Il gioco pericoloso della Turchia in Siria minaccia tutto il Medio Oriente

Vogliono impedire che si affermi il progetto federalista, progressista, ecologista e femminista del Rojava

[29 agosto 2016]

Siria Rojava

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin si sono incontrati di recente per aprire un nuovo capitolo nelle relazioni turco-russe, per normalizzare i legami finora tesi tra i loro Paesi. Questa tensione è iniziata l’anno  scorso a causa della decisione della Turchia abbattere un aereo militare russo che avrebbe  violato lo spazio aereo turco. Questo nuovo capitolo cambia radicalmente l’intera scena del conflitto siriano.

Al centro di questo nuovo sviluppo c’è il profondo antagonismo di Ankara nei confronti di Kurdi, sia in Siria che all’interno.  Per prevenire i piani dei kurdi per collegare i tre cantoni di Afrin, Kobane, e Jazeera, Ankara ha provveduto a normalizzare i rapporti con la Russia, l’Iran e la Siria, ottenendo il loro sostegno per un intervento militare nella Siria settentrionale.

Le tensioni di Washington e Ankara sovrastano i Kurdi siriani

Washington ha avuto un notevole successo nel migliorare il coordinamento con Kurdi siriani per  distruggere l’Isis [Stato Islamico/Daesh, ndt], che è ora la priorità di Washington nel conflitto siriano. La coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti ha stabilito una partnership di successo ed efficace con le Syrian Democratic Forces (SDF). Questa forza, guidata delle YPG curde [Yekîneyên Parastina Gel – Unità di protezione popolare, ndt]; comprende i diversi popoli della regione del nord della Siria, in particolare arabi, assiri, armeni, turcomanni, fazioni circasse e un gran numero di Unità di protezione delle donne (Ypj – Yekîneyên Parastina Gel;).

Le forze Sdf e Ypj sono stati efficaci per sconfiggere e conquistare  le città dello Stato islamico nella Siria orientale e settentrionale. Per questo, si sono guadagnate la fiducia dei decision-makers Usa e ora sono appoggiate dagli attacchi aerei e dalle forze speciali degli Stati Uniti. Seguendo questo modello, la città liberata più di recente è stata Manbij, una città altamente strategica, che serviva come hub delle principali vie di approvvigionamento dell’Isis. Il successo in Manbij  ha tagliato l‘Isis fuori dal mondo esterno e ora impedisce impedisce loro di spostare i suoi combattenti dalla Siria per compiere attacchi terroristici in Turchia e in Europa.

Tuttavia, il governo di Erdogan era estremamente infelice per il sostegno che Washington fornisce alle Sdf  in quanto rafforza il Partito dell’Unione DEmocratica (Partiya Yekîtiya Demokrat – Pyd), un gruppo curdo ideologicamente legato al Partito dei lavoratori del Kurdistan (Partîya Karkerén Kurdîstan – PKK) con la sua base in Turchia, odiato dalla Turchia come nemico interno. Ankara rifiuta qualsiasi entità che porti a una  parvenza di autogoverno Kurdo, sia ad Ankara che lungo il suo confine sud, e considera il Pyd parte del Pkk. Lo scorso febbraio, una delegazione della Coalizione internazionale contro l’Isis che includeva un inviato Usa, Brett McGurk, ha incontrato le Ypg. Questo ha portato Erdogan a chiedere infuriato che Washington scegliesse tra lui o i Kurdi siriani. «Sono io il vostro partner, o dei terroristi a Kobane?» Erdogan ha detto ai giornalisti sul suo aereo mentre tornava da un viaggio in America Latina e in Senegal.

