Geotermia, come evitare un «decennio perduto» per le rinnovabile termiche in Europa (Video)

L’European Geothermal Innovation Award 2017 alla tedesca enOware

[17 marzo 2017]

Il riscaldamento e raffreddamento degli edifici, oltre a rivestire un ruolo determinante nei livelli di inquinamento atmosferico, rappresenta e continuerà a rappresentare nel prossimo futuro il principale segmento dei consumi energetici all’interno dei Paesi Ue: secondo le stime della Commissione Ue al 2030 il 40% del consumo finale di energia sarà assorbito dal riscaldamento e raffreddamento, a fronte di un 28% imputabile alla produzione di elettricità.

Eppure, fanno notare al Consiglio europeo per l’energia geotermica (Egec), , la decarbonizzazione procede molto più velocemente nel secondo settore anziché nel primo.

Negli stessi indirizzi offerti dalla Commissione Europea si prevede una produzione di elettricità proveniente per il 49% da energie rinnovabili nel 2030, mentre la quota di FER rivolta ad alimentare il riscaldamento e il raffreddamento dei nostri edifici dovrebbe fermarsi al 27% del totale. Questo significherebbe una crescita in dieci anni (2020-2030) pari ad appena 5 Mtep, neanche un quinto rispetto allo sviluppo che le varie fonti rinnovabili impiegabili sul fronte termico – geotermia, solare termico, aerotermia, biomasse– si sono ritagliate nel 2004-2014, con un valore pari a 26 Mtep.

Per mantenere almeno lo stesso livello di sviluppo –26 Mtep in più tra il 2020 e il 2030, appunto– ed evitare così un «decennio perduto» per un’industria europea sostenibile e innovativa, il settore «ha bisogno di una politica che dia certezza e fiducia agli investitori», con importanti risvolti sia sociali sia climatici.

Quella del riscaldamento e raffreddamento degli edifici da fonti rinnovabili è infatti una filiera dominata da piccole e medie imprese con una value chain prevalentemente europea, che crea posti di lavoro locali, contribuisce alla sicurezza energetica e riduce la povertà energetica nell’Ue, concretizzando al contempo un percorso di decarbonizzazione indispensabile per raggiungere gli obiettivi climatici fissati dall’Accordo di Parigi e dall’orizzonte Ue al 2050.

Intanto il geotermico continua ad andare avanti e un’azienda tedesca, la enOware GmbH, si è aggiudicata l’European Geothermal Innovation Award 2017, giunto alla sua quarta edizione e assegnato dall’Egec.

Un riconoscimento che viene assegnato a quelle aziende che abbiano dato un contributo «eccezionale» per lo sviluppo del settore geotermico, sotto forma di prodotti innovativi, di progetti scientifici o di ricerca.

In particolare, la enOware è stata premiata per la creazione di un sensore miniaturizzato in grado di facilitare la progettazione e la misurazione delle performance nei sistemi geotermici poco profondi, molto utile per quanto riguarda lo sviluppo delle pompe di calore: quello prodotto dall’azienda tedesca è un dispositivo senza fili in grado di scendere fino a 450 metri nel sottosuolo, offrendo misurazioni molto precise sulla temperatura presente e sulla profondità raggiunta.

«Il prodotto sviluppato da enOware – ha commentato il presidente dell’Egec Ruggero Bertani, durante la premiazione – dimostra che sono disponibili innovazioni high-tech per le risorse geotermiche a bassa entalpia, in grado di aiutare progettisti e designer per lo sviluppo di sistemi geotermiche avanzati, e convincere i clienti sull’affidabilità della fonte geotermica per il riscaldamento e il raffrescamento».

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