Gaza: a rischio chiusura per mancanza di carburante ospedali, depuratori e impianti dei rifiuti

Il blocco israeliano dei rifornimenti rischia di creare una catastrofe umanitaria

[23 luglio 2018]

Mentre al confine tra la Striscia di Gaza e Israele continua lo scontro impari tra esercito israeliano e palestinesi L’Onu ha annunciato che le forniture di emergenza che ha fornito per mantenere in funzione impianti essenziali stanno esaurendosi rapidamente.

Ogni mese l’Onu ha distribuito in media 950.000 litri di carburante a circa 220 ospedali e centri sanitari, rifornisce impianti di trattamento dell’acqua e delle acque reflue, così come agli impianti che si occupano di trattare i rifiuti solidi urbani.

Jamie McGoldrick, coordinatore umanitario dell’Onu per i territori palestinesi occupati, denuncia che «Almeno un ospedale è stato costretto a chiudere per qualche ora e negli altri i servizi sono considerevolmente ridotti, Con delle interruzioni di corrente per circa 20 ore al giorno, se il carburante non arriva immediatamente la vita delle persone sarà a rischio, con i pazienti più vulnerabili, come i cardiopatici, i dializzati e i neonati in cura intensiva».

A Gaza, la striscia controllata dagli islamisti di Hamas che gli israeliani hanno trasformato nella più grande galera all’aperto del mondo,  la situazione umanitaria è sempre più grave a causa del blocco imposto da Israele dal 30 marzo, quando sono cominciate le proteste di massa al confine nelle quali sono morti decine di palestinesi e i feriti si contano a centinaia.

Dal 16 luglio, dopo il lancio di aquiloni incendiari da Gaza verso Israele che ha causato grossi danni negli insediamenti dei coloni, il governo di destra israeliano ha inasprito il blocco e ha proibito anche l’ingresso di carburante a Gaza. McGoldrick ha chiesto a Israele di «Mettere fine alle restrizioni che impediscono l’importazione di carburante a e ai donatori di fondi di fornire un finanziamento immediato per il carburante d’emergenza, che dovrebbe essere esaurito all’inizio di agosto».

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, «L’Ospedale Al Qods, che ogni anno realizza interventi medici vitali a beneficio di 150.000 persone, compresa la chirurgia, i parti e le cure intensive, sarà obbligato a chiudere i battenti nei prossimi giorni. Quattro altri ospedali rischiano di rimanere senza carburante entro i prossimi tre giorni, riducendo così considerevolmente la fornitura di servizi medici essenziali per la popolazione di Gaza».

Il ministro della sanità palestinese ha già messo in atto misure di emergenza: gli ospedali di Gaza hanno già ridotto i servizi di diagnosi, sterilizzazione e pulizia, aumentando così il rischio di infezioni per i pazienti. L’Onu dice che «I più a rischio attualmente sono gli oltre 2.000 pazienti negli ospedali di Gaza che contano sulle apparecchiature elettriche, compreso i neonati negli incubatori».

Il blocco israeliano colpisce direttamente più di 1,27 milioni di persone che dovranno fare i conti con le chiusure degli ospedali e la riduzione degli interventi sanitari vitali, Inoltre, la riduzione del funzionamento degli impianti di depurazione dell’acqua  – già in precarie condizioni – rischia di far esplodere le malattie legate all’acqua sporca.

McGoldrick sottolinea; «fino a che non verranno trovaste soluzioni più sostenibili alla crisi dell’elettricità a Gaza, due misure possono evitare a breve termine delle nuove devastazioni a Gaza. Israele deve lasciar entrare il carburante e gli altri rifornimenti essenziali e i donatori devono mobilitare delle risorse per fare in modo che degli impianti essenziali ricevano il carburante di cui hanno bisogno».

Sull’aggravarsi della situazione della Striscia di Gaza è intervenuto anche il segretario generale dell’Onu António Guterres: «Sono profondamente dispiaciuto per le perdite di vite umane, è essenziale che tutte le parti allontanino con urgenza il rischio di un altro conflitto devastante».

La situazione è ulteriormente peggiorata il 20 luglio, quando un commando armato palestinese ha ucciso un soldato israeliano e l’esercito con la stella di David ha lanciato ripetuti attacchi in cui sono morti tre combattenti di Hamas, mentre un altro palestinese è stato ucciso dai cecchini israeliani durante l’ennesima manifestazione alla frontiera di questa enclave della disperazione umana.

Guterres ha chiesto ad Hamas e agli altri militanti palestinesi di smetterla di lanciare razzi e aquiloni incendiari e di  cessare «Le provocazioni lungo la zona frontaliera dell’enclave», ma ha anche dichiarato che «Israele deve dar prova di calma per evitare di esacerbare ulteriormente la situazione. Ogni nuova escalation mette in pericolo la vita dei palestinesi e degli israeliani, aggraverà la catastrofe umanitaria a Gaza e impedirà gli sforzi attuali per migliorare i mezzi di sussistenza e sostenere il ritorno dell’Autorità Palestinese a Gaza», cosa che in molti sospettano non vogliano davvero né Israele né Hamas.