Human Rights Watch, in Ucraina utilizzate armi proibite al fosforo contro i civili del Donetsk

Gas: Usa e Ue verso nuove sanzioni contro Putin, ma la Finlandia si sfila

Il governo di Helsinki: «Non se ne parla nemmeno di rinunciare all'approvvigionamento russo»

[19 novembre 2014]

L’isolamento al quale è stato sottoposto Vladimir Putin al G20 in a Australia da parte dei leader occidentali sta facendo irritare i russi e il loro presidente, partecipando ad un meeting del Fronte Popolare a Mosca, ha detto: «Vogliono umiliarci, vogliono assoggettarci. Pensano di regolare i loro problemi a nostre spese, metterci sotto il loro dominio. Nessuno è mai riuscito a farlo con la Russia e nessuno ci riuscirà mai». Poi Putin ha affrontato il tema dell’embargo economico europeo ed ha fatto notare ad un pubblico già ad alto tenore nazionalistico che «Intanto gli Usa sono riusciti a dominare i loro Paesi satelliti. Sfortunatamente, molti dei loro alleati cercano di difendere gli interessi stranieri a spese – è evidente – dei loro stessi interessi nazionali, per ragioni sconosciute e con una prospettiva ignota».

Tra questi Paesi non c’è certamente la Finlandia, che da sempre critica l’embargo contro la Russia ed è ancora più preoccupata per le notizie che Usa ed Ue (della quale la Finlandia fa parte) si preparerebbero ad inasprire ulteriormente le sanzioni contro Mosca. Infatti, alla vigilia della visita del vice-presidente statunitense Joe Biden in Ucraina, un portavoce dell’amministrazione Obama ha detto che «L’intensificazione delle sanzioni contro la Russia è allo studio. Il presidente Barack Obama ed i suoi colleghi europei, a margine del summit del G20 in Australia, hanno avviato una discussione sull’adozione di nuove sanzioni contro Mosca e la concessione di un aiuto supplementare all’Ucraina. Queste due iniziative sono molto importanti».

La cosa è visto come fumo negli occhi dal ministro degli esteri della Finlandia Erkki Tuomioja, che, in visita ad Ankara, ha ricordato ai turchi ed ai loro alleati della Nato che «La Finlandia acquista gas russo da 40 anni , non ha mai avuto problemi riguardanti il prezzo né le forniture. La Russia è il solo fornitore di gas naturale per la Finlandia e non ci sono ragioni per rinunciare alla nostra cooperazione con la Russia».

Tuomioja ha anche detto che «La Finlandia si sentirebbe più a suo agio se potesse importare gas da altre fonti» e ha ricordato che la Finlandia sta negoziando con l’Estonia per la costruzione di un terminal per il gas naturale liquefatto (Gnl). E’ noto che tra finlandesi e russi, ancor prima della rivoluzione comunista e l’invasione della Karelia e della Penisola di Kola da parte dell’Armata Rossa, non corre buon sangue, ma Helsinki ha fatto tesoro della lunga neutralità durante la guerra fredda e prima l’Urss e poi la Russia sono diventate un partner commerciale ineludibile. E’ per questo che la Finlandia non si è iscritta al club dei falchi dei governi dell’Europa orientale ex-Patto di Varsavia che hanno proposto di rinunciare al gas russo ed hanno iniziato a diversificare le forniture.

La Lituania il 27 ottobre ha fatto ancorare davanti alle sue coste l’Indipedence, un terminal galleggiante di Gnl proveniente dalla Norvegia, che permetterà al piccolo Paese baltico di acquistare dal gruppo pubblico norvegese Statoil 540 milioni di m3 di gas nel 2015. Ma c’è un prezzo da pagare: il gas norvegese sarà il 10% più caro di quello di Gazprom: la lituana Litgas ha chiesto a Statoil di fissare il prezzo del Gnl a 1.100 litas (circa 397 dollari) par 1.000 m3, mentre il gas russo arriva a 1.000 litas (circa 361 dollari).

