La denuncia dalla Pennsylvania, la patria del gas shale

Fracking, quanto mi costi! Altro che libero mercato, i soldi presi dalle tasche dei contribuenti

Le esternalità dei combustibili fossili ignorate quando si parla degli incentivi alle rinnovabili

[8 novembre 2013]

I sostenitori dell’industria dei combustibili fossili amano presentare la trivellazione e il fracking come un trionfo del libero mercato da contrapporre alle energie rinnovabili drogate e finanziate dai finanziamenti e dagli incentivi pubblici. La cosa succede sia da noi con Enel ed Eni che si lamentano dei “sussidi” per le rinnovabili in bolletta (mentre continuano a fare incetta di sussidi per nucleare e fossili), ma anche negli Usa.

Ma ora in Pennsylvania, la patria del fracking e del gas shale, dove companies piccole e grandi si affollano interno a quella che sembra la competitiva tavola del nuovo miracolo energetico americano, viene fuori che probabilmente saranno i contribuenti a dover pagare il conto dei signori del fracking che estraggono gas e che il conto sarà molto salato: un miliardo di dollari per 10 anni.

Il parlamento della Pennsylvania, saldamente in mano ai liberisti e libertarian repubblicani, sta  valutando un progetto per modificare le bollette energetiche  che dovrebbe servire a finanziare progetti di estrazione,  costruzione di tubazioni, stazioni di rifornimento, oltre a sussidi per convincere la Royal Dutch Shell, una multinazionale con utili annui plurimiliardari a costruire una raffineria nello Stato. Solo questa raffineria potrebbe costare oltre un miliardo in 25 anni. Circa un quinto del denaro dato alle energy companies proverrebbe da una drilling tax da 200 milioni di dollari all’anno a carico dell’industria, ma gli altri quattro quinti verrebbero dalle tasche dei contribuenti della Pennsylvania.

Molte di queste iniziative hanno lo scopo di fornire i veicoli e le infrastrutture per promuovere l’uso di veicoli a gas naturale compresso, una cosa che non piace a molti cittadini che dicono che non ci sarebbe alcuna chiara ragione per favorirli   rispetto ai veicoli diesel.

ThinkProgess sottolinea che «Naturalmente, queste politiche “welfare-for-drillers” sono nulla rispetto ai costi che il governo e le “society bear” nascondono sulle emissioni di CO2 e di altri inquinanti emessi dalla combustione di combustibili fossili. Ma niente di tutto questo vuol dire che i trivellatori la smetteranno di piagnucolare sul fatto che il governo “sceglie i vincitori e i perdenti” quando sovvenziona i carburanti puliti senza le esternalità negative di idrocarburi che bruciano».