Fine del bluff atomico nordcoreano. Riprendono i colloqui tra le due Coree

La Cina tira un sospiro di sollievo: «Ritornate ai colloqui del G6»

[10 giugno 2013]

Sembra finita come (quasi) sempre in un bluff: la Corea del Nord (Repubblica democratica popolare di Corea – Rpdc) e la Corea del Sud (Repubblica di Corea – Rc ), dopo i test nucleari, i lanci di missili e le dichiarazioni bellicose del Nord di distruggere Washington, Seoul e Tokyo con un arsenale atomico che molto probabilmente la Rpdc non è in grado di lanciare,  e le esercitazioni militari congiunte con gli americani del Sud,  secondo i media sudcoreani le due Coree si sono accordate per tenere una riunione intergovernativa a Seoul  per «Regolare le questioni intercoreane».

L’agenzia sudcoreana Yonhap scrive oggi che «La decisione è stata presa durante riunioni preparatorie tra le due parti condotte nel villaggio frontaliero di Panmunjom». Le  delegazioni coreane avrebbero raggiunto un accordo parziale durante riunioni preparatorie  che hanno aperto la strada alle prime intese formali tra i governi dei due Paesi  da diversi anni a questa parte.

Quindi, mentre il giovane leader supremo Kim Jong Un a Pyongyang mostrava i muscoli nucleari e lanciava i missili nel Mar del Giappone, intanto ne approfittava per esporre i falchi del suo regime dinastico-stalinista per poterli far fuori, mentre trattava segretamente con Seoul.

L’agenzia ufficiale della dittatura nordcoreana, la Kcna, oggi, citando un dirigente del ministero dell’unificazione della Rpdc, spiega: «Le due parti sono pervenute ad un compromesso che permette a Seoul ed a  Pyongyang di pubblicare due dichiarazioni separate che riflettono i loro rispettivi punti di vista sui temi da discutere e che designano i leader che devono dirigere le loro rispettive delegazioni. La riunione di due giorni che inizierà mercoledì affronterà dossier quali la normalizzazione delle operazioni della zona industriale di Kaesong, la ripresa delle attività turistiche nei monti Kumgang e la riunione delle famiglie separate dalla Guerra delle Coree. La riunione affronterà anche la questione delle festività congiunte per marcare l’anniversario della Dichiarazione congiunta Sud-Nord del 15 giugno e della Dichiarazione congiunta Nord-Sud del 4 luglio 1972». E’ evidente che la Rpdc si è rimangiata le bellicose dichiarazioni che ritenevano nullo ogni accordo con il Sud.

La delegazione che parteciperà ai prossimi colloqui comprenderà 5 membri e la Corea del Sud ha già annunciato che la sua sarà capeggiata dal ministro dell’unificazione, Kihl-jae, e che alle riunioni formali per la Rpdc dovrebbe partecipare Kim Yang Gon, segretario del Comitato centrale del Partito dei lavoratori di Corea, il partito unico del Nord.

Tirano letteralmente un sospiro di sollievo i vicini cinesi, e l’agenzia ufficiale del regime di Pechino, Xinhua, scrive che «Dopo mesi di tensione, da lunedì mattina, la ripresa del dialogo tra la Rpdc e la Corea del sud viene percepito come un segnale incoraggiante sulla penisola coreana».

Xinhua fa notare che «Le due delegazioni saranno dirette da funzionari dei ministeri dei due Paesi che hanno l’esperienza e l’autorità richieste per risolvere le spinose problematiche della penisola, il che lascia pensare che la riunione si attarderà maggiormente sulle basi che sulla forma. Roma non è stata costruita in un giorno, rimangono da regolare delle differenze che risalgono a diversi decenni di separazione e di ostilità da una parte e dall’altra della frontiera intercoreana, prima che la tempesta si dissipi veramente. Nessun osservatore si aspetta che la riunione di questa settimana trasformi istantanea mente i vecchi nemici in partner a breve termine,  ma questo non diminuisce il fatto che questa decisione proveniente dai due lati della frontiera costituisca un segnale incoraggiante mentre  Seoul e Pyongyang vengono da mesi passati ad insultarsi mutualmente.

La Cina, per la quale la pace nella penisola  rappresenta un impegno essenziale, è sollevata nell’apprendere che i suoi due vicini sono pronti a riannodare il dialogo dopo aver essa stessa chiesto di calmare gli animi, come hanno ripetuto a più riprese i leader cinesi».

D’altronde, spiega l’agenzia ufficiale del governo di Pechino, che fa ben capire i retroscena dietro l’accordo intercoreano,  «La pace e la stabilità non servono unicamente agli interessi della Cina. Di un miglioramento delle relazioni intercoreane ne trarrebbero sicuramente profitto principalmente le nazioni della penisola ma anche altri Paesi che hanno degli interessi nella regione, in particolare il Giappone, gli Stati Uniti e la Russia. Tutte queste nazioni devono per questo fare degli sforzi per far avanzare il dialogo tra le due Coree».

E i cinesi, che hanno di malavoglia sopportato quelle che sembravano le bizze del loro scomodo alleato nordcoreano, ora si tolgono qualche sassolino dalla scarpa «Gli Usa, che non sono stati sempre esemplari in materia di abbassamento delle tensioni nella penisole, devono trovare il modo di trattare con Pyongyang riducendo la sfiducia reciproca. Quanto al Giappone, i suoi politici di destra farebbero bene ad attenuare le loro provocazioni verso la Rpdc ed ad imparare a comportarsi come i rappresentanti di una potenza costruttiva nella regione». Pechino ce l’ha soprattutto con la negazione revisionista  dei crimini di guerra giapponesi in Corea e Cina durante la Seconda Guerra Mondiale.

La ricetta di Pechino è la solita: «In breve, la Cina, gli Usa, la Russia, il Giappone e la Corea del sud devono lavorare insieme per rilanciare i colloqui a 6 sospesi da molto tempo, che restano la sola piattaforma pensabile per risolvere il problema nucleare della penisola coreana, ma anche per costruire un quadro di sicurezza nell’Asia del nord-est». Peccato che il tavolo del G6 sul nucleare nordcoreano lo abbia sempre fatto saltare il regime nazional-stalinista di Pyongyang con i suoi 3 test nucleari ed i suoi bluff bellicosi sugli  attacchi missilistici atomici che avrebbero cancellato nel fuoco nucleare Washington, New York, Tokyo, Seoul e Guam.