Intanto Mosca si attacca ad ogni apertura per non dare il senso di un Paese che soffre per l’embargo e l’ostilità occidentale ed accoglie ben più cortesemente di quanto è toccato a Putin in Australia la sottosegretaria di Stato Usa Rose Gottemoeller, che parteciperà ad una conferenza organizzata dal Centro russo di ricerca sui problemi dell’energia e della sicurezza. Il viceministro degli esteri russo, Sergei Riabkov, ha detto: «Salutiamo con piacere il fatto che la signora Gottemoeller, così come altri alti responsabili dell’amministrazione americana, sia arrivata a Mosca per partecipare alla Conferenza internazionale sulla non proliferazione nucleare». Riabkov e la Gottemoeller dovrebbero incontrarsi il 21 novembre e tra i temi all’ordine del giorno ci sarà il più spinoso, quello che ha determinato questa nuova guerra fredda energetico/economica: l’Ucraina.

In un’intervista rilasciata alla BBC Dmitri Peskov, il portavoce di Putin, ha ribadito: «Abbiamo bisogno del 100% delle garanzie che nessun Paese pensi all’adesione dell’Ucraina alla Nato. L’avvicinamento delle forze dell’Alleanza alle frontiere russe ha reso Mosca inquieta», poi Peskov ha accusato la Nato di «cercare di squilibrare i rapporto delle forze». Siamo ormai alla guerra di propaganda, con la Nato che accusa gli aerei militari russi di invadere lo spazio aereo occidentale e la Russia che accusa la Nato di aver intensificato i pattugliamenti aerei sul Baltico, nel Mediterraneo ed in Polonia e Romania, fino ai confini dell’impero putiniano.

Come se non bastasse, mentre solo pochi giorni fa il “moderato” presidente ucraino diceva di non temere una guerra totale con la Russia, il Cremlino ha chiesto l’avvio di un’inchiesta internazionale sull’utilizzo da arte dell’Ucraina di armi di distruzione di massa. In una nota emessa ieri dal ministero degli esteri russo si legge: «Chiediamo nuovamente alla comunità internazionale, comprese le strutture e le organizzazioni per la difesa dei diritti dell’uomo, di indagare sull’utilizzo di armi incendiarie e di munizioni al fosforo nelle regioni densamente popolate del sud-est del l’Ucraina, così come su altri casi di violazione delle norme del diritto umanitario internazionale».

Questa volta la denuncia non viene dalle milizie filo-russe ucraine, ma dall’Ong internazionale Human Rights Watch (Hrw) – che non può certo essere accusata di avere simpatie per il regime di Putin, visto che ha denunciato anche abusi contro gli oppositori in Crimea – che nel dossier “Incendiary Weapons: Recent Use and Growing Opposition” in un Dossier conferma l’utilizzo di lanciarazzi Uragan e Smertsh contro i civili del sud-est dell’Ucraina, così come da parte degli israeliani a Gaza e da parte del governo, dello Stato Islamico/Daesh e dell’opposizione armata nel conflitto siriano.

Il ministero degli esteri russo sottolinea che «Human Rights Watch non ha precisato chi ha effettuato questi lanci, ma secondo numerose testimonianze si tratta di operazioni dell’esercito ucraino e dei battaglioni della Guardia Nazionale». Il Comitato di inchiesta nominato dalla Russia continua nella sua indagine parallela a quella degli osservatori internazionali e sulle armi ed i mezzi vietati durante il conflitto ucraino e secondo il ministero degli esteri russo «gli esperti di questa organizzazione hanno dimostrato l’utilizzo di lanciarazzi multipli Grad nello scorso ottobre ad Ilovaisk ed a Luganskoie, nelle regione del Donetsk», saldamente in mano ai ribelli indipendentisti filo-russi.