Gestione rifiuti, la Regione Toscana va verso l’Ato unico e una modifica del Prb

Dai 55 gestori nella Toscana del 2011 alla «profonda revisione» in corso per «maggior coordinamento e razionalizzazione»

[23 novembre 2016]

I lavori del Consiglio regionale si sono aperti ieri con l’informativa dell’assessore all’Ambiente, Federica Fratoni, relativa al Documento preliminare alla “Modifica del Piano regionale di gestione dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati per la razionalizzazione del sistema impiantistico di trattamento dei rifiuti”, per poi concludersi con il voto sulla proposta di risoluzione presentata dal Pd in via collegata alla comunicazione della Giunta, alla luce dell’attività giudiziaria sugli affidamenti operati dall’Ato Sud Toscana.

«Il Piano regionale di gestione dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati (Prb) diviene – afferma Fratoni – l’unico riferimento di pianificazione in merito ai fabbisogni, la tipologia e il complesso degli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti urbani da realizzare o di cui si prevede la chiusura/riconversione. Esigenze specifiche sopravvenute richiedono oggi una modifica mirata del Piano, con l’obiettivo di razionalizzare la dotazione impiantistica del sistema regionale di trattamento dei rifiuti urbani, assicurando al contempo l’autosufficienza regionale».

Precisando che «è necessario lavorare per invertire le percentuali dei rifiuti toscani che attualmente finiscono nei termovalorizzatori (10%) e di quelli che vanno in discarica (30%)», come del resto «succede ad esempio in Emilia Romagna», Fratoni ha dichiarato che «in particolare, si rende necessario prevedere: l’eliminazione dell’impianto di trattamento termico di Selvapiana e del suo ampliamento, previsto ma non realizzato; l’inserimento dell’impianto di trattamento meccanico biologico già realizzato presso la discarica di Legoli».

In attesa che si compiano gli ancora numerosi passaggi prima che la revisione del Prb sia completata, l’assessore all’Ambiente ha precisato che «la pianificazione unica consentirà di razionalizzare più facilmente la dotazione impiantistica». In altre parole, in analogia con quanto già fatto per il servizio idrico e la costituzione dell’Autorità regionale (Ait), il Consiglio conferma che si sta predisponendo la realizzazione di un unico Ato anche per la gestione dei rifiuti urbani a livello regionale.

In riferimento alla particolare situazione dell’Ato Sud, dove oltre all’inchiesta in corso i territori lamentano tariffe alte e bassa percentuale di raccolta differenziata, l’assessore Fratoni ha sottolineato che è intenzione del presidente Rossi istituire una commissione di indagine sull’onerosità del contratto – anche se la Tari rimane fissata a livello comunale –, ma anche che la presenza di gravi lacune in fatto di informazione e comunicazione: «I comuni sono titolari del servizio e obbligati a gestirlo attraverso gli Ambiti territoriali ottimali. Dobbiamo fornire loro lo strumento per colmare l’asimmetria informativa».

Sulle basse percentuali di raccolta differenziata a intervenire è invece il capogruppo Pd Leonardo Marras, ricordando come negli anni duemila «eravamo ancora romanticamente affidati allo spazzino con i due bidoni e la scopa di saggina». Da allora le «amministrazioni di diverso orientamento hanno ‘aziendalizzato’ per superare quel sistema arcaico», si sono create società miste – che sono state il modello dominante in Italia – ma ancora «nel 2011 i soggetti erano davvero piccoli, 55 gestori in Toscana: un frazionamento che ostacolava la creazione di un circuito virtuoso».

Frazionamento interrotto con la politica degli Ato, e che oggi si trova di nuovo di fronte a una «profonda revisione», come la definisce l’assessore Fratoni, della normativa di settore che porterà all’istituzione di tre conferenze territoriali (coincidenti con gli attuali Ato), assicurando rappresentatività territoriale, svolgendo funzioni di indirizzo e proposta oltre ad individuare i componenti dell’assemblea dell’Ato unico.

Anche in questo caso i tempi si annunciano però lunghi: come ha ricordato nei giorni scorsi la presidente del Consiglio direttivo Ato Toscana Sud, è il testo unico dell’ambiente a obbligare «dal 2006 i Comuni a gestire in forma cooperativa il servizio dei rifiuti a un livello ottimale definito dalla legge regionale». Dal punto di vista legislativo i primi passi in tal senso sono stati mossi in Toscana già l’anno seguente, il 2007, ma ancora oggi solo nell’Ato Sud è stato affidato tramite gara (oggetto dell’inchiesta in corso “Clean city”) il servizio a un gestore operativo sul territorio. Nonostante ciò, l’orizzonte dell’Ato unico – sottolinea ancora Fratoni – è necessario per raggiungere «maggior coordinamento e semplificazione amministrativa del sistema di regolazione su scala regionale, maggiore razionalizzazione tecnologica, impiantistica, ambientale ed economica dell’organizzazione industriale del settore». Una volta maturata la scelta politica, la speranza è che l’incertezza non si prolunghi per un altro decennio.