Gas: l’Ue rischia grosso puntando su infrastrutture superate. Il mistero dei fondi Cef

[26 settembre 2014]

Günther Oettinger, nella sua ultima audizione in Commissione industria del Parlamento europeo come commissario Ue all’energia, ha ribadito la necessità di garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico in particolare del gas. Oettinger ha detto che «Molta gente pensa che nel settore dell’energia  le nostre relazioni con la Russia sono più importanti delle nostre relazioni con l’Ucraina. Dobbiamo andare oltre. Il gas può essere utilizzato come una minaccia e non essere fornito. Non è ancora questo il caso, ma pensiamo che la Russia farà tutto il possibile per indebolire la situazione dell’Ucraina. Può essere che l’Ucraina potrebbe acquistare del gas russo che sarebbe co-finanziato dall’Ue per stoccane di più». Il Commissario Ue ha poi ricordato che «L’unione europea ha già una base legale per lavorare sulle questioni energetiche, ma abbiamo 28 sistemi frammentati».

Diversi eurodeputati la pensano come Oettinger ed hanno detto che occorre lottare contro questa frammentazione ed interconnettere i settori energetici degli Stati membri, ma la socialdemocratica tedesca  Martina Werner ha criticato il commissario uscente all’energia: «Ha parzialmente attuato gli obiettivi climatici, ma non completamente. Siamo particolarmente critici a proposito della direttiva sull’efficienza energetica. I socialisti e democratici si aspettavano molto di più dalla gestione di Günther Oettinger». Ma il conservatore polacco Dawid Bohdan Jackiewicz la pensa in maniera opposta e teme che i nuovi obiettivi per il 2030 dell’Ue che verranno discussi ad ottobre dal Consiglio europeo (40% di riduzione delle emissioni di CO2; 27% di rinnovabili nel mix energetico e 30% di efficienza energetica in più) danneggeranno la competitività degli Stati membri, facendo anche salire i prezzi dell’energia.  Probabilmente  la Weimer aveva appena letto il rapporto “Energy Security and the Connecting Europe Facility” di E3G e Jackiewicz. No.

Il rapporto E3G, un think tank ambientalista, sottolinea che «La sicurezza energetica è fondamentalmente una questione transfrontaliera. La possibilità di condividere l’energia attraverso le frontiere in Europa, aumenta la resilienza all’interruzione dell’approvvigionamento. Tuttavia – in un suggestivo parallelo con la sfera economica – le vulnerabilità all’interno dei singoli Paesi possono compromettere la sicurezza dell’Unione europea nel suo insieme. La sicurezza energetica europea comporta sia la solidarietà transfrontaliera e la responsabilità degli Stati membri di gestire in modo efficiente i propri sistemi energetici». E fin qui siamo all’interno del discorso di  Oettinger. Ma dopo le valutazioni di E3G somigliano molto di più a quelle della Weimer: «Il Connecting Europe Facility (Cef) è uno strumento fondamentale per mandare avanti le infrastrutture transfrontaliere per la sicurezza e la solidarietà energetica europea. Ma deve essere mirato e garantire il massimo valore pubblico del finanziamento pubblico molto limitato a disposizione. Ciò richiede una valutazione economica hard-headed per garantire progetti stack up sostenuti sia a breve che a lungo termine, e allinearsi con gli obiettivi energetici e climatici dell’Ue. I progetti che integrano realmente i mercati europei dell’energia, l’isolamento energetico finale o facilitano fonti di energia rinnovabili interne possono rappresentare investimenti di alto valore nella sicurezza e nella resilienza europea. Al contrario, il semplice aumento della capacità di importazione di gas rappresenta “poor value for money” se l’energia supplementare importata va, in ultima analisi, sprecata.  Tuttavia, c’è un rischio concreto che progetti infrastrutturali e di efficienza elettrica essenziali per la sicurezza saranno compressi a favore di un approccio eccessivamente incentrato sulle importazioni di gas».

Qui la critica alla gestione del mercato energetico da parte dell’Ue si fa durissima: «La strategia per la sicurezza energetica europea manca attualmente di coerenza. C’è uno scollamento notevole tra la valutazione economica delle infrastrutture energetiche e l’efficienza energetica. Negli ultimi dieci anni la domanda di gas in Europa è scesa del 9%, ma i progetti di gas sono attualmente valutati all’inerno di scenari che presumono una domanda di gas dell’Ue nel 2030 maggiore del 72%  di quanto sarebbe il caso se venisse soddisfatto l’obiettivo del 30% di efficienza energetica proposto per il 2030. Un fallimento nel colmare questo consistente gap porterà a non centrare gli obiettivi pubblici ed a sprecare denaro pubblico sprecato in progetti di infrastrutture costose ma sottoutilizzate». La critica ad infrastrutture come il TAP è più che evidente.

