Il gas russo prende la strada dell’Oriente: Gazprom firma un mega-accordo con la Cina

[20 maggio 2014]

Russia e Cina a tutto gas. Oggi il presidente russo Vladimir Putin è a Shanghai per incontrare il presidente cinese Xi Jinping, ma già ieri aveva detto che «Le attuali  relazioni tra la Russia e la Cina possono essere considerate come esemplari. Non restano tra noi dei problemi politici in grado di esercitare un impatto negativo sul rafforzamento della nostra cooperazione in tutti i settori. Siamo arrivati a costruire un’interazione veramente esemplare, basata sul rispetto degli interessi fondamentali dei due Paesi ed un lavoro efficace a beneficio dei nostri popoli, che deve servire da modello per le grandi potenze del mondo».

Putin ha anche invitato le imprese cinesi a cogliere «le possibilità offerte dai programmi delle autorità russe riguardanti lo sviluppo dell’Estremo Oriente (… ) perché uno sviluppo accelerato dell’Estremo Oriente sarebbe benefico sia per la Cina che per la Russia  (…). E’ necessario formare delle alleanze tecnologiche ed industriali forte, attrarre gli investimenti nelle infrastrutture e nel settore energetico e promuovere congiuntamente la ricerca scientifica ed i legami umanitari».

In realtà Putin è partito per Shanghai con già in tasca il mega-contratto per il gas per il quale pechino potrebbe sborsare fino a 456 miliardi dollari per i prossimi 30 anni. Infatti, durante la visita di Putin, che si concluderà domani, Gazprom e China National Petroleum Corporation (Cnpc) dovrebbero firmare un accordo per 38 miliardi di m3 di gas russo, a partire dal 2018, per alimentare la crescita dell’economia cinese. Così Mosca e Pechino risolveranno due loro problemi: la Russia invierà verso l’Asia le sue forniture di gas esse a rischio dal conflitto ucraino e dalle sanzioni occidentali, la Cina ha un disperato bisogno di gas per ridurre il devastante inquinamento prodotto dal suo carbone.

Nei giorni scorsi  il ministro russo dell’Energia, Anatoli Yanovsky, aveva detto che l’accordo con i cinesi è pronto al 98%, mentre i cinesi tacciono sull’argomento. Ma Putin ha confermato: «Le disposizioni in materia di esportazione di gas naturale russo verso la Cina sono state quasi finalizzate. La loro attuazione aiuterà la Russia a diversificare le rotte dei gasdotti per la fornitura di gas naturale ed i nostri partner cinesi ad alleviare le preoccupazioni legate al deficit energetico ed alla sicurezza ambientale attraverso l’uso di combustibile “pulito”».

La crisi ucraina e lo smog venefico che avvolge le metropoli cinesi sembrano aver dato una bella spinta ad un accordo che è sul tavolo negoziale da più di 10 anni, con continui stop and go dovuti al prezzo del gas, al percorso dei gasdotti ed alle eventuali partecipazioni cinesi ai progetti russi. Alla fine il prezzo del gas russo dovrebbe essere tra i 350 ed i 400 dollari per 1.000 m3. A gennaio Gazprom  prevedeva 360 – 400 dollari per 1.000 m3, ma ora il quotidiano russo Izvestia, citando una fonte di Gazprom,  prevedere 350 – 380  dollari.

A margine della Confederation of Asia Pacific Chambers of Commerce and Industry (Cacci) tenutasi a Mosca e che ha preparato il big meeting sino-russo,  Aleksandr Prosviryakov, partner di Lakeshore International, ha detto a Rt: «Certo, la Russia vuole vendere gas e risorse ai prezzi più alti possibili. Ma a causa delle sanzioni da parte dei partner europei, abbiamo bisogno di trovare un partner in grado di acquistare il nostro gas a lungo termine, il che è il motivo per cui in questo momento la Cina ci sembra molto interessante». Il 18 maggio, il capo di Gazprom Alexei Miller si è incontrato a Pechino con il suo omologo della Cnpc , Zhou Jiping, per discutere gli ultimi dettagli, compresi i prezzi.

Il problema è come completare il mega-gasdotto Russia-Cina. Attualmente i due Paesi  dovrebbero essere  collegati dal gasdotto “Siberian Power”, ma nel 2007 è stato firmato solo il contratto di sviluppo, tre anni dopo che Gazprom e Cnpc avevano sottoscritto un accordo strategico di cooperazione.  Ma non basta e per portare il gas dell’Estremo Oriente Russo in Cina bisogna realizzare altri gasdotti. Uno potrebbe partire da Vladivostok, il grande porto russo sul Mar del Giappone, oppure il gas potrebbe entrare in Cina da Blagoveshchensk, nella regione dell’Amur. Ma per completare il progetto entro il 2018 Gazprom e Cnpc devono  trovare un accordo su come finire il troncone del gasdotto verso la Cina, che potrebbe costare tra i 22 ed 30 miliardi di dollari. La Russia chiede che lo paghi la Cina o che faccia un prestito e sembra proprio questo il maggiore scoglio sul quale si erano incagliate le trattative.

Nel 2009 Pechino e Mosca avevano firmato un accordo secondo o il quale Gazprom avrebbe dovuto fornire alla Cina 30 miliardi di me3 di gas all’anno entro il 2015 attraverso il gasdotto Altai, che raggiunge la turbolenta regione autonoma cinese dello Xinjiang Uigur. La Russia ha interrotto i lavori per questo progetto nel 2013, dicendo di ritenere prioritario il gasdotto “Power of Siberia”. Quando entrambi i gasdotti entreranno in funzione, la Russia potrebbe inviare in Cina  68 miliardi di m3 di gas all’anno, per alimentare quella che è destinata a diventare la più grande economia del mondo, che nel 2014 prevede di aumentare le importazioni di gas del 20%, arrivando a 186 miliardi di m3 all’anno.

Secondo Prosviryakov, «Questo accordo con Gazprom e la cooperazione con la Russia dimostrano che la Cina si sta espandendo, sta diventando sempre più grande e che questa parte del mondo è dominata da Cina, India e Russia, il ruolo degli Stati Uniti si sta ridimensionando».

Intanto i russi annunciano che creeranno insieme ai cinesi un organismo speciale per gestire 8 progetti. Il vice-premier russo Dmitri Rogozin ha scritto su Twitter: «Insieme al vice primo ministro cinese Wang Yang, firmeremo un protocollo per istituire un gruppo di controllo di 8 progetti strategici».  Secondo Rogozin questi progetti riguardano lo spazio, la creazione di infrastrutture frontaliere  e di trasporti comuni e l’l’ingegneria aeronautica.