Non molto tempo dopo l’ultimatum di Erdogan, Washington ha risposto dichiarando che il Pyd non è un’organizzazione terroristica e che i combattenti curdi sono stati tra quelli che hanno avuto più successo  nella lotta all’Isis all’interno della Siria. Inoltre, la coalizione guidata dagli Stati Uniti ha inviato funzionari e consiglieri militari nella Siria del Nord, per sostenere le forze di terra curde nell’annientamento dell’Isis. Tuttavia, di recente Washington ha cambiato la sua posizione per placare Ankara, chiedendo alle forze dell’Ypg di «ritirarsi di nuovo ad est dell’Eufrate». Anche se questa è una vittoria diplomatica che Ankara ha ottenuto cambiando la sua politica estera e ricercando il  sostegno di Mosca, Iran e Siria, non significa che i legami tra i Kurdi siriani e gli Stati Uniti siano stati completamente recisi.

I nuovi avvicinamenti di Ankara e le sue riflessioni su Kurdi

Per quasi un secolo, gli Stati-nazione del Medio Oriente si sono uniti sul terreno comune di combattere e reprimere i Kurdi. Oggi, il riavvicinamento di Ankara alla Russia rinnova questa dinamica affrontando non solo la propria agenda anti-curda, ma anche quella di Siria e Iran.

Per Assad, il riavvicinamento aiuta a mantenere il suo regime centralizzato assediato, perché il progetto politico al quale aspirano i curdi ha l’obiettivo di smantellare la potenza del suo Stato-nazione centralizzato e invece cerca di responsabilizzare le persone intorno a istituzioni di base. Il regime potrebbe anche avere la possibilità di riconquistare dei territori nella Siria orientale ora sotto controllo Kurdo. Infatti, l’ultimo scontro tra l’esercito siriano e le Ypg ad Hasakah può essere interpretato come un gesto di buona volontà da parte del regime verso il riavvicinamento di Mosca con Ankara. In cambio, Ankara potrebbe tagliare il suo sostegno ai gruppi islamici reazionari nella loro lotta contro Assad ad Aleppo e dirigere questi gruppi-islamici-reazionari contro i kurdi nel nord della Siria. (che è quello che sta accadendo a Jarablus.)

Teheran, come Ankara, teme che i kurdi siriani incoraggeranno i kurdi iraniani a ribellarsi e a rivendicare i loro diritti civili e culturali. Una rivolta kurda in Iran minaccerebbe il regime islamista e la sicurezza nazionale. L’Iran potrebbe mettere da parte le vecchie tensioni con Ankara e cooperare contro la più “pericolosa minaccia”, i kurdi. Per quanto riguarda Mosca, il nuovo riavvicinamento aiuta a mantenere al  potere  Assad.

Per prevenire l’ulteriore rafforzamento dei Kurdi, Ankara ha inviato le sue truppe di terra nel nord della Siria, per impedire il collegamento dei cantoni curdi di Kobane, Jazeera, e Afrin. Eppure, per  intervenire nel nord della Siria a questo livello, devono prima aver avuto l’approvazione da Mosca e Teheran. Dopo averlo fatto, stanno ora utilizzando truppe e gruppi islamici reazionari come Faylaq al-Sham, Ahrar Alsham, Sultan Murad e il battaglione Nour al-Din al-Zenki per prendere il controllo di Jarablus e Al Bab.

E’ ovvio che la cosiddetta lotta di Ankara contro Stato Islamico (Isis) a Jarablus era solo una sostituzione dei  combattenti dell’Isis con altri gruppi islamici autoritari che sono copie carbone dei jihadisti. La “lotta” contro l’Isis a Jarablus non ci sono state trappole esplosive, nessun cecchino Isis, nessun agguato dei combattenti dell’Isis utilizzando scudi umani, nessun attacco suicida esplosivo, nessuna resistenza dell’Isis. Non c’’è stato nessuno scontro a Jarablus, ma è stata piuttosto una questione di ordini militari dati da governo turco e la messa in atto di questi ordini da parte dei suoi “soldati”. Questo è stato visto chiaramente dai  media e l’opinione pubblica internazionali e non può essere sfuggito all’attenzione dei governi occidentali.

