Fracking di gas e petrolio: negli Usa il consumo di acqua è aumentato del 770%

Il volume delle acque reflue del fracking è aumentato del 1.440%. Un’impronta idrica insostenibile

[17 agosto 2018]

Secondo lo studio “The Intensification of the Water Footprint of Hydraulic Fracturing” pubblicato su Science Advances da Andrew  Kondash, Nancy Lauer e Avner Vengosh della Nicholas School of the Environment, Duke University, «La quantità di acqua utilizzata per i pozzi per la fratturazione idraulica è aumentata fino al 770% tra il 2011 e il 2016 in tutte le principali regioni statunitensi di produzione di gas e petrolio di scisto. Nello stesso periodo, anche il volume delle acque reflue con carico di acqua salata che hanno fracked i pozzi di petrolio e gas prodotto durante il primo anno di produzione è aumentato anche del 1.440%».

I ricercatori della Duke University avvertono che «Se questa rapida intensificazione dovesse continuare, entro il 2030, in alcune regioni, l’impronta idrica del fracking potrebbe aumentare fino a 50 volte, sollevando preoccupazioni sulla sua sostenibilità, in particolare nelle regioni aride o semi-aride negli Stati occidentali o in altre aree dove le falde acquifere sono stressate o limitate».

Vengosh, professore di geochimica e qualità dell’acqua alla Nicholas School of the Environment. Evidenzia che «Precedenti studi avevano suggerito che la fratturazione idraulica non utilizzerebbe molta più acqua di altre fonti energetiche, ma queste scoperte erano basate solo su dati aggregati dei primi anni di fracking. Dopo oltre un decennio di operazioni di fracking, ora abbiamo più anni di dati da cui attingere da più fonti verificabili. Ossrviamo chiaramente un costante aumento annuale dell’impronta idrica della fratturazione idraulica, con il 2014 e il 2015 che segnano un punto di svolta in cui l’uso dell’acqua e la generazione di flowback e di acqua di produzione hanno cominciato ad aumentare a tassi significativamente più alti. Mentre l’estrazione di shale gas e tight oil è diventata più efficiente nel tempo, mentre la produzione netta di gas naturale e petrolio da questi pozzi non convenzionali è aumentata, la quantità di acqua utilizzata per la fratturazione idraulica e il volume di acque reflue prodotte da ciascun pozzo sono aumentati a tassi molto più alti, rendendo l’impronta idrica del fracking molto più pesante».

I rid cercatori della Duke hanno raccolto e analizzato 6 anni di dati sull’utilizzo dell’acqua e sulla produzione di gas, petrolio e acque reflue provenienti da industrie, enti governativi e ONG riguardanti oltre 12.000 singoli pozzi situati in tutti i principali giacimenti Usa di gas e petrolio da scisto Quindi hanno utilizzato questi dati storici per modellare il futuro utilizzo dell’acqua e i volumi delle acque reflue nel primo anno in base a due diversi scenari. Secondo Kondash, Lauer e Vengosh, «I modelli hanno dimostrato che se gli attuali bassi prezzi del petrolio e del gas aumentano e la produzione raggiungerà nuovamente i livelli osservati durante il periodo di boom dei fracking nei primi anni 2010, entro il 2030 il consumo cumulativo di acqua e di acque reflue potrebbe aumentare fino a 50 volte nelle regioni produttrici di gas non convenzionale e fino a 20 volte nelle regioni produttrici di petrolio non convenzionale».

Kondash, il principale autore dello studio, aggiunge: «Anche se i prezzi e le percentuali di perforazione rimangono ai livelli attuali, i nostri modelli prevedono entro il 2030 ancora un forte aumento sia nell’utilizzo dell’acqua che nella produzione di acque reflue».

Le acque reflue di un pozzo di fracking è costituita principalmente da acque salmastre estratte dal sottosuolo profondo insieme al gas e al petrolio, miscelate con  una parte dell’acqua iniettata inizialmente nel pozzo durante la fratturazione idraulica. Alla Duke  spiegano che «Queste salamoie sono normalmente salate e possono contenere elementi radioattivi e tossici presenti in natura, rendendole difficili da trattare e smaltire in modo sicuro. Per stare al passo con il crescente volume di acque reflue che vengono generate attualmente, le compagnie di trivellazione stanno iniettando sempre più le acque reflue nel sottosuolo nei pozzi. Questa pratica aiuta a mantenere le acque reflue al di fuori dalle risorse idriche locali ma è stata collegata a terremoti di piccole e medie dimensioni in alcune località».

Kondash conclude: «Le nuove tecnologie di trivellazione e le strategie di produzione hanno stimolato la crescita esponenziale della produzione non convenzionale di petrolio e gas negli Stati Uniti e, sempre di più, in altre parti del mondo. Questo studio fornisce la base più accurata per valutare gli impatti ambientali a lungo termine che questa crescita potrebbe avere, in particolare sulla disponibilità locale di acqua e sulla gestione delle acque reflue. Mentre altri Paesi come la Cina, il Messico e l’Argentina stanno portando in produzione le loro riserve non convenzionali di gas, le lezioni apprese dallo sviluppo della produzione negli Stati Uniti possono informare direttamente la pianificazione e l’implementazione delle pratiche di fratturazione idraulica altrove».