Il presidente Marsiglia: «La politica energetica nazionale va ridisegnata»

Dopo gli scandali anche FederPetroli scarica il governo: «Basilicata pozzo nero irreversibile»

«Lanciammo una “operazione trasparenza”, ma fummo bloccati. C’erano punti scottanti e scomodi per qualcuno»

[1 aprile 2016]

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È una denuncia a tutto campo quella partita oggi dalla sede di FederPetroli Italia, con il suo presidente Michele Marsiglia che esce allo scoperto su alcune punti definiti «non chiari» delle politiche energetiche nazionali di questi ultimi anni. La maxi-inchiesta della Procura di Potenza che ha portato alle dimissioni – nonostante non sia al momento sotto indagine – l’ormai ex ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, solleva ampi dubbi sulla trasparenza del settore petrolifero italiano, difeso a spada tratta dall’esecutivo a guida renziana in vista del prossimo referendum del 17 aprile. Al cuore dell’inchiesta c’è il territorio lucano, dove hanno sede sia il Centro oli di Viggiano, sia il progetto Tempa Rossa.

Per il primo, come ricorda l’Ansa, l’indagine (iniziata nel 2013) ipotizza “gravi reati ambientali causati dal management dell’Eni”, in particolare un illecito smaltimento di rifiuti collegati all’attività petrolifera e di sforamenti circa l’immissione di agenti inquinanti in atmosfera. Per quanto riguarda invece Tempa Rossa, l’inchiesta che ha finito per indurre il ministro Guidi alle dimissioni, ha messo nel mirino l’emendamento 2.9818 alla legge di Stabilità 2015, emendamento che – come riassume il Corriere della Sera «avrebbe avuto un obiettivo: da una parte creare un vantaggio alla Total, per velocizzare il “progetto Tempa Rossa”, dall’altra far entrare nella “bidder list” del colosso petrolifero Gianluca Gemelli, compagno del dimissionario ministro Federica Guidi, che così avrebbe ottenuto sub-appalti milionari».

Scenari che suggeriscono l’esistenza di una grave opacità nel settore petrolifero italiano, un muro di gomma a quanto pare difficile da sfondare anche dall’interno. «Quando con FederPetroli Italia qualche anno fa lanciammo l’iniziativa ‘Operazione Trasparenza’ – dichiara oggi il presidente della federazione Michele Marsiglia – per far capire ai cittadini, alle comunità locali, alle pubbliche amministrazioni ed alla politica il funzionamento dell’indotto petrolifero italiano fummo bloccati, denigrati e quant’altro fino a sospendere una nostra audizione in 10° commissione Attività produttive e 13° commissione Ambiente e territorio del Senato della Repubblica senza alcuna motivazione».

Secondo Marsiglia la motivazione «era chiara e semplice». Nel sommario degli argomenti dell’audizione sulle Politiche energetiche europee (Energy union) che FederPetroli Italia aveva inviato c’erano anche «i seguenti punti scottanti e scomodi per qualcuno: ruolo dell’azienda energetica nazionale Eni, conflitti di interessi sulle autorità autorizzate al rilasciato dei permessi e concessioni ed Operazione Trasparenza nell’indotto energetico italiano. Oggi capiamo il perché di tante cose. Chiediamo al Parlamento che intervenga in tale vicenda e che faccia chiarezza». Marsiglia si spinge così a chiedere di «invalidare» l’indagine conoscitiva Energy union poi inviata alla Commissione europea, perché «priva di importanti note e problematiche sull’energia e sulle strutture in Italia».

Oggi, gli strali di FederPetroli toccano l’Eni come la Total, le multinazionali che operano rispettivamente al Centro oli di Viggiano e nel progetto Tempa Rossa. «Non posso dimenticare – ricorda Marsiglia – tutte le aziende che in questi ultimi anni ho incontrato e che mi chiedevano attraverso FederPetroli Italia di entrare nell’affare Tempa Rossa, ma allontanavo le possibilità perché alcune cose non erano chiare, nonostante il buon nome della Total».

Durissimo anche il giudizio sul ruolo del Cane a sei zampe e il suo ruolo con le aziende dell’indotto italiano e non solo: «Hanno ridotto l’Eni una pattumiera, un gioiello di cui tutti in Italia, dovremmo essere fieri. Adesso basta. È il momento di mettere uno stop, chiaro e definito, accreditando aziende sane in tutti i sensi e rivedendo le politiche nelle procedure fornitori, investendo in settori strategici italiani, con uno sviluppo sostenibile, meno inquinamento e risorsa umana italiana. La Politica energetica nazionale va ridisegnata e delineato anche il ruolo dell’azienda energetica di Stato, che non è l’Eni di ‘qualcuno’ ma è l’Eni di tutti. Quando dichiarammo che la Basilicata era un pozzo nero irreversibile, forse avevamo un po’ di ragione».

L. A.