Fracking sì, fracking no: i geologi europei si interrogano sulla compatibilità ambientale

[5 giugno 2013]

La discussione anche in ambito scientifico sulla fratturazione idraulica, fracking o hydrofracking, indotta dall’uomo per rendere più efficace la produzione di petrolio o di shale gas contenuti nel giacimento incrementando la percentuale di recupero è molto accesa, specialmente per i potenziali rischi ambientali (contaminazione chimica delle acque sotterranee e dell’aria) e sismici, che questa tecnica potrebbe provocare, come più di un sospetto sembra suggerire.

La Federazione europea dei geologi con i suoi componenti in queste ore riuniti a Stoccolma per l’Assemblea generale, ha dunque deciso di approfondire il tema. «Su proposta della delegazione spagnola, la Federazione europea dei geologi ha deciso di istituire un apposito gruppo europeo di lavoro, aperto alle associazioni dei geologi americani», ha dichiarato Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi. «Diverse sono le perplessità circa questa tecnica di sfruttamento che tuttavia rappresenta una rilevante forma di produzione di energia. E’ importante quindi che tutte le associazioni nazionali dei geologi si confrontino tra loro e portino al tavolo di lavoro le esperienze dei propri Paesi».

La proposta spagnola è stata favorevolmente accolta dalla delegazione italiana, rappresentata da Graziano e Corrado Cencetti, che hanno informato l’Assemblea circa l’iniziativa del Consiglio nazionale dei geologi, che ha già costituito in Italia una commissione di esperti sul tema dello stoccaggio dei gas e delle perforazioni industriali nelle aree sismicamente attive. «La capacità della comunità geologica italiana ed europea di interrogarsi su temi così delicati e strategici per lo sviluppo costituisce una rilevante matrice etica della categoria. Sarebbe il caso che queste esperienze di confronto tra i geologi del nostro continente possano confluire in un grande codice geoetico europeo», ha concluso Graziano.