Generali comincia a disinvestire dal carbone. Esposizione per 2 miliardi di euro

Re:Common e Greenpeace: «Finalmente, un passo concreto per abbandonare il carbone e difendere il clima»

[9 novembre 2018]

Generali  ha approvato la “Strategia sul Cambiamento Climatico – Nota tecnica.  Assicurare e investire per una società a basso impatto ambientale” e si è dichiarata «fortemente impegnata a sostenere la transizione verso un’economia più verde e sostenibile«. Per questo il Gruppo «aumenterà di € 3,5 miliardi entro il 2020 gli investimenti nei settori green e della sostenibilità, principalmente attraverso green bonds e green infrastructures».

Ma la decisione più importante è sicuramente il nuovo posizionamento di Generali rispetto alle attività carbonifere:  «Come annunciato a febbraio 2018 – si legge nella Nota tecnica –  Generali non effettuerà nuovi investimenti in società legate al settore carbonifero. Inoltre, per quanto riguarda l’attuale esposizione di € 2 miliardi al settore del carbone, Generali sta dismettendo gli investimenti azionari e disinvestendo gradualmente quelli obbligazionari, portandoli a scadenza e/o valutando la possibilità di dismetterli prima della scadenza. La dismissione degli investimenti azionari sarà completata entro aprile 2019. Nei Paesi in cui l’economia e l’occupazione dipendono in modo significativo dal settore del carbone, Generali coinvolge gli emittenti attraverso un dialogo costante sui loro piani di transizione. In queste aree, l’esposizione corrente è pari allo 0,02% del general account e riguarda 4 delle 120 società identificate come “Top Coal Plant Developers’ dall’organizzazione Urgewald e attualmente prese a riferimento».

In un comuncato congiunto, Re:Common e Greenpeace Italia «accolgono con soddisfazione quanto deliberato in queste ore dal Gruppo Generali, ovvero l’aggiornamento della “Strategia sui cambiamenti climatici” grazie ad un piano operativo che punta a ridurre con coraggio l’esposizione del Leone di Trieste verso il carbone, il più inquinante tra i combustibili fossili. Una decisione che arriva dopo un anno di intensa campagna condotta dalle due organizzazioni, supportate da decine di migliaia di persone che hanno aderito al loro appello».

Secondo Luca Iacoboni, responsabile campagna energia e clima di Greenpeace Italia, «Generali ha deciso di compiere un passo importante in difesa dei cittadini. Abbandonare il carbone, come il colosso assicurativo italiano dimostra oggi di voler fare, significa voler fermare la più inquinante fonte energetica, nonché una delle principali cause dei cambiamenti climatici», «Alluvioni, siccità, trombe d’aria e altri fenomeni meteorologici estremi sono la diretta conseguenza del clima che cambia, e sono purtroppo una drammatica realtà già oggi in tutta Italia. È dunque un’ottima notizia che Generali stia decidendo di anteporre le persone e il clima ai propri interessi economici a breve termine. Ora monitoreremo che alle parole seguano i fatti, e che il Leone di Trieste abbandoni presto tutte le attività carbonifere anche in Polonia e Repubblica Ceca»

Nella sua Nota tecnica Generali ricorda che «Secondo i dati dell’Unfccc – United Nations Framework Convention on Climate Change, la transizione verso un’economia a basso impatto ambientale interesserà circa 1,5 miliardi di lavoratori in tutto il mondo. Per questa ragione, Generali supporta l’idea di una transizione “giusta” anche per i lavoratori e le comunità, al fine di contribuire alla creazione di una società sana, resiliente e sostenibile, dove nessuno venga “lasciato indietro”».

Il processo di coinvolgimento, che è stato avviato a luglio da Generali e si concluderà nel primo trimestre del 2019, «riguarda le società carbonifere la cui sede principale si trova in Paesi che presentano una quota del carbone sul mix elettrico nazionale superiore al 45% (secondo i dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia) e dove il Gruppo Generali è presente in qualità di investitore e/o di assicuratore. In queste aree, l’esposizione del Gruppo alle attività legate al carbone, in qualità di investitore e assicuratore, è rispettivamente pari allo 0,02% del general account e a circa lo 0,1% di tutti i premi non-Vita. Questa esposizione riguarda 61 delle 120 società identificate come “Top Coal Plant Developers” dall’organizzazione Urgewald e attualmente prese a riferimento».

Questo processo di coinvolgimento consentirà a Generali di «decidere se continuare o meno ad assicurare le attività carbonifere di queste società. In base agli esiti di questo processo, il Gruppo deciderà se cessare le coperture assicurative Property o rinnovarle. Il rinnovo delle stesse è condizionato all’impegno delle società coinvolte a presentare e implementare un piano di transizione efficace. In questo caso, Generali monitorerà ogni due anni il livello di implementazione di tale piano. Lato investimenti, il processo di coinvolgimento seguirà lo stesso iter descritto per le attività di underwriting. Il dialogo richiede tempo, ma è lo strumento più efficace per accelerare una “giusta” transizione: evitare la creazione di stranded workers e stranded communities rappresenta una priorità nel perseguimento di un futuro “ben al di sotto dei 2°C”».

Alessandro Runci di Re:Common  ricorda che «Il 3 dicembre avrà inizio la prossima Conferenza mondiale sui cambiamenti climatici e ad ospitarla sarà proprio la Polonia, dove Generali assicura alcuni degli impianti a carbone più inquinanti d’Europa. Scegliendo di non assicurare la costruzione di nuove centrali, incluse quelle in Polonia, Generali manda un primo segnale di rottura importante con l’industria carbonifera del paese. Continueremo a lavorare affinché il Leone di Trieste interrompa una volta per tutte i suoi rapporti con società come PGE, i cui piani di espansione minacciano il Pianeta e le comunità locali».

Re:Common e Greenpeace Italia concludono: «Secondo il rapporto pubblicato a inizio ottobre dall’Ipcc, rimangono solamente 12 anni per compiere le scelte necessarie a evitare una crisi climatica irreversibile. Con l’annuncio odierno, Generali dimostra di voler fare la sua parte in questa sfida, e questo soddisfa le associazioni ambientaliste. Tuttavia, la lotta ai cambiamenti climatici non ammette eccezioni, e decine di migliaia di persone in Italia e nel mondo attendono che a breve il Leone di Trieste si liberi di tutti gli investimenti nel settore del carbone e degli altri combustibili fossili».