Gli Inuit non hanno le parole per descrivere cambiamenti climatici e green economy

I ricercatori al lavoro con gli anziani Inuvialuit per rianimare una lingua morente

[18 ottobre 2017]

I Northwest Territories del Canada sono una delle regioni del mondo dove i cambiamenti climatici – già rapidissimi nell’intero Artico – sono più veloci. Qui, gli Inuit (quelli che chiamiamo impropriamente ed offensivamente esquimesi) si sono accorti che la primavera arriva settimane prima e che il permafrost sotto le loro case si scioglie e cede.  Mentre in gran parte del mondo parla di energia solare, energia eolica e di altre tecnologie energetiche sostenibili per rallentare il riscaldamento globali, anche in questi luoghi remoti le comunità di Inuvialuit cercano di fare lo stesso, ma nella loro antica lingua  non ci sono le parole per spiegare né il cambiamento climatico né la green economy.

Per questo Sheena Adams, coordinatrice dell’Inuvik regional Energy project dell’Arctic Energy alliance, sta collaborando con gli anziani di Inuvialuit per redigere un vocabolario  nella lingua Inuvialuktun con i nuovi termini per l’energia rinnovabile.

Ormai solo circa il 20% dei 3.100 inuvialuit rimasti parlano tra loro l’Inuvialuktun, la maggior parte parla inglese e quindi, come spiega allo Smithsonian Magazine la Adams  il progetto dell’Arctic Energy alliance ha due obiettivi: «attirare l’attenzione sulle opzioni dell’energia rinnovabile, nonché di aiutare a rivitalizzare una lingua in declino». La Adams, laureta in ambiente e sostenibilità alla Royal Roads University della British Columbia, sottolinea che «C’è una grande spinta per aiutare a ripristinare quel linguaggio perché, come molte lingue indigene del mondo, lo stiamo perdendo. Così ho pensato che questo sarebbe stato un buon modo per sostenere quel movimento promuovendo l’energia rinnovabile e la conservazione».

Adams lavora all Inuvik regional Energy dell’Arctic Energy Alliance  proprio a Inuvik, un paese con circa 3.300 abitanti, molti dei quali sono Inuvialuit e la primavera scorsa si è incontrata con 10 anziani di Inuvik e con 5 che vivono nei dintorni per avviare il progetto delle nuove parole da inserire nel vocabolario Inuvialuktun e ora dice: «Quando abbiamo iniziato, non sapevamo se potevamo creare tutte queste parole. A volte la modernizzazione non può avvenire». Ma gli Inuvialuit sono profondamente legati alla terra e quindi avevano già parole esistenti per descriverla, il che ha reso la loro lingua naturalmente adattabile alla modernizzazione. La Adams aggiunge: «Non sono sicura che sarebbe stato così facile se fosse parlato di cancro o qualcosa del genere».

Con un laboratorio linguistico durato diversi giorni, il singolare team è stato in grado di coniare 186 termini in tre dialetti Inuvialuit, compreso  annugihiut anugihiuttin  per “turbina eolica” e  siqiniqmin aullan  per “pannelli solari”.
Beverly Amos, dell’Inuvialuit cultural resource centre   di Inuvik, che lavora per preservare e rinnovare la lingua  Inuvialuktun e che ha aiutato Adams a sviluppare il progetto, sottolinea che «Il concetto di conservazione è sempre stato fondamentale per la mia cultura. Una volta, prima del contatto con gli europei o con altre razze, avevamo una  nostra forma di salvaguardia per qualsiasi cosa, inclusa l’energia. Questo iò significa che esistono parole riguardanti la vita sostenibile: devono essere solo aggiornate per adattarle alle moderne tecnologie. Basta solo tornare indietro e trovare il modo migliore per usarle per i giorni d’oggi e per questa epoca».

Nella maggior parte dei casi, i nuovi termini Inuvialuktun sono parole composte che combinano in modi nuovi termini esistenti, proprio come in italiano le parole “solare” ed “energia”  inglese “solare” sono state messe insieme per descrivere l’energia solare.  Per esempio, la parola per “vento” esisteva già in Inuvialuktun, così come la parola per “turbina”, anche se in realtà in Inuvialuktun si riferisce alle ali di una libellula, quindi la parola turbine eoliche è venuta da sola. Amos dice che «Le radici delle parole sono antiche».

La Adams ha poi collaborato con l’artista  Emma Segal  per fare delle illustrazioni che spiegano alcuni dei termini chiave e nei prossimi 6 mesi andrà in giro per le 6 comunità Inuvialuit partecipanti al progetto per condividere i termini e le illustrazioni che intende stampare su tazze, t-shirt e altri materiali da distribuire come regali alle scuole. Spera così di fare in modo che le nuove parole, penetrando nelle case portate dai bambini, aiutino le famiglie a riparlare nuvialuktun

Igor Krupnik, un etnologo artico dello Smithsonian national museum of natural history evidenzia che «La pressione per l’utilizzo dell’inglese ha in gran parte indebolito l’Inuvialuktun e altre lingue indigene in Alaska e Canada. Il valore nella creazione di queste nuove parole in Inuvialuktun sta nel consentire agli Inuvialuit di continuare a utilizzare la loro lingua per descrivere queste moderne tecnologie. Se qualcuno sviluppa una parola per la” turbina eolica “nella loro lingua, questo è buono, allora non hanno bisogno di usare una parola inglese».

Albert Elias, un 75enne  Inuvialuit  che è stato  coinvolto nel progetto, è ottimista perché pensa che aiuterà a rilanciare la sua lingua: «E’ una vera sfida quella di cercare di farla rivivere e di cercare di farla parlare e capire alla gente più giovane perché ci sono tante altre influenze, La gente della mia età parla ancora il nostro linguaggio in modo fluido, ma non ci sono più molti di noi».

Amos ritiene che, «Una volta diffusisi i termini potrebbero anche contribuire ad aumentare l’interesse per l’energia rinnovabile nella regione che dipende ancora prevalentemente dal petrolio e dal gas. Una volta che si inizia a parlarne, prima o poi qualcosa potrebbe accadere, eh?». Ma è rimasto sorpreso da quanto gli anziani del suo popolo sembravano apprendere sull’energia rinnovabile attraverso il laboratorio linguistico, ed è contento che siano così eccitati per essere stati coinvolti nel progetto.

La Adams aggiunge: «E’ interessante notare che quella che è piaciuta loro di più non  una parola che ho  chiesto loro di tradurre, ma sono riusciti a farlo e hanno deciso che era la loro preferita in assoluto. Questa parola è  taniktuun, che si traduce in “apprendimento collaborativo”. La loro definizione di taniktuun è: “Lavorare insieme, impariamo e diventiamo più intelligenti”.

Secondo Amos taniktuun riassume quanto è successo con il progetto dell’Arctic Energy Alliance, un team esterno che aiuta a rinvigorire una lingua a rischio estinzione: «”Sono contento per l’assistenza – conclude – A volte questo è l’unico modo per far passare il nostro messaggio attraverso l’utilizzo di organizzazioni non-Inuvialuit e ci aiutiamo a vicenda. Lo sai, è che stiamo lavorando insieme».