Geotermia: quando i Masai incontrano i Maori

Il Kenya cerca di mettere fine ai conflitti geotermici. I Maori hanno trovato i modi per risolvere i problemi

[20 marzo 2018]

Il Kenya è il più grande produttore di energia geotermica dell’Africa e punta a triplicare la produzione di elettricità da questa fonte rinnovabile entro il 2025, cosa che richiederà più impianti geotermici. Ma, durante un forum pubblico ospitato dall’Università di Nairobi, John Maina, del Renewable energy department del ministero dell’Energia del Kenya, ha avvertito che, se il processo non sarà gestito con attenzione, «ulteriori espropri delle terre rivendicate dai Masai potrebbero causare conflitti. I problemi sorgono quando l’investitore non coinvolge e non fa partecipare la comunità. I progetti geotermici sono molto sensibili e le persone devono essere spostate a causa della natura del vapore… ma questo a volte causa attriti con la comunità».

Un esempio di questo sono i Masai semi-nomadi che vivono nella Great Rift Valley in Kenya, che devono cedere parte della loro terra per la realizzazione di un impianto geotermico. Ma questa volta, dopo essersi incontrati coi Maori in Nuova Zelanda, sperano di strappare un accordo migliore.

Nel 2016 le proteste dei Masai avevano fermato la costruzione dell’impianto geotermico di Olkaria, a circa 100 km a nord-ovest da Nairobi, perché interessa terre ancestrali sacre ai rituali della comunità. Sebbene la costruzione degli impianti sia ripresa dopo i negoziati, sia i Masai sia il governo keniano vogliono migliorare le relazioni, per fare in modo che l’acqua calda possa andare a beneficio della comunità di pastori che vive in un territorio semi-arido, aiutandola ad uscire dalla povertà.

I Masai nel novembre 2017 hanno inviato un loro anziano, Mwangi Sururu, in Nuova Zelanda per vedere come gli indigeni neozelandesi sono riusciti a mantenere la loro cultura pur collaborando con le imprese energetiche. Ora Sururu, uno degli oltre 1.000 sfollati dalle terre Masai della Rift Valley  spiega a Kevin Mwanza della Thomson Reuters Foundation che «(i Maori) hanno dei conflitti, ma hanno trovato modi migliori per risolverli. Hanno ricevuto una quota nelle centrali elettriche e le aree che erano già utilizzate per la produzione di energia vengono affittate direttamente da loro».

L’incontro e lo scambio di esperienze tra Masai e Maori è stato organizzato da Power Africa, l’iniziativa per l’energia africana avviata dall’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che punta promuovere l’accesso all’elettricità in un continente nel quale 2 persone su 3 ne sono prive. Sia i Masai che i Maori considerano le sorgenti geotermiche essenziali per il loro modo di vivere: forniscono calore per cucinare, servono a trattare i problemi fisici e spesso sono luoghi rituali tradizionali.

Nel passato i bellicosi Maori si sono trovati ad affrontare problemi simili a quelli che oggi vivono i Masai, ma alla fine hanno trovato il modo di lavorare con gli operatori delle centrali geotermiche. Desterney Mana Newton, presidente del Ngati Tahu Tribal Lands Trust della Nuova Zelanda, che amministra molte delle terre Maori utilizzate per progetti geotermici, ha spiegato alla Thomson Reuters Foundation: «Siamo una comunità indigena e qui abbiamo avuto alcuni progetti come quelli dei Masai. Sentiamo che possiamo imparare gli uni dagli altri. I vantaggi che abbiamo ottenuto comprendono partecipazioni nelle società che investono negli impianti geotermici e il monitoraggio delle loro attività, facendo sì che il nostro modo di vivere Maori non venga influenzato». Newton, che ha fatto parte del programma di scambio con i Masai, aggiunge che «i Maori hanno anche ricevuto dividendi e entrate dalle tariffe annuali pagate per gli affitti della terra».

Ma Sururu fa notare che i Maori hanno un enorme vantaggio rispetto ai Masai: «La legge neozelandese dice che “possiedono le risorse estratte nella loro terra”, mentre i Masai non hanno diritto alle risorse sotterranee, che appartengono tutte allo Stato».

Quando venne costruito l’impianto di Olkaria IV, la compagnia statale Kenya Electricity Generating Company (KenGen) trasferì più di 100 famiglie – compresa quella di Sururu – in un terreno di 688 ettari nel Kedong Ranch, a circa 20 km di distanza. Una decisione che ha scatenato numerose polemiche e un’indagine del 2015 della Banca Mondiale confermò che le famiglie Masai sfrattate avevano subito forti danni: «Le persone sono state reinsediate su terreni meno adatti per loro rispetto ai loro vecchi habitat».

La KenGen – il più grande produttore di elettricità del Paese africano – ha ribattuto che in realtà, a partire dal 2014, aveva fatto riunioni con i leader Masai ogni due mesi per capire quali fossero le preoccupazioni della comunità: «Stiamo cercando di trovare punti di incontro comuni – ha detto Moses Wekesa, direttore business e  sviluppo dell’azienda – KenGen non può ignorare le preoccupazioni della comunità perché prevede di costruire almeno altri tre impianti geotermici a Olkaria».

Il Kenya sta aumentando la sua produzione di elettricità per tenere il passo con la crescente domanda di energia e per ridurre i frequenti blackout. Dato che ci sono grossi problemi nel compensare i Maasai espropriati con appezzamenti di terreni alternativi, KenGen spera in altri approcci, compreso un disegno di legge presentato a febbraio in Parlamento a Nairobi che stabilisce un regime di ripartizione delle entrate in base al quale le società geotermiche pagano fino al 2,5% delle entrate prodotte dai siti geotermici a un fondo decennale, con royalties più elevate negli anni successivi. La proposta di legge energetica prevede che il governo nazionale prenda di questa quota almeno il 75%, con il 20% per i governi locali e il 5% per la comunità locale. Anche Sururu è convinto che «La legge sulla compartecipazione alle entrate aiuterà».

Cyrus Karingithi, responsabile dello sviluppo delle risorse per l’azienda, ha detto che «KenGen sta già negoziando il reinsediamento con le persone che vivono sul sito proposto per Olkaria VI. Alla fine dovranno spostarsi perché l’impianto è qualcosa che giova più che a poche persone».

Se è vero che gli impianti geotermici sorgono in una pianura scarsamente abitata, l’anziano Masai Maenga Kisotu  promette ancora e conclude: «I negoziati non sono stati completati e (i Maori) ci hanno mostrato come convivono con le compagnie energetiche».