Lavrov: «Un Paese terzo sta influenzando Kiev»

Gas, l’Europa ora rischia di rimanere a secco a causa dello scontro Russia-Ucraina

Gazprom vuole subito 4,5 miliardi di dollari dall’Ucraina. Mosca pronta a tagliare le forniture

[16 giugno 2014]

Dopo il nulla di fatto nei negoziati Russia-Ucraina-Ue sul prezzo del gas fornito da Mosca a Kiev stamattina alle ore 8 italiane è scaduto l’ultimatum russo, e l’Ucraina deve pagare 1,95 miliardi di dollari di debito. Gazprom ha già annunciato che se non ci sarà questo saldo del debito scatterà un nuovo regime, quello del pagamento anticipato. Il significato di questo annuncio è chiarissimo: Mosca potrebbe tagliare le forniture di gas all’Ucraina, e potrebbero esserci pesanti complicazioni anche per il resto dell’Europa.

Gazprom ha infatti rassicurato di essere «obbligata» dai contratti in vigore a garantire il transito del gas verso i clienti europei (Italia compresa), ma al contempo annuncia d’aver avvertito la Commissione Ue della possibilità di future interruzioni nel rifornimento: se l’Ucraina cercasse di suggere del gas diretto verso il resto d’Europa senza pagare, il flusso della risorsa si fermerebbe. Una contraddizione che non lascia indifferente Bruxelles: il commissario europeo all’Energia Gunther Oettinger si è affrettato a dichiarare che, visto lo stato delle cose, «c’è il rischio che quest’inverno l’Europa debba fare i conti con una carenza di gas».

Oggi il gigante gasiero statale russo Gazprom ha sollecitato davanti alla Corte internazionale di arbitraggio della Camera di Commercio di Stoccolma il rimborso da parte del gruppo ucraino Naftogaz di 4,5 miliardi di dollari. Secondo l’ufficio stampa di Gazprom «il ricorso è legato al non rispetto sistematico da parte di  Naftogaz dei suoi impegni legati al contratto concluso nel 2009, così come all’immenso debito gasiero dell’Ucraina».

Due ore prima Gazprom aveva annunciato il passaggio al sistema di pre-pagamento per la fornitura di gas a Naftogaz e in un comunicato sottolinea che «la decisione è stata presa a causa dell’assenza di rimborsi da parte di Naftogaz. Il debito del gruppo per il gas fornito raggiunge i 4,458 miliardi di dollari, di cui 1,51 miliardi per i mesi novembre-dicembre 2013, e 3,007 miliardi per aprile-maggio 2014».

A partire da oggi, quindi, Kiev riceverà dalla Russia solo il gas pagato anticipatamente. Dopo il fallimento dei negoziati con Ucraina e Ue, il  ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha detto che «un paese terzo si nasconde dietro la posizione intransigente di Kiev sui negoziati gasieri con la Russia. Le autorità ucraine si approfittano dell’impunità perché i nostri partner occidentali, o almeno una parte di essi, le difendono. Questa impunità si traduce nel comportamento inerte delle autorità ucraine, compreso quello di fronte ai negoziati gasieri. Rifiutano i compromessi ragionevoli avanzati da parte russa e sostenuti dall’Ue. Non vorremmo che una potenza terza si nascondesse  dietro questa posizione arrogante e intransigente di Kiev, benché abbiamo tutte le ragioni per supporlo».

Il riferimento agli Stati Uniti d’America è più che evidente, e Lavrov continua: «Non mi posso sbarazzare dall’impressione che gli ucraini siano consigliati da qualcuno che li spinge a coltivare la loro intransigenza su queste questioni, il successo gli fa girare la testa. Sono preoccupato per questa impunità che è sempre più frequente, e ricordo il recente attacco contro l’ambasciata della Russia a Kiev e i numerosi casi di sequestri di giornalisti russi in Ucraina».

Intanto, dal 4 giugno, i rifugiati ucraini nella regione russa di Rostov sul Don sono saliti a 110.000. Come ritorsione per la chiusura dei rubinetti del gas, il nuovo presidente dell’Ucraina, Petro Poroshenko, ha detto durante un colloquio telefonico con il presidente francese François Hollande, che «l’Unione europea deve sospendere il suo partenariato con la Russia nel settore militare-tecnico», ma ormai quella collaborazione è ridotta ad un contratto per una porta-elicotteri Mistral, anche se Russia ha bisogno delle tecnologie europee per modernizzare la sua industria degli armamenti (che esporta in tutto il mondo per 15 miliardi di dollari l’anno).

Ma la Francia difficilmente rinuncerà a un affare da 1,2 miliardi di euro, mentre il resto della cooperazione militare-tecnica Ue-Russia vale “solo” 200 milioni di dollari. Senza dimenticare che gli europei si troverebbero a pagare salate penali se non rispettassero gli impegni sottoscritti con Mosca.