Fukushima, un muro congelato per fermare l’acqua radioattiva (FOTOGALLERY)

Nuova perdita da un serbatoio e raddoppiano gli incidenti sul lavoro dei “liquidatori”

[4 maggio 2015]

La Tokyo Electric Power Company (Tepco) ha iniziato a congelare il suolo intorno alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi, avviando così i test per realizzare un muro sotterraneo ghiacciato che dovrebbe impedire all’acqua sotterranea di infiltrarsi nei reattori danneggiati dalle esplosioni avvenute dopo il terremoto/tsunami dell’11 marzo 2011, diventando così radioattiva.

Il lavoro, progettato nel giugno dello scorso anno,  è stato avviato il 30 aprile in 18 punti  dei reattori dal  n ° 1 al n ° 4 e la Tepco  punta a realizzare un muro terreno ghiacciato lungo 1.500 metri intorno ai reattori  iniettando liquido a 30 gradi sottozero  in tubi a 30 metri ed a intervalli di un metro.  Come spiega l’Asahi Shimbun , questa parete congelata dovrebbe tenere le acque sotterranee non contaminate lontano dal cadavere radioattivo della centrale nucleare e deviarle verso il mare, arginando così l’accumulo quotidiano di acqua radioattiva nell’impianto. Tepco ha detto che inizierà a costruire il muro completo di terreno ghiacciato dopo che saranno stati completati i test nei 18 punti, ma il lavoro si annuncia difficile perché bisognerà fare anche i conti con le tubazioni già esistenti che probabilmente renderanno difficile congelare il terreno. Lo stesso Asahi Shimbun scrve che non è chiaro quando la Tepco  sarà in grado di essere davvero operativa. Intanto, nel periodo di prova,  Tepco utilizzerà 58 tubi sotterranei per congelare il terreno a 60 metri a monte della centrale nucleare e monitorerà i cambiamenti nei livelli della temperatura e delle acque sotterranee vicino ai siti di prova. Si prevede che ci vorranno settimane per completare i test che  hanno lo scopo di determinare se il metodo può creare muri congelati anche in ambienti con strutture vicine e grandi volumi di acque sotterranee.

La Tepco aveva previsto l’avvio dei lavori per l’intero muro sotterraneo congelato di 1.500 metri entro la fine di marzo, ma difficoltà sorte nei lavori preparatori vicino al mare, e la sospensione dei lavori a causa della morte di un lavoratore a gennaio, hanno fatto slittare ancora una volta tutto. Inoltre, l’autorità nucleare giapponese ha richiesto all’utility di esaminare attentamente l’efficacia del progetto, per questo Tepco ha deciso di fare i test prima di costruire il muro di ghiaccio completo.

Che le cose non vadano affatto bene lo rivela anche un altro episodio: una piccola quantità di acqua radioattiva è di nuovo fuoriuscita da un serbatoio di stoccaggio dell’acqua radioattiva. La Tepco il primo maggio ha ammesso che circa 40 ml di acqua sono stati trovati sotto un serbatoio dove sono stoccate le acque contaminate e che «L’acqua si crede sia fuoriuscita dal serbatoio. Sacchi di sabbia sono stati collocati intorno al serbatoio per evitare che l’acqua si diffonda ad altre aree». La piccola pozza di  20 centimetri quadrati emette 70 millisievert all’ora.

Le cose non vanno n bene nemmeno per i liquidatori: a Fukushima Daiichi nel 2014 è morto un operaio e 63 sono rimasti feriti in incidenti industriali, il doppio rispetto vittima rispetto al 2013 (32 incidenti).  La Tepco ha spiegato che quasi la metà dei feriti, 30, al momento degli infortuni lavoravano da meno di 6 mesi nella centrale nucleare devastata, quindi l’inesperienza è stato uno dei principali fattori per l’aumento degli incidenti sul lavoro durante lo smantellamento. L’utility ha assicurato che migliorerà strutture di formazione e ai meccanismi di condivisione delle informazioni nella centrale di Fukushima Daiichi.

6 “liquidatori” hanno subito ferite che hanno impedito loro di lavorare per almeno 14 giorni. Altri 6 sono stati in malattia per  almeno 13 giorni. 15 lavoratori hanno subito colpi di calore, 13 sono caduti e  13 hanno avuto incidenti con macchinari e altre attrezzature.

La Tepco ha detto che questo aumento degli incidenti sul lavoro dipende dalla «incapacità dei nostri lavoratori di imparare dalle loro esperienze», ma ha ammesso che le ispezioni per accertarsi della sicurezza del luogo di lavoro non sono sufficienti.