Fukushima 4 anni dopo: il Giappone non ha ancora imparato la lezione del disastro nucleare

[11 marzo 2015]

A 4 anni dal terremoto/tsunami dell’11 marzo 2011 e dal disastro nucleare di Fukushima Daiichi, il governo di centro-destra del Giappone sta incautamente tentando di riavviare i reattori nucleari in tutto il Paese e, secondo Yotaro Hatamura, ex presidente di una commissione governativa che ha studiato l’incidente alla centrale nucleare, lo fa «Senza trarre insegnamento dalla crisi di Fukushima e non riuscendo a preparare contromisure efficaci contro un altro potenziale disastro ».

Hatamura, professore emerito di ingegneria meccanica all’Università di Tokyo, in una recente intervista all’Asahi Shimbun ha detto che «L’atmosfera che circonda l’energia nucleare sta tornando ai giorni di compiacimento pre-disastro. Non sono stati condotti studi sufficienti sull’incidente nucleare di Fukushima».

Nella sua relazione finale presentata nel luglio 2012, il panel di  Hatamura invitò il governo a proseguire gli sforzi per determinare la causa del disastro nucleare, ma o scienziato prende atto che «Quasi nessuna delle nostre proposte hanno avuto un riscontro in recenti azioni di governo».

Hatamura sottolinea che, dopo quello che ui giapponesi chiamano il  Grande terremoto del Giappone Orientale e lo tsunami dell’11 marzo 2011, che hanno portato alla tripla fusione nucleare a Fukushima Daiichi, «Sono stati introdotti standard di sicurezza più severi per gli impianti nucleari, ma aggiunge che «Con l’eccezione di questo “ostacolo normativo”, la situazione sembra invariata rispetto a prima dell’incidente. Non sembra che le organizzazioni di controllo (le azioni del governo) funzionino correttamente»,

Ma a 4 anni dalla tragedia nucleare è l’aspetto politico-culturale che preoccupa lo scienziato giapponese: «Ancora una volta, la gente crede che le centrali nucleari siano sicure, anche se i problemi legati a questi impianti sono stati affrontati solo superficialmente. Ci potrebbe sempre essere cali di vigilanza nelle  valutazioni della sicurezza e un incidente sicuramente accadrà di nuovo. Tra le contromisure necessarie ci sono piani di evacuazione efficaci per i residenti che vivono vicino alle centrali nucleari in tutto il paese. La  fattibilità dei piani di evacuazione in corso è dubbia perché sono stati redatti senza riflettere pienamente sull’incidente di Fukushima. I riavvii dei reattori dovrebbero essere dichiarati solo dopo che sia stata fatta un’adeguata preparazione, come ad esempio lo svolgimento di prove di evacuazione che coprano tutti i residenti che vivono entro 30 chilometri da ciascun impianto, basati su piani di evacuazione sviluppati».

Secondo Hatamura, «I cittadini giapponesi devono prepararsi per le catastrofi nucleari future, se la nazione continua produzione di energia nucleare. Anche prima del disastro di Fuskushima, pensavo che fosse inopportuno affermare che un incidente non sarebbe mai potuto accadere. E la crisi di Fukushima, infatti, è avvenuta. La maggior parte delle persone nella società giapponese non vedono la questione delle centrali nucleari come un  loro problema e, fino al disastro di Fukushima,  avevano solo visto  i vantaggi dell’energia nucleare. Credevano a ciò che volevano credere: che le centrali nucleari fossero al sicuro solo perché non c’erano stati incidenti gravi e tali strutture che erano state sottoposte a screening di sicurezza».

Hatamura conclude con un evidente critica al governo per come sta gestendo il post-Fukushima delegandolo a chi ha causato il disastro, la Tokyo electric power company (Tepco), «Quando si verifica un incidente, è  sbagliato porre fine al problema passando la patata bollente a qualcun altro».