Il sostegno della Turchia ai jihadisti mostra che le aspirazioni neo-ottomane sono vive e vegete

Non è un caso che il 24 agosto, il giorno in cui Ankara ha invaso la Siria, è lo stesso giorno della Battaglia di Marj Dabiq. La battaglia ha avuto luogo nel 1516-1517 tra l’Impero ottomano e il sultanato mamelucco e si è conclusa in una vittoria ottomana e la conquista di gran parte del Medio Oriente. Il simbolismo di quella battaglia di 500 anni fa, è stato utilizzato pesantemente in Turchia prima dell’operazione ed è un segno della  continuare espansionista della mentalità del governo turco. Anche se il governo afferma che non è in Siria in modo permanente, il tentativo è quello di posizionare la regione sotto il controllo islamico e la mentalità che ha occupato il Medio Oriente per 500 anni. La mossa è anche un messaggio al mondo intero che la Turchia è ancora un player nel gioco della Siria e non può essere ignorata.

Tuttavia, l’intervento di Ankara non sarà un pic-nic turistico, ma piuttosto un incubo carico di perdite militari e umane. Già diversi carri armati turchi sono stati distrutti e un soldato è stato ucciso a sud di Jarablus. La Turchia ha lanciato attacchi aerei su Afrin (sud-ovest) e Ain Diwar (sud-est) e ha portato i suoi tanks al confine con Kobane per erigere un muro. Ma ha ottenuto  la resistenza di tutti, e non solo da kurdi, ma dehli arabi – che Turchia sostiene di star liberando dai Kurdi – e degli altri gruppi etno-religiosi..

L’intervento di Turchia e l’escalation della violenza in Siria e Turchia

I governi Usa e occidentali sono forze pragmatiche; si muovono solo per aiutare movimenti e stati vincenti  e quando devono proteggere i propri interessi. A questo proposito, gli Usa,  a quanto pare, sono felici per l’intervento turco in Siria perché la sua principale preoccupazione è quella di degradare L’Isis.  Quindi, gli Stati Uniti non si preoccupano degli esiti di questo intervento, che porterà probabilmente ad anni di violenze tra il governo turco e kurdi in Siria, e alimenterà la violenza, la guerra e l’instabilità in Turchia. In questo senso, la “sirianizzazione” della Turchia sta diventando sempre più probabile. In effetti, cose come la democrazia, la pace e la stabilità, che sono necessarie come il pane e l’acqua per i popoli del Medio Oriente, sono di secondaria importanza o non esistono nemmeno nella politica estera degli Stati Uniti.

Non è necessario leggere dei volumi per sapere chi è a favore e chi ha un progetto per la pace e la democrazia in Turchia e in Medio Oriente e che può avviare la fine dell’attuale rissa. Leggendo solo una pagina scritta da Abdullah Öcalan – il leader e pensatore kurdo imprigionato  che ha ispirato il modello del Rojava – potrebbe chiarire chi vuole la pace, la libertà, la democrazia, la stabilità, la convivenza, la fraternità, l’uguaglianza di genere, e di una società ecologica ed etica in Turchia e nel Kurdistan. Tutti questi valori e principi sono ora sotto chiave in una prigione turca. Il governo turco non vuole porre fine al conflitto; se così fosse, sarebbe finito l’isolamento di Ocalan per permettergli di svolgere un ruolo efficace nel riattivare il  processo di pace in fase di stallo. Invece ha scelto di continuare la sua politica di isolamento di Öcalan e della politica kurda in generale, anche dopo il recente tentativo di colpo di stato.

Questo lascia ai kurdi solo una cosa: la resistenza. Perché la resistenza è l’unica cosa che può portare lo stato turco torna a un  qualsiasi tipo di tavolo di trattativa. Come ha detto il co-presidente del Pyd Saleh Moslem dopo l’intervento di Ankara in Siria, «La Turchia perderà molto nel pantano siriano, e verrà sconfitta come il Daesh (Isis)». Ora, solo una rapida sconfitta turca può salvare la regione. L’alternativa è che tutti i soggetti coinvolti perdano.

di Cihad Hammy*

*curdo, scrive da Kobanê. Era uno studente di letteratura inglese all’università di Damasco prima di fuggire a causa della guerra civile in Siria.

Questo articolo è originariamente apparso il 28 agosto 2016 su “Kurdish Question”