Il futuro della centrale Enel di Porto Tolle, Goletta Verde: «Bonifica, parco, lavoro!»

Legambiente: «Investimenti chiari per un futuro 100% rinnovabile»

[10 agosto 2016]

Porto Tolle Goletta

Goletta Verde in navigazione a Porto Tolle ha esposto lo striscione “Bonifica, parco, lavoro!” davanti all’ormai ex centrale Enel di Polesine Camerini e, dopo aver sventato la sua riconversione a carbone, Legambiente ora chiede che «L’investimento destinato al carbone del passato a Porto Tolle sia reindirizzato verso le fonti rinnovabili del futuro e si acceleri sulle scelte in grado di dare un futuro di sviluppo sostenibile al territorio, coinvolgendo associazioni e cittadini». Il Cigno Verde propone di «Trasformare Porto Tolle un polo scientifico e tecnologico di eccellenza, che possa fornire opportunità di lavoro compatibili con un ambiente straordinario e unico a livello europeo, Riserva di Biosfera MaB-Unesco, su cui si sta ragionando nella prospettiva positiva di unificazione dei due parchi regionali e di una possibile “Legge Speciale per il Delta”. Occorre partire dalla bonifica e riconversione della centrale di Porto Tolle, con l’obiettivo di individuare funzioni compatibili e creare lavoro». 

Gli ambientalisti sottolineano che «L’iniziativa intrapresa da Enel con il bando Futur-E per proposte di acquisto e riqualificazione della centrale termoelettrica di Polesine Camerini è senza dubbio positiva. In questa prospettiva è fondamentale sottolineare l’importanza della bonifica del sito e non si comprende perché rispetto alla trasformazione della centrale di porto Tolle, nelle 44 pagine del dossier collegato al bando, la parola “bonifica” non compaia da nessuna parte. Solo nell’ultima pagina dell’invito a manifestare interesse si legge che, al momento della valutazione delle proposte progettuali ricevute, Enel si riserva di svolgere trattative con i soggetti proponenti durante le quali verranno discusse le possibili condizioni relative ad eventuali attività di bonifica ambientale e demolizione».

La direttrice di Legambiente Veneto, Giorgia Basiano, evidenzia che «Un tema delicato come le bonifiche deve essere immediatamente chiarito. Legambiente chiede che proprio ora si acceleri sulle scelte in grado di dare un futuro di sviluppo sostenibile al territorio, con un coinvolgimento della comunità locale. La bonifica e riconversione della centrale di Porto Tolle devono avere come obiettivo quello di individuare funzioni compatibili e creare lavoro attraverso il rilancio del parco del Delta del Po, con la tutela e valorizzazione delle risorse naturali e culturali, la creazione di un sistema di piste ciclabili di connessione con il territorio e le aree abitate intorno. Ma le scelte che riguardano Porto Tolle e il futuro del Polesine devono vedere protagonista anche la Regione Veneto che non può certamente scomparire dopo averla vista sempre in prima linea in questi anni, quando però si trattava di spingere la riconversione a carbone».

Gli ambientalisti sono convinti che «La svolta di Enel nell’annunciare la chiusura delle centrali non più strategiche entro il 2021 è una vittoria del movimento ambientalista e un’ottima notizia per i cittadini, gli imprenditori e tutti quelli che hanno sempre visto l’utilizzo di fonti fossili come una minaccia per la salute, per l’ambiente e per le attività turistiche. Senza dimenticare che le fossili e il carbone sono i principali responsabili dei cambiamenti climatici».

Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente, ha detto che «L’uso del carbone e delle fonti fossili sono la principale minaccia per il clima del pianeta, ma anche una delle maggiori fonti d’inquinamento con impatti assai gravi sulla salute di persone, organismi viventi ed ecosistemi ed è per questo che vogliamo tenere sotto osservazione Enel, su come avverrà la riconversione dell’impianto veneto e degli altri in chiusura nei prossimi anni  L’impegno annunciato da Enel di chiudere al 2021 garantendo l’occupazione dei lavoratori è una vittoria senza precedenti. Ora serve però l’impegno di tutti per lotta all’inquinamento e per la riconversione dei siti. Ad Enel, inoltre, chiediamo garanzie sulla bonifica anche attraverso la scelta del soggetto che acquisirà il sito, a Porto Tolle come nel resto delle centrali in dismissione. Occorre ora fare fronte comune per trasformare questa vertenza in una grande opportunità per questo territorio, impegnandosi in una vera politica di riconversione industriale ed energetica in Veneto che punti finalmente su efficienza e sulle fonti rinnovabili e su un nuovo modello energetico garantendo nuova occupazione».

Le esperienze di innovazione industriale in Italia  non mancano e Goletta Verde ha ricordato le più recenti: a Porto Torres la chiusura del petrolchimico di Eni, grazie anche alla mobilitazione comune di lavoratori e della stessa Legambiente, ha portato a un forte investimento di chimica verde nell’area industriale dove oggi è operativa l’innovativa bioraffineria di Matrica, joint venture di Versalis e Novamont, per produrre bioplastiche, bioadditivi per la filiera dei pneumatici e biolubrificanti. Nel frattempo sono stati costruiti in Italia altri impianti altamente tecnologici, come la bioraffineria di seconda generazione per la produzione di bioetanolo da scarti agricoli di Crescentino nel vercellese da parte dell’azienda Mossi e Ghisolfi o il sito di produzione dei tubi a sali fusi per le centrali a solare termodinamico a Massa Martana in Umbria da parte del gruppo Angelantoni. La stessa Enel in questi anni ha mostrato la capacità di innovare, attraverso la realizzazione a Catania un importante stabilimento per la produzione di pannelli fotovoltaici a film sottile, a Priolo una centrale a solare termodinamico per la produzione di energia elettrica e calore, ma anche progetti di sperimentazione che vedono protagoniste le fonti rinnovabili e accumulatori come quelli realizzati nel parco eolico di Pietragalla (Pz) e  nel parco fotovoltaico a Catania.