Stoccaggi “intermedi” di scorie in tre città

Fukushima: disastro senza fine e il Giappone chiude le centrali

“Scarico controllato” di acqua radioattiva in mare

[2 settembre 2013]

Purtroppo aveva ragione Résau “Sortir du Nucléaire” lo sversamento di acqua radioattiva nell’Oceano Pacifico dai serbatoi di stoccaggio e dai sotterranei di Fukushima Daiichi è molto più grave di quanto si pensasse, ancora più del livello 3 della  International Nuclear and Radiological Event Scale (Ines) che la Nuclear Regulation Authority del Giappone (Nra) ha comunicato ufficialmente il 28 agosto all’International atomic energy agency (Iaea).

Oggi la Tokyo electric power company (Tepco) ha annunciato l’ennesimo piano per gestire le acque del cadavere radioattivo della sua centrale distrutta dalle esplosioni di idrogeno dopo il terremoto/tsunami dell’11 marzo 2011 e il presidente dell’Nra, Shunichi Tanaka, ha detto  che potrebbe essere necessario scaricare nell’Oceano Pacifico l’acqua contaminata prodotta dal sito, ormai arrivata a 400 tonnellate al giorno.

Per la Tepco, l’Nra ed il governo giapponese la gestione dell’acqua utilizzata per raffreddare il combustibile fuso nei reattori  della centrale di Fukushima è diventata un incubo, dopo che l’utility non è riuscita a tamponare una serie di fughe di acqua radioattiva, compreso lo sversamento di circa 300 tonnellate di acqua altamente contaminata di un paio di settimane fa. Tanaka spiegando ai giornalisti l’ipotesi di uno sversamento controllato in mare ha detto: «I livelli dei contaminanti devono essere portati al di sotto di limiti accettati attraverso la filtrazione o altri trattamenti prima che l’acqua sia oggetto di scarico». Come questo possa essere fatto ora è un mistero, visto che l’acqua altamente radioattiva è stata stoccata in più di 300 serbatoi proprio perché nessuno sapeva come trattarla e smaltirla.

L’Nra potrebbe presentare un progetto globale di gestione delle acque di Fukushima Daiichi già domani e il  vice-capo di gabinetto Katsunobu Kato ha detto che «Il governo vuole presentare un “pacchetto completo” di misure per affrontare il problema delle acque contaminate presso l’impianto di Fukushima».

La verità è che quelli stessi che fino a poche settimane fa cercavano di derubricare la tragedia nucleare di Fukushima Daiichi in un incidente di percorso verso il glorioso cammino del nucleare, ora non sanno letteralmente più che pesci pigliare dopo che la Tepco ieri ha ammesso che l’ultima fuga di acqua radioattiva scoperta era molto peggio di quanto rilevata in un primo momento da una strumentazione tarata al basso ed inadeguata per livelli così alti di radioattività da uccidere una persona in 4 ore.

La perdita di acqua contaminata fuoriuscita da un serbatoio di stoccaggio ha in realtà un livello di radioattività di 1.800 millisievert all’ora, 18 volte il livello riportato il 22 agosto nello punto dai “liquidatori” della Tepco. Un’altra perdita è stata trovata in una tubazione che collega due serbatoi.

Nei pozzi sotterranei e in centinaia di serbatoi di Fukushima Daiichi sono stoccate almeno 338.000 tonnellate di acqua con diversi livelli di tossicità e la Tepco non si è dimostrata in grado di contenere le continue perdite, come ha ammesso il primo ministro giapponese Shinzo Abe, che pure prosegue a versare nelle casse dell’utility miliardi di yen.

Proprio Abe oggi ha detto che «Il governo adotterà azioni rapide ed esaurienti» per bonificare Fukushima Daiichi ed ha ribadito che «Il governo andrà avanti adottando tutte le misure necessarie per gestire le conseguenze del peggior disastro nucleare dell’ultimo quarto di secolo» e che «Predisporrà rapidamente. un piano per farlo»

Il governo giapponese il 4 settembre istituirà una task force per accelerare la creazione di impianti intermedi di stoccaggio intermedio per le scorie radioattive nella prefettura di Fukushima. A capo di questa task force ci saranno il ministro della ricostruzione, Takumi Nemoto, e quello dell’ambiente, Nobuteru Ishihara, che dovrebbero accelerare la consultazione con municipalità e cittadini per acquistare i terreni per i siti di stoccaggio dove conferire il suolo ed i detriti contaminati  raccolti durante il lavoro di decontaminazione. Il network radiotelevisivo giapponese Nhk scrive che «Il governo prevede di costruire i siti nelle città di Futaba, Okuma e Naraha, vicino alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi». Il governo vorrebbe iniziare a trasferire i  rifiuti contaminati dai siti temporanei di stoccaggio dal gennaio 2015, ma le popolazioni delle tre città sono sempre più preoccupate e temono che questi impianti intermedi diventino in realtà i siti di smaltimento finale. Nemoto ha sottolineato che «Gli impianti di stoccaggio intermedio sono essenziali per promuovere la decontaminazione» ed ha assicurato: «Gestirò con attenzione la questione perché avrà un impatto sulla ricostruzione delle comunità locali e sulla vita dei residenti».

Ma nessuno ormai crede più alle rassicurazioni di Abe e dei suoi ministri che hanno tenuto nascoste le magagne radioattive di Fukusmima Daiichi durante la recente campagna elettorale. Intanto il rinascimento nucleare sognato dal governo di centro-destra del Giappone si allontana sempre di più: uno dei due reattori della centrale di Ohi, gli unici  ancora in funzione nel Paese, si è fermato oggi per un controllo routinario e domani sarà fermato anche l’altro. La Nra deve accertare la sicurezza dei reattori in base ai nuovi standard post-Fukushima , la Kansai Electric Power Company (Kepco) che gestisce Ohi ha chiesto di riaprire la produzione bei reattori 3 e 4 dal 15 settembre.

Questo significa che tutti i reattori nucleari del Giappone, dopo una timida ripresa della produzione nei pochi impianti ritenuti “sicuri”, saranno di nuovo offline per la prima volta da circa 14 mesi. Nel frattempo la Nra sta esaminando la sicurezza di altri reattori, compresi i 6 di Ohi, e non è chiaro se  darà il via libera alla Kpco per riavviare una centrale costruita sopra una faglia sismica.

Ormai si può parlare di una nuova sindrome di Fukushima che sta annichilendo le smanie nucleariste del governo Abe che ha appena annunciato l’istituzione di gruppi consultivi con le agenzie governative per aiutare le municipalità ad elaborare piani di evacuazione in caso di incidenti nucleari. Dopo la catastrofe nucleare di Fukushima 156 municipalità che hanno il loro territorio entro 30 km di una centrale nucleare hanno dovuto rivedere i loro piani di evacuazione in caso di incidenti nucleari, ma questo processo è bloccato a causa delle difficoltà a fare accordi tra i governi locali sull’evacuazioni oltre i confini della prefettura colpita ed il trasporto di pazienti anziani da ospedali e strutture di assistenza infermieristica. Il governo centrale ha cercato di obbligare le municipalità ad approvare piani di evacuazione comuni, dicendo che è loro dovere farlo, ma non ce l’ha fatta ed ha deciso di istituire consigli consultivi per mettere nelle mani dello Stato il compito di risolvere i problemi comuni ed assicurarsi così che le prefetture non colpite accettino i profughi nucleari. Il governo giapponese sottolinea che «Sulla base di nuove linee guida per la sicurezza delle centrali nucleari, delineare piani di evacuazione è altrettanto importante della salvaguardia delle centrali nucleari», ma per far questo bisogna superare le paure ed i pregiudizi  enormemente cresciuti tra la gente con il disastro infinito di Fukushima Daiichi.