Fukushima 4 anni dopo: nella città fantasma di Futaba si rimuovono i cartelli pro-nucleare

Intanto il governo cerca terreni per costruire uno stoccaggio di scorie nucleari di 16 Km2

[11 marzo 2015]

Nella prefettura di Fukushima, a Futaba, una città abbandonata dalla popolazione nel cui territorio sorge una parte del cadavere nucleare della centrale di Fukushima Daiichi, devono essere rimossi due grandi cartelli che esaltavano le virtù dell’energia nucleare, che erano stati appesi nelle  vie del centro cittadino per  accogliere i visitatori e che sono diventati sono un promemoria tragicomico degli effetti devastanti dell’incidente nucleare dell’11 marzo 2011.

Ma non si pensi che il governo locale e quello nazionale abbiano preso la decisione di togliere le grandi insegne perché provano una qualche vergogna per come avevano magnificato il nucleare… No, secondo fonti governative, i cartelloni verranno demoliti perché sono diventati g fragili e pericolosi e quindi potrebbero cadere e colpire persone o automobili di passaggio… in una città fantasma e avvelenata dalle radiazioni e dal fallout nucleare.

I due cartelli erano stati installati  nel  1988 e nel 1991 dalla municipalità di Futaba, in uno si legge:  “L’energia nucleare è l’energia di un futuro luminoso” e nell’altro “L’energia nucleare (porterà) sviluppo regionale e un prospero futuro “. Ora Futaba è classificata quasi tutta  come designato come zona nella quale sarà molto difficile che la popolazione possa mai ritornare e tutti i residenti sono stati evacuati dopo il disastro nucleare innescato dal terremoto/tsunami dell’11 marzo 2011. Gli ex abitanti di Futaba sono autorizzati a tornare periodicamente per brevi visite, ma i livelli di radiazione sono ancora troppo elevati perché si possa iniziare un qualsiasi tipo di lavoro di recupero. Futaba finirà probabilmente come i sui cartelli pro-nucleari: abbattuta dal tempo che irride le promesse.

Ma c’è un’altra emergenza che preoccupa certamente di più gli abitanti della regione intorno alla centrale di Fukushma Daiichi: quella della grande infrastruttura per stoccare i 30 milioni di tonnellate di  rifiuti nucleari del disastro di 4 anni fa, che dovrebbe essere costruita su terreni privati dove sorgono anche abitazioni. Così persone che hanno perso tutto nel terremoto/tsunami, compresi i familiari, ora si vedrebbero espropriare i terreni a causa della tragedia nucleare innescato da quel disastro naturale.

Il  Giappone da quall’11 marzo 2011 ha stanziato più di 15 miliardi di dollari per un progetto senza precedenti per ridurre le radiazioni nelle città intorno a Fukushima Daiichi, Nella Prefettura di Fukushima ogni giorno squadre di operai innaffiano le strade, puliscono le case, abbattono rami di alberi e  grattano via il suolo contaminato, i rifiuti nucleari frutto di questa “decontaminazione” vengono messi in sacchi di plastica blu e neri che si stanno accumulando nelle risaie abbandonate, nei parcheggi ed anche nei giardini privati in tutta la prefettura di Fukushima. Per toglierli dalla vista il governo giapponese prevede di costruire un gigantesco centro di stoccaggio permanente nelle due città fantasma di Okuba e Futaba.

Il governatore di Fukushima ha già accettato che venga costruito  lo stoccaggio di rifiuti nucleari dopo che Tokyo ha assicurato che fornirà alla prefettura 2,5 miliardi di dollari di sovvenzioni ed ha promesso di togliere i rifiuti entro 30 anni. Poi anche i sindaci di Futaba ed Okuma hanno accettato di accogliere un edificio/discarica che si estenderà su 16 km2  –  quasi quanto l’Isola di Capraia, la terza per estensione dell’Arcipelago Toscano – che circonderà la centrale di Fukushima Daiichi.

Ad opporsi sono i 2.300 proprietari di terreni a Futaba ed Okuma dei quali il governo ha bisogno per costruire il mega-impianto di trattamento dei rifiuti nucleari e che molti descrivono come una scelta impossibile. Il sito di stoccaggio nucleare potrà essere costruito solo quando il governo avrà acquisito la maggioranza dei terreni. .

La rabbia contro i progetti del governo sta aumentando, anche perché in pochi credono che il governo riesca a fare davvero quel che promette: cioè che il sito sarà disinquinato e chiuso entro 30 anni. La decisione di realizzare una discarica nucleare in un’area devastata da terremoto/tsunami è vista come un affronto da chi ne ha dovuto subire le tragiche conseguenze e magari non ha nemmeno ritrovato i corpi dei suoi cari.

Koji Monma, leader di un’associazione di proprietari di Okuma non è per niente d’accordo: «In questa terra scorre il nostro sangue e il nostro sudore e non possiamo lasciarcela portar via così».