Il giovane premier del Canada inciampa sugli oleodotti delle sabbie bituminose

Greenpeace: «Un disastro per le promesse di Trudeau su clima e autoctoni»

[1 dicembre 2016]

Plus de 25 000 personnes ont marché pour l'action climatique à Québec le 11 avril 2015. Une marche historique pour le climat qui appelle les premiers ministres provinciaux et le gouvernement fédéral a agir sans plus attendre. (©Greenpeace/Robert van Waarden) | Over 25,000 citizens marched in Quebec City on April 11, 2015 calling on Premiers and the Federal Government to Act on Climate. (©Greenpeace/Robert van Waarden)

Secondo Greenpeace Canada, con l’annuncio dell’approvazione di due oleodotti per il greggio delle sabbie bituminose – TansMountain della Kinder Morgan e Line 3 della Enbridge – «Il primo ministro Trudeau ha rotto i suoi impegni climatici e quelli verso i popoli autoctoni, oltre a dichiarare guerra alla British Columbia. Se il primo ministro Trudeau voleva vedere arrivare in Canada delle manifestazioni simili a quelle di Standing Rock, ci è riuscito.

Insomma, gli ambientalisti e le First Nations/Premières nations canadesi  promettono al giovane e carismatico leader liberaldemocratico che faranno quel che i Sioux e i loro alleati stanno facendo a Standing Rock per bloccare l’oleodotto Dakota Access.

Greenpeace Canada aggiunge: «Con tutta evidenza le “voies ensoleillées” di Justin Trudeau annunciano dei giorni scuri per l’azione climatica e la riconciliazione con i popoli autoctoni del Canada».

Gli ambientalisti e la grande maggioranza dei canadesi speravano che dopo l’elezione di Donald Trump a presidente Usa il Canada mostrasse al mondo la nuova leadership climatica mondiale promessa da Trudeau, ma secondo Greenpeace il premier sta facendo molto meno di quanto dovrebbe: «Questi oleodotti renderanno fuori portata gli impegni internazionali del Canada in materia climatica e condanneranno il  Canada a emettere milioni di tonnellate di gas serra supplementari per i decenni a venire. Noi dobbiamo costruire un’economia del XXI secolo basata sulle energie pulite e non aumentare il numero di infrastrutture per i  combustibili fossili, dalle quali il mondo deve allontanarsi rapidamente».

Il premier canadese è accusato di aver rotto la sua promessa di riconciliazione con i popoli autoctoni: più di 100 comunità delle First Nations/Premières nations si oppongono ai progetti approvati  de Justin Trudeau ha< ignorato le loro proteste approvando due tra i nuovi oleodotti più contestati, che minacciano le terre, le culture, l’acqua e l’economia dei popoli autoctoni canadesi.

Greenpeace Canada promette: «Saremo in prima linea con le Premières nations, le municipalità e le collettività del Canada per assicurarci che queste pipelines non siano mai costruite. Che si tratti di ricorsi legali, di manifestazioni o di un’azione diretta pacifica, ci assicureremo che le promesse che i nostri governi stanno per rinnegare siano rispettate.  Le trincee di questi oleodotti non verranno mai oltrepassate».

Secondo l’agenzia federale canadese Environnement Canada, l’approvazione della pipeline Line  3 aumenterebbe le emissioni di gas serra legate alla produzione e trasformazione del petrolio greggio che sarà trasportato dall’oleodotto da 10 a 13 milioni di tonnellate (Mt). L’approvazione della pipeline Kinder Morgan dovrebbe far aumentare le emissioni di gas serra da  13 a 15 Mt. Insieme, questi due oleodotti renderebbero vane le riduzioni delle emissioni promesse dal Canada nel quadro della carbon tax nazionale (18 MT) et del programma di eliminazione delle centrali a carbone (5 Mt).

Il 21 novembre Trudeau aveva annunciato l’intenzione di chiudere tutte le centrali a carbone canadesi entro il 2030 e Greenpeace si è chiesta subito se il piano del premier sia quello di rimpiazzarle con il petrolio delle sabbie bituminose e se il no al carbone potrebbe essere il paravento dietro la quale si nascondono le lobbies petrolifere: «Quel che molti temono sopra tutto, è che le misure annunciate, come quella sul carbone, servano da cortina fumogena al governo giusto prima dell’approvazione dei progetti di pipeline delle sabbie bituminose che aumenterebbero massicciamente le emissioni e renderebbero impossibile il rispetto dell’Accordo di Parigi da parte del e Canada». Evidentemente i sospetti degli ambientalisti sono fondati.

Line 3 della Enbridge è un enorme progetto che potrebbe connettersi alla Line 9b Enbridge che raggiunge  Montréal… Si tratta di rimpiazzare un oleodotto che attualmente trasporta 390.000 barili al giorno con uno che ne trasporterebbe 915.000. Le emissioni prodotte equivarrebbero ad aggiungere 5 milioni di auto sulle strade del Canada.

Il TransMountain della Kinder Morgan emetterebbe gas serra quanto 3 milioni di auto e vede la netta opposizione della British Columbia e di tutto il Canada, dove solo il 21 novembre ci sono stata 50 manifestazioni contro questo gigantesco oleodotto.

A settembre Trudeau aveva approvato la costruzione di un porto metaniero che permetterebbe anche l’esportazione di gas di scisto, estratto con la contestatissima tecnica del fracking, e che farebbe aumentare le emissioni di gas serra di almeno 6,5 – 8,7 Mt.

«Morale della storia – concludono a Greenpeace Canada – al di là degli annunci teatrali, si può vedere la portata globale. Una cosa è certa. Il governo deve ritirare questi progetti e adottare un piano credibile di lotta contro i cambiamenti climatici che permetta di ridurre i gas serra in tutti i settori dell’economia e che permetta di raggiungere e superare gli obiettivi di riduzione dei gas serra che il Canada si è dato per il 2030. Fino a che non avremo la certezza che il Canada rispetterà l’Accordo di Parigi, le Premières nations e le comunità, resteremo mobilitati».