Il Giappone costruirà una nuova città per i liquidatori dei reattori di Fukushima

[10 giugno 2014]

I piani del governo giapponese  per la ricostruzione nella prefettura di Fukushima includono la creazione di una città per 5.000 persone, i “liquidatori” incaricati di smantellamento il cadavere radioattivo della centrale nucleare di Fukushima ma, come scrive oggi l’Asahi Shimbun, «alcuni leader locali dubitano che chiunque altro vorrà vivere lì».

Secondo il ministero dell’Economia, del commercio e dell’industria giapponese, la nuova città contribuirà a creare posti di lavoro e gli sfollati  potranno ritornare in case vicino a dove abitavano prima del disastro nucleare dell’11 marzo 2011. E non si tratterà di una città provvisoria, visto che il processo di disattivazione dei 4 reattori della centrale richiederà tra  i 30 ei 40 anni.

Ma gli amministratori locali sono convinti che il lavoro di smantellamento di Fukushima Daiichi potrebbe acuire la gravità dell’incidente nucleare e ritardare ulteriormente il ritorno dei residenti fuggite dalle proprie case dopo il terremoto/tsunsami e il disastro  nucleare del 2011. «Mentre il piano suona come qualcosa simile a un sogno – dice un leader locale all’Asahi Shimbun –  gli evacuati vorranno tornare in una comunità nella quale vivono solo i lavoratori coinvolti nel decommissioning? C’è la possibilità che il ritorno dei residenti sarà rimandato ulteriormente nel futuro».

La cosa non sembra preoccupare il viceministro dell’industria, Kazuyoshi Akaba, che ha anche l’incarico di gestire il disastro nucleare di Fukushima. Akaba il 9 giugno ha presentato agli amministratori locali la bozza un piano per lo sviluppo di una  città internazionale industriale e della ricerca a Fukushima che prevede la di ricostruzione della  zona costiera di Fukushima, con al centro il lavoro di smantellamento della centrale nucleare.  Asahi Shiombun scrive che «secondo il piano, si stima che saranno necessari  da 4.000 a 5.000 ingegneri e operai per gestire lo sviluppo tecnologico e il lavoro effettivo dello smantellamento. Dovrebbe essere richiesta anche l’attività di diverse centinaia di ricercatori».

Attualmente,  la maggior parte dei liquidatori di Fukushima  fanno i pendolari dalla centrale ai siti “sicuri”, fuori dal raggio di 20 Km della zona più pericolosa. Il piano dovrebbe concentrare gli sforzi di decontaminazione, prima nel quartiere Ogawara della città Okuma, a circa 10 km dalla centrale nucleare. Poi, entro il 2018, verrebbe costruito un quartiere residenziale per circa 3.000 liquidatori  e ricercatori. Il progetto dovrebbe comprendere anche la costruzione di un ospedale e ristoranti per far diventare il quartiere dei liquidatori una parte fondamentale dello sforzo globale di ricostruzione.

Per vincere lo scetticismo di sindaci e consiglieri, Akaba ha detto: «Approfittando degli sviluppi tecnologici ai fini della dismissione, possiamo creare una base unica che attirerebbe l’attenzione mondiale». Il piano prevede anche la costruzione nella città di Naraha di un modello a grandezza naturale di uno dei  reattori di Fukushima Daiichi, che  sarà messo a disposizione di università e aziende coinvolte nella ricerca sullo smantellamento della centrale.  Il  governo prevede di revocare l’ordine di evacuazione per Naraha già nella primavera 2015, e il quartier generale della Tokyo Electric Power Company che segue i lavori a Fukushima Daiichi  verrà spostata da Naraha a Tomioka, più vicino alla centrale nucleare.

Il Piano di dismissione-ricostruzione prevede la realizzazione di  altre strutture nell’area costiera della prefettura di Fukushima, compresa una centrale termica di ultima generazione  e una base per lo sviluppo di nuove fonti di energia che dovrebbero  dare lavoro a 15.000 persone.