Secondo Energy Security and the Connecting Europe Facility”, per garantire il valore pubblico reale e la sicurezza energetica, la Commissione europea invece dovrebbe: «Riallocare una parte dei finanziamenti ef dai trasporti all’energia, riconoscendo il  calo della domanda del trasporto e del nuovo contesto geopolitico sulla sicurezza energetica; Fare un finanziamento delle infrastrutture subordinato alla consegna di piani di efficienza energetica; Implementare un “earmark” per l’elettricità;  Assicurarsi che la valutazione del progetto sia pienamente coerente tra i settori e in linea con gli obiettivi climatici ed energetici dell’Ue».

Insomma, l’Ue rischia di perdere miliardi di euro nella costruzione di infrastrutture gasiere per diminuire la sua dipendenza dal gas russo, mentre lo studio E3G sottolinea che i gasdotti  finanziati con Il Cef  «Saranno lasciati in abbandono perché in futuro la domanda di gas non sarà sufficiente». E Jonathan Gaventa di E3G avverte: «Esistono grandi rischi che il denaro pubblico vada sprecato in grandi progetti di installazioni costose ed inutili che si trasformeranno in seguito in beni abbandonati».

E’ la stessa Ue a stimare che le misure per l’efficienza energetica entro il 2030 potrebbero ridurre le importazioni di gas verso l’Europa di 174 megatonnellate equivalenti di petrolio (Mtep), cioè circa 20 volte di più del gas importato con il Corridoio gasiero sud-europeo, il principale progetto dell’Ue, ma è anche 2 volte la capacità di tutti i progetti gasieri attualmente in costruzione grazie ai finanziamenti Cef. L’Ue ha allocato  5,85 miliardi di euro in progetti energetici ed è la prima volta che trasferisce fondi specifici ad infrastrutture energetiche. Secondo E3G non si sa ancora  con esattezza l’ammontare dei finanziamenti che potrebbero andare sprecati, dato che dei fiondi non sono stati ancora attribuiti a specifici progetti.

Oltre al corridoio gasiero sud europeo altri progetti di gas naturale liquefatto finanziati dal Cef riguardano Italia, Polonia, Paesi Baltici, Svezia, Belgio, Malta, Slovenia, Croazia, Grecia e Romania.   Gaventa, intervistato da EurActiv è d’accordo sul fatto che  sono necessarie reti  gasiere ed elettriche e gasiere di buona qualità  per permettere agli Stati membri dell’Ue di rispondere se il gigante del gas russo Gazprom chiuderà i rubinetti, «Ma, con la crisi, l’Ue a privilegiato il gas rispetto alle spese sulle infrastrutture elettriche. Ora, quest’ultime, si rivelano un investimento migliore. Al contrario dei gasdotti, le reti elettriche possono trasmettere l’energia proveniente da una moltitudine di risorse. L’interesse per il gas in seguito alla crisi restringe  le priorità europee in materia di infrastrutture. La sicurezza energetica a lungo termine dell’Ue dipenderà maggiormente dalle sue reti di trasmissione elettrica e dalle sue smart grids  che dai gasdotti  destinati all’importazione di gas. Più finanziamenti provenienti dal Cef devono concentrarsi sull’elettricità».

Eppure la Commissione europea prevede un aumento della domanda di elettricità del 14% entro il  2030 e del  28% entro il 2050.Mentre la domanda di energia nel suo insieme dovrebbe diminuire del 30% entro il 2050.

La lista dei progetti del Cef ne contiene 132 riguardanti il settore elettrico, per 50 miliardi di euro di investimenti, ma contiene anche 107 progetti gasieri per un costo previsto di investimenti di 53 miliardi di euro, ma EurActiv sottolinea che «La Commissione ne ha ridotto il numero in maniera significativa nella sua comunicazione sulla strategia europea per la sicurezza energetica: «Restano solo 27 progetti gasieri e 6 progetti elettrici», ma il documento della Commissione Ue è stato pubblicato il 28 magio, qualche mese dopo l’inizio della crisi ucraina nel novembre 2013 e l’annessione della Crimea nel marzo 2014 e E3G teme che questa lista ridotta non influenzerà i decisori politici quando distribuiranno i finanziamenti del Cef. Le dichiarazioni degli esponenti delle forze politiche di centro-destra al Parlamento europeo fanno pensare che E3G potrebbe avere fondate ragioni. Secondo il rapporto

Secondo “Energy Security and the Connecting Europe Facility”, mancano completamente la trasparenza sui criteri per attuare i progetti contenuti nella lista Cef  e le informazioni sull’allocazione dei fondi: «Niente indica se i progetti siano stati valutati in funzione degli obiettivi di riduzione delle emissioni di carbonio». Gli autori del rapporto concludono: «Bisogna essere coerenti per evitare un “cannibalismo politico” o una serie di misure che si sottraggono ad un obiettivo politico distinto. Per esempio, la metodologia utilizzata per valutare i progetti dell’infrastrutture gasiere è davvero differente da quella utilizzata per prendere le decisioni europee in materia di efficienza energetica».