La “rivoluzione” dello shale gas mette in ginocchio i reattori

Fuga di Edf dal nucleare americano

A rischio anche gli affari nucleari di Edf in Gran Bretagna

[31 luglio 2013]

Secondo quanto scrive il Financial Times e conferma anche energymarket price,  «Edf,  il più grande produttore al mondo di energia elettrica nucleare, ha annunciato che sta abbandonando l’energia nucleare negli Stati Uniti, citando la “rivoluzione” nei mercati energetici statunitensi causata dall’avvento dello shale gas».

Henri Proglio, l’amministratore delegato della multinazionale francese, ha detto che il calo dei prezzi causato dallo shale gas ha avuto «Un impatto significativo» anche sul progetto di costruire una nuova centrale nucleare anche in Gran Bretagna, dove i negoziati tra governo ed Edf  sono in stallo da tempo. «Continuiamo a lavorare con il governo britannico e ci  aspettano di avere una decisione entro la fine dell’anno» ha detto Proglio, rifiutando di dare altri dettagli».

Il freddo inverno europeo ha però fatto schizzare in alto gli utili della multinazionale energetica controllata dallo Stato, con un più 6% rispetto alle previsioni.

Nonostante i successi economici, Edf  ha annunciato l’uscita da Ceng, la sua joint statunitense con la Exelon, che gestisce 5 centrali nucleari. Exelon assumerà il controllo di tutti gli impianti Ceng,  mentre Edf  tra il tra il 2016 e il 2022 eserciterà una put option della sua quota del 49,9% nella joint venture ed inoltre riceverà un dividendo speciale immediato di 400 milioni di dollari.

Edf, che gestisce 58 centrali nucleari francesi, prevedeva di costruire 4 nuove centrali nucleari negli Usa, ma poi è arrivata la controversa e contestatissima rivoluzione dello shale gas e Proglio ha preso atto che «Ha completamente ridisegnato il panorama della produzione di energia elettrica a favore del gas», quindi Edf  «Negli Usa potrebbe spostare la sua attenzione sulle fonti di energia rinnovabili».

Proglio però si è messo nella difficile posizione dell’equilibrista che in patria dice che le rinnovabili non possono sostituire il nucleare e che quando parla dei suoi affari in Gran Bretagna dice che «Gli effetti del gas di scisto non altererebbero la ben motivata decisione a lungo termine dei governi britannici che si sono succeduti  di optare per nuova energia  nucleare per aiutare il Regno Unito a soddisfare gli obiettivi per le emissione di carbonio».

Edf ha preso dei brutti colpi sul mercato giapponese con il disastro nucleare di Fukushima Daiichi e su quello tedesco con la progressiva uscita della Germania dal nucleare, per questo vuole ad ogni costo costruire i due nuovi reattori a Hinkley Point, nel Somerset, che rafforzerebbero la sua presenza in Gran Bretagna anche come distributore di energia.

La lite con il governo inglese è sul costo del progetto, un investimento da 14 miliardi di euro, e sullo “strike price”, il prezzo garantito a lungo termine per l’energia elettrica prodotta dai nuovi reattori. Ma a quando dice il ben informato Financial Times, a maggio sarebbe stato trovato un accordo per un  rendimento per Edf del 10% sugli investimenti nell’impianto.

Tornado all’operazione di ritiro dal nucleare americano, c’è da sottolineare che Edf era entrata in quel  mercato solo 6 anni fa, annunciando sfacelli. Ora  energymarket price spiega che la sua precipitosa ritirata «Consentirà ad Edf  di ridurre il suo debito di circa 300 milioni di euro e potrà registrare un leggero aumento già nel 2015. Edf  manterrà i suoi diritti amministrativi nella Ceng, ma dovrà trasferire il rischio delle attività nucleari. L’accordo sarà soggetto ad approvazione da parte della Nuclear Regulatory Commission (Nrc) e dalle autorità di regolamentazione competenti e dovrebbe essere completato nel 2014».

Negli Usa il boom dello shale gas ha portato alla chiusura di diversi reattori nucleari e di molte centrali a carbone. Il nucleare è sempre meno economico per gli operatori  quindi, conclude  energymarket price,  le utilities energetiche «Sono ora riluttanti a investire denaro nelle centrali nucleari per riuscire a mantenerle operative».