Gli emiri del petrolio puntano sul fotovoltaico. Anche l’Italia nella Dubai Clean Energy Strategy 2050

E gli italiani investono 200 milioni di dollari nel fotovoltaico in Egitto

[3 maggio 2016]

fotovoltaico DUbai

Qualche mese fa il vicepresidente e primo ministro degli Emirati Arabi Uniti e governatore di Dubai, lo Sceicco Mohammed Bin Rashid Al Maktoum, ha lanciato il progetto Dubai Clean Energy Strategy 2050, che punta a fare dell’emirato di Dubai un centro globale dell’energia pulita e un punto di riferimento mondiale per la green economy. Entro il 2020 il progetto dovrebbe fornire il 7% dell’energia di Dubai con fonti rinnovabili, entro il  2030 la quota di rinnovabili dovrebbe salire al 25%, per raggiungere il 75% entro il 2050.

Nel 2050 nell’emirato petrolifero tutti gli edifici dovranno avere una copertura fotovoltaica e il progetto tetti solari richiederà miliardi di investimenti ma lo sceicco Mohammed bin Rashid è ottimista e ha accompagnato il lancio della strategia con un secondo annuncio: la costruzione della nuova zona franca Dubai Green Zone.

Thomas Paoletti è titolare e Managing Partner dello Studio Paoletti Legal Consultant, che ha sede proprio a Dubai dove assiste le imprese italiane in materia di investimenti all’estero e in fase di internazionalizzazione in Medio Oriente, spiega che «L’obiettivo è quello di attrarre i centri di ricerca e sviluppo e le aziende emergenti nel campo dell’energia pulita. Proprio per favorirlo è stato creato un fondo verde da oltre 27 miliardi di dollari, che fornirà prestiti agevolati a quanti vogliano investire nel settore dell’energia pulita. I Paesi che si stanno muovendo meglio in questa corsa all’energia pulita, oltre agli Emirati, sono il Kuwait, l’Arabia Saudita e l’Oman, a seguire Iraq ed Egitto. La terza fase di questo ambizioso progetto riguardante il fotovoltaico si concentrerà sulla tecnologia solare e verrà sviluppata come un progetto di alimentazione indipendente, per trasformarsi probabilmente, il più grande regime solare monofase nel mondo».

Si muove anche l’Italia. il Gruppo Building Energy ha firmato un accordo da  200 milioni di dollari per costruire, a partire dall’estate 2016, due impianti fotovoltaici da 50 MW in Egitto, uno dei Paesi maggiormente coinvolti nel progetto, Ogni impianto dovrebbe produrre 143 GWh all’anno e ridurre di oltre 100.000 tonnellate le emissioni di CO2. Grazie a un accordo di acquisto di energia della durata di  25 anni, gli impianti fotovoltaici saranno collegati alla linea ad alta tensione che collega Assuan al Cairo e forniranno energia elettrica a  50.000 famiglie, creando così più di 1.000 posti di lavoro durante la costruzione e altri 70-80  a lungo termine durante il funzionamento. Building Energy gestisce e coordina tutti i progetti proprio da Dubai.

Tornando agli Emirati Arabi Uniti (EAU) Paoletti sottolinea: «Anche se le energie rinnovabili sono certamente una chiave di volta imprescindibile, il bel Paese per ora ha maggiori guadagni con lexport, soprattutto nei settori della meccanica (per un valore di 1.815 milioni di dollari nel 2014) e dei metalli preziosi (1.598 milioni di dollari). Nel 2014 il valore del commercio bilaterale tra l’Italia e gli EAU è stato pari a 7,9 miliardi di dollari. Le esportazioni hanno registrato un valore di 7,1 miliardi di dollari e sono quadruplicate rispetto al 2001. Al momento sono 33 le aziende italiane partecipate da capitali emiratini e circa la metà riguardano investimenti greenfield, ovvero avviati secondo le normative locali. E’ questa la modalità di investimento preferita dalle piccole medie imprese, soprattutto italiane: l’investimento greenfield consente all’azienda di modellare la struttura e l’attività in relazione alla cultura aziendale estera e alla specifica esigenza strategica della casa madre in relazione alla realtà del paese di insediamento».