, ma è importante che avendo accumulato più di un anno e mezzo di ritardo il neo ministro Calenda lo firmi prima possibile. Il tempo è una variabile fondamentale, quando si fa impresa. Nel 2016 si tarda ancora a capirlo, altro che competitività del sistema paese», sbotta il Coordinamento.

Senza contare l’incertezza che ancora aleggia sui contenuti del testo: vecchie versioni contenevano per l’ennesima volta i criticati incentivi agli impianti di termovalorizzazione (a fronte di sussidi inesistenti al riciclo, in Italia) e, dalle informazioni che la nostra redazione è stata in grado di raccogliere, sembra che nel mentre non siano avvenuti sostanziali cambiamenti. Vedremo: il decreto arriverà ormai quasi scaduto, e dopo tanto riflettere la speranza è che almeno abbia individuato le giuste